Home Opinioni L’UNIONE EUROPEA DI URSULA È LA REALIZZAZIONE DEL MANIFESTO LENINISTA DI VENTOTENE

L’UNIONE EUROPEA DI URSULA È LA REALIZZAZIONE DEL MANIFESTO LENINISTA DI VENTOTENE

0

Va costatato che c’è una piena sintonia tra lo stile di gestione della commissione Ue della baronessa Ursula Von der Leyen- e del suo fido scudiero e consulente Mario Draghi – e la filosofia dello storico Manifesto di Ventotene,nel passato tanto contrastato proprio dal PCI.

Marco Rizzo, che quella storia conosce bene nel dettaglio, ha mille ragioni ad accusare l’impostazione della Commissione Ue di procedere con lo stampino sovietico della pianificazione burocratica, che ne rimarca, quasi in automatico, quello di stampo leninista e che sembra copiato integralmente dal Manifesto di Ventotene del 1941.

Questo è il vero contesto politico.

La realtà è che il presidente Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha preso a pretesto il Manifesto di Ventotene – che in pochissimi hanno letto – per polemizzare non con la sinistra Pd e con i sui cespugli derivati ma, più verosimilmente, con la baronessa Ursula von der Leyen e con i suoi “ottimati” consulenti finanziari, specializzati in una pianificazione caratterizzata dall’abilità costante di mettere le mani in tasca sempre al prossimo prendendo a pretesto ogni tipo di emergenza, facendone seguire, in automatico, la teoria del “fate presto“ – già sperimentato con i vaccini -nel processo della volontà di socializzare il debito pubblico .

Censura e delegittimazione di eventuali candidati che si mettono di traverso diventano la conseguenza naturale di ogni pretesto di sconsiderata protervia.

Nello stesso solco viene seminato il seme di una cultura di guerra da diffondere preventivamente per giustificare ogni pretesto di fatua pianificazione in emergenza.

Se una persona oggi legge il Manifesto di Ventotene, a seguire una domanda se la deve pur porre: perché i socialisti democratici hanno fatto la scelta storica della svolta della Bad Godesberg, che aveva l’obbiettivo strategico di riconoscere la legge di mercato e di stabilire norme anche istituzionali che consentivano la cogestione nell’industria del pubblico e in quella del privato e hanno rinunciato alle teorie strampalate contenute in quel manifesto puramente ideologico?

La risposta sta nella storico conflitto tra comunisti e socialdemocratici sul campo dello sviluppo economico in Europa.

Uno sviluppo coniugato alla democrazia ha consentito una libera dialettica della contrattazione dentro le fabbriche e la costruzione, su queste fondamenta democratiche, di forme di partecipazione, espressione diretta dei lavoratori come condizioni solide per le basi di un welfare moderno.

Un percorso che e andato consolidandosi fino all’entrata in vigore nella Ue degli accordi di Maastricht.

Accordi che hanno stravolto lo spirito iniziale dell’Europa e imposto un percorso che imponeva una direzione prevalentemente dirigistica a centralità burocratica.

Gli effetti di questa scelta si evidenziano con tutta la carica di negatività che lascia il ruolo di governo ad una burocrazia senza anima politica a tutto vantaggio “di ottimati“ cooptati, usi ad imporre norme dirigistiche utili esclusivamente al mondo di una finanza e a lobby fuori dal tempo .

Oggi il simbolo più evidente e rappresentato sostanzialmente da quella scelta del “green deal“ che ha drenato risorse e ha portato a distruggere un comparto produttivo come il settore automotive e a minare le fondamenta di una solida economia.

Se vogliamo essere politicamente onesti, ciò che ha caratterizzato la gestione della commissione Ue con la baronessa Ursula Von der Leyen, oltre alla surreale gestione dei vaccini del periodo Covid19, è stata la scelta voluta di una delocalizzazione produttiva verso la Cina di Xi Jinping che ha annullato lo schema consolidato della partecipazione dei lavoratori fatto con la scelta della Bad Godesberg.

Nei fatti la baronessa Ursula ha rivalutato nella sua pratica il contenuto del Manifesto di Ventotene, il quale dice proprio l’opposto della Bad Godesberg, in quanto indica una logica sostanzialmente radicalmente di pianificazione sovietica.

Ursula Von der Leyen recupera, con le sue decisioni, quello che era nel 1941 la stella polare politica: quella della pedagogia e della propaganda, sopravvissuta evidentemente sotto le ceneri fino ad oggi.

Tutto questo ne risulta di fatto un segno di impotenza nella elaborazione di quel segmento di speranza che opera per portare fattivamente un segnale concreto di consensuale elaborazione di una pace duratura tanto nel cuore d’Europa come in quella nel mediterraneo e nel medioriente dove servono atti concreti di un rifiuta di una politica di stampo neo coloniale.

L’Europa della pianificazione burocratica segnala una sfilza di ritardi ,su questioni strategiche come : le materie prime strategiche ,l’energia ,le tecnologie ,la IA, la strategia di deterrenza, lo sviluppo economico equilibrato nord – sud, ritardi che non sono possibili recuperare con logiche di pura e semplice autarchia europea della politica delle armi ,che sostituiscono il completo fallimento del green deal, pagato ogni giorno a caro prezzo su tutte le bollette di luce gas.

Ma forse la più importante riguarda il processo democratico legato ad una costituzione che consenta di votare e selezionare con il voto la leadership.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui