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IL MANIFESTO DI VENTOTENE NON E’ LA BIBBIA, FERMO RESTANDO IL RISPETTO DOVUTO

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di Giuseppe Augieri
 
Se non altro, tutta questa polemica ha funzionato da stimolo a leggere il Manifesto di Ventotene. l numero di coloro che lo hanno letto è aumentato. Bene, ma fino ad un certo punto. Dal leggere al capire, purtroppo però, il passo non è breve e non c’è stimolo che basti. Non mi sembra che tutti l’abbiano fatto.
Ritengo poco utile continuare nel dibattito che si è innescato se non per riaffermare con forza un mio punto. Si tratta di un testo, quello di Ventotene, con forti contenuto ideali e culturali propri della sinistra: se lo legge una persona non di sinistra non capisco perchè debba obbligatoriamente condividerlo. Sarò in disaccordo con il suo parere, ma intendo rispettarlo: perché a chiunque, di sinistra o di destra, può essere vietato criticarlo. Non è un testo sacro, ma uno scritto politico. Ma se anche fosse una forma di bibbia rivendico il diritto, pieno, inalienabile, di libertà e di democrazia di poter esprimere, io o chiunque altro, tutti i dissensi che ritengo giusto esprimere. Ed, a mia volta, accettare di essere criticato.
La sacralità “obbligata” per tutti dei documenti – soprattutto quelli fondati e fondanti una cultura sociopolitica – per me è roba da dittature. La reazione alla loro non accettazione, quando supera il segno, per me è un atteggiamento che deve farci riflettere e preoccupare. Lo ripeto: Meloni non è di sinistra e non ha alcun obbligo di condividere quello scritto. Ma, se fosse di sinistra, questo “non obbligo” non cambierebbe di una virgola. Per me quello che si sta dicendo su Meloni è intollerabile in una società democratica. L’accusa di apologia di fascismo è qualcosa che sa di mistificazione culturale ed ideologica. L’accusa ad aver offeso le radici stessa della democrazia e della Repubblica Italiana è un falso storico. Se poi si aggiungono le “precisazioni” che andrebbero fatte alla “sinistra” sull’ atteggiamento tenuto fino agli anni ’90 nei confronti del federalismo, alcune di esse sintetizzate ultimamente da Cacciari, la sensazione che io ne ricavo è davvero molto brutta. Non accetto l’idea che si possa fare così l’opposizione. Questa non è dialettica, per quanto aspra possa essere: è guerra. Inconcepibile in un regime democratico. Per me inaccettabile.
Tutto questo riguarda “la forma”. Sulla sostanza, se mai fosse possibile discutere serenamente i punti di vista, si potrebbe forse costruire un contributo in più sugli indirizzi da chiedere, a gran voce, alla “nuova Europa”. Perché alcune analisi fatte nel manifesto risultano datate e da aggiornare anche sul piano culturale; ma soprattutto gli indirizzi in questi giorni in discussione in Europa e per l’Europa divergono del tutto da quel documento. Che resta ideologicamente un pilastro ma corre il rischio di assomigliare sempre più a “Il capitale” di Marx: culturalmente un riferimento, strutturalmente qualcosa che non ha colto nel segno delle cose reali. Un simulacro, un totem. Un tabù che ha contribuito alla diaspora della sinistra. E non è giusto che sia così.
So che perderò qualche amico: mi dispiace, ma su alcuni principi è giusto, e comunque intendo farlo, essere chiaro fino in fondo.
 
 
 

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  • Redazione

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