
Zelensky, in un’intervista dei giorni scorsi alla BBC, ha dichiarato che i progressi sul campo sono «più lenti del previsto».
Le dichiarazioni del presidente ucraino hanno messo in moto la Polonia, che sembra intenzionata a mettere i propri soldati sul campo di battaglia.
Già alcune settimane fa l’ex segretario generale della Nato, Anders Rasmussen, aveva affermato che la Polonia e i Paesi baltici avrebbero schierato truppe sul campo a fianco di Kiev in autonomia se gli Stati Uniti non avessero fornito tangibili garanzie di sicurezza all’Ucraina, subito dopo il vertice Nato di Vilnius, che si terrà agli inizi di luglio.
«Se la Nato non riesce a concordare un chiaro percorso per l’Ucraina – aveva detto Rasmussen -, c’è una chiara possibilità che alcuni paesi possano agire individualmente. Sappiamo che la Polonia è molto impegnata nel fornire assistenza concreta all’Ucraina. E non escluderei la possibilità che si impegni ancora di più in questo contesto su base nazionale e sia seguita dagli Stati baltici, magari includendo la possibilità di truppe sul terreno».
Siamo di fronte al coinvolgimento di tutti i membri della Nato in una guerra con la Russia?
La risposta è no, salvo che i singoli Paesi non decidano di farlo.
Vediamo anzitutto i famosi articoli 4 e 5 del Trattato del Nord Atlantico, firmato a Washington DC il 4 aprile 1949.
Articolo 4: Le Parti si consulteranno ogniqualvolta, a giudizio di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle Parti sia minacciata.
Articolo 5: Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o in Nord America sarà considerato un attacco contro tutte loro e di conseguenza convengono che, qualora si verifichi tale attacco armato, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettivo riconosciuto dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, assisterà la Parte o le Parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre Parti, le azioni che riterrà necessarie, compreso l’uso di forze armate, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area del Nord Atlantico. Qualsiasi attacco armato di questo tipo e tutte le misure prese in conseguenza di esso devono essere immediatamente riferite al Consiglio di Sicurezza. Tali misure cesseranno quando il Consiglio di Sicurezza avrà adottato le misure necessarie per ripristinare e mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.
Cominciamo con il dire che la Nato, costituita con l’intento di contenere la Russia, tenere sotto scacco la Germania e far in modo che gli Usa rimanessero in Europa, è un trattato difensivo e non offensivo.
Anche se in questi decenni la Nato si è peritata di fare di tutto e di più, anche senza il consenso dell’Onu, e ora si sta sempre più trasformando in un’alleanza strategica mondiale, non più solo ristretta agli interessi europei e nord americani, continua ad essere regolata da una logica difensiva.
L’Ucraina non è un membro della Nato e, conseguentemente, l’aggressione russa non interessa direttamente i Paesi dell’Alleanza.
L’intervento della Polonia con propri mezzi e uomini nella guerra ucraina si configurerebbe non come la difesa di un membro Nato che subisce “un attacco armato”, tale che possa essere “considerato un attacco contro tutte” le parti dell’Alleanza, ma come un’aggressione della Polonia alla Russia, sia pure con l’intento di aiutare l’Ucraina.
Il Trattato non contempla il fatto che l’aggressione da parte di una delle parti firmatarie ad un qualsiasi Paese terzo richieda un’azione collettiva dei firmatari del Trattato stesso.
Se la Polonia vuole andare in guerra con la Russia ci vada da sola.
La Polonia non è aggredita da nessuno e se vuole aggredire si accomodi.
Inoltre, il Trattato, come si evince dall’articolo 5, anche in caso di aggressione di un Paese terzo ad un membro dell’Alleanza, comporta che ogni Stato firmatario, da solo o in concerto con gli altri, attivi le “azioni che riterrà necessarie, compreso l’uso della forza armata”.
Dire che ogni Paese attiverà le azioni che riterrà necessarie, compreso l’uso della forza armata, non significa, necessariamente, attivare l’uso della forza armata.
Ovviamente questo in caso di un’aggressione di un Paese terzo ad una della parti del Trattato.
Nella fattispecie, nessun membro dell’Alleanza è aggredito. La Polonia se intervenisse sarebbe un aggressore. Non scatta, pertanto, alcun articolo 5, in base al quale, peraltro, le parti, anche in caso una di loro fosse aggredita, non necessariamente manderebbero i loro uomini sul terreno.
L’Italia, che già invia aiuti all’Ucraina, in un contesto del genere, non avrebbe alcuna ragione per seguire la Polonia e chi la vorrà seguire in un’avventura che rischia di far esplodere l’intera Europa, di affossare l’Unione Europea e di innescare un caos mondiale.
Sarà opportuno, per dirla in modo colloquiale, che i polacchi si diano una calmata e non pensino di essere la punta di lancia di alcunché.
Di punte di lancia non ne abbiamo bisogno, ma di teste che ragionano e cercano soluzioni di pace sì.





