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IL MANIFESTO DI VENTOTENE, VA RISPETTATO MA NON E’ LA BIBBIA DELLA DEMOCRAZIA

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di Vito Schepisi

E’ oramai evidente che per l’opposizione parlamentare valga ogni argomento su cui si possa levare la polemica per impedire di mettere a fuoco le vere questioni.
C’è, però, un motivo per tanta sterile distrazione di massa!
Luca Ricolfi, in modo palesemente schietto, sostiene che accada che: “non essendovi nulla su cui le varie anime della piazza siano d’accordo si cerchi di trovare qualcosa che le unisca. Però mi preoccupa enormemente, e mi sconcerta, che nessuno dei tanti intellettuali, scrittori, giornalisti italiani che hanno esaltato il Manifesto di Ventotene (e nemmeno Corrado Augias che ne ha scritto l’introduzione), si siano accorti del suo contenuto anti-democratico”.
Assieme a Ricolfi, sono stati tantissimi gli osservatori politici, non obnubilati da ipocrisia ideologica, che pensano che la confusione di questa raffazzonata sinistra (oramai infarcita, oltre che di vetero comunisti, anche di neo nazifascisti) usi un rumore di fondo continuo, con tanto di parole d’ordine e di luoghi comuni, per dar senso alla loro presenza.
S’avverte, infatti, in Italia l’assenza d’una sinistra riformista, pluralista e democratica con cui, attraverso l’alternanza ed il confronto, si possa intraprendere un percorso democratico.
La sinistra è in crisi. Non le mancano gli uomini ed i partiti che la vorrebbero rappresentare, ma sono assenti i fini e le strategie.
S’aggrappano a visione di 93 anni fa perché non hanno niente di più attuale e valido a cui aggrapparsi.
Le diverse famiglie della sinistra italiana sono come i variopinti fuochi d’artificio che provocano lampi e rumori e niente più.
Stride quel modo di reiterare le sequele delle dichiarazioni roboanti, come stride quella ossessione antifascista, senza che, per vera volontà democratica, si unisca il riferimento al rifiuto ed alla condanna d’ogni deriva violenta autoritaria e totalitaria.
Non appare la consapevolezza dell’equiparazione tra autoritarismo fascista e totalitarismo comunista, come ha stabilito a larga maggioranza il Parlamento Europeo (risoluzione 19 settembre 2019 sulla “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2019-0021_IT.html.
L’antifascismo diventa ambiguo se non comprende anche la negazione d’ogni violenza politica e d’ogni regime (presente, passato e futuro) legato ad ideologie liberticide, autoritarie e totalitarie.
Ed il Manifesto di Ventotene del 1942 non comprende l’indifferenziazione dei regimi violenti. Non comprende l’orrore d’un analogo sistema totalitario … anzi, in alcuni passi, sembra persino auspicarlo.
Un Manifesto quello di Ventotene che andrebbe letto tenendo conto della condizione dei redigenti e della tensione dei tempi in cui è stato redatto.
In ottica attuale, invece, potrebbe persino apparire come un preambolo per la formazione d’un regime illiberale ed ideologicamente ispirato al marxismo.
Sempre Luca Ricolfi la definisce come una “spaventosa distopia anti-democratica”.
Una visione lungimirante, invece, con cui sarebbe ambizioso confrontarsi ad ampio raggio, non potrebbe che essere incardinata su idee che siano davvero nuove e che siano utili ad una nuova visione delle convergenze e delle diversità dell’Europa.
Non sarebbe né di destra e né di sinistra, e non lascerebbe spazio ai populismi ed ai mestieranti della politica, una Europa federata e costruita sui principi della democrazia liberale, sul rispetto delle tradizioni, sui valori che accomunano i popoli e sulla progressività rivoluzionaria che guardi alla crescita, alla soddisfazione dei bisogni, alla ricerca, alla lotta alla criminalità, alla sicurezza, alla garanzia del necessario ed alla difesa del territorio.

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  • Redazione

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