
L’attuale narrazione dei guerrafondai europei, con in testa Ursula Von der Leyen, seguita dalla Alta rappresentante UE per la politica estera Kaja Kallas e da una schiera di nani politici, è che bisogna armarci per combattere contro l’imminente invasione russa che metterebbe in discussione le democrazie europee. Dobbiamo armarci per difendere la democrazia contro l’autocrazia (meglio: la dittatura) russa. Anche la Nato, che starebbe per essere abbandonata dagli USA di Donald Trump, deve combattere per la democrazia contro l’autocrazia.
In buona sostanza, Unione Europea, NATO e Volonterosi ingaggiati da Starmer, devono prepararsi a combattere la Russia in nome della democrazia.
Macron mette a disposizione le sue atomiche.
Donald Trump che, stravolgendo le logiche trentennali dei guerrafondai neocon americani, tratta con Vladimir Putin per un nuovo equilibrio, o è un ingenuo che sarà gabbato dallo zar o addirittura è un traditore.
I media servili hanno già la loro storia da offrire ai credenti. Amen.
L’Europa prende in mano la bandiera della democrazia deposta dagli USA. Ovviamente i sinistri radical chic e gli intellò organizzano piazzate avvolgendosi nella bandiera della democratica Unione Europea: nuova coperta di Linus per confusi e scioccati.
L’idea di costruire delle forme di cooperazione europea dopo la seconda guerra mondiale fu presa per evitare che gli Stati europei, abituati a darsele di santa ragione da secoli, si esercitassero di nuovo in scontri cruenti. Dopo la guerra dei cento anni, quella dei trenta anni, quelle napoleoniche, due guerre mondiali (solo per citarne alcune) mettere in campo istituzioni unitarie non rispondeva alle ideologiche esternazioni del Manifesto di Ventotene, ma ad una pragmatica esigenza di moderare i conflitti stemperandoli in istituzioni comunitarie.
Per chi volesse approfondire il Manifesto di Ventotene il link è:
https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Per_unEuropa_libera_e_unita_Ventotene6.763_KB.pdf
Il risultato è che la Germania, non appena raggiunta l’unificazione, ha messo in campo l’Europa di Maastricht, ossia il IV Reich in chiave economica travestito da Unione Europea. Chi ne ha fatto le spese come la Grecia, con i suoi bimbi morti per carenza di assistenza sanitaria, ringrazia.
Qui i giornalini tacciono.
Ora la Germania, con un colpo di Stato che grida vendetta alla democrazia, ha cambiato le sue regole costituzionali e ha messo in bilancio 500 miliardi per riarmarsi. Una Germania riarmata è un pericolo in fieri. Le volontà egemoniche dei tedeschi hanno prodotto le guerre del passato e non è da escludere che preparino quella del futuro. Forse aveva ragione chi voleva la Germania come Paese agricolo. Ma che importa, la Germania si riarma per combattere per la democrazia. Non a caso è tedesca la porta bandiera del riarmo europeo, alias Ursula.
Veniamo alla NATO. Il suo primo segretario generale disse che l’Alleanza Atlantica era nata per contenere la Russia (allora URSS), tenere in Europa gli Usa e tenere sotto la Germania.
L’interpretazione dei neocon è stata quella di accerchiare la Russia per ridurla ai minimi termini, non di contenerla secondo la dottrina Kennan. La guerra in Ucraina è il risultato tragico di questa logica di Clinton, Obama, Nuland, Biden, Soros.
Per evitare l’egemonia della Germania, ormai evidente con la gestione Merkel, i neocon hanno forzato la mano con la Russia, tagliando le risorse (gas a basso costo russo) a Berlino. Il risultato si vede, con la Germania in crisi economica e produttiva. Non solo. I neocon hanno spinto la NATO fino al limite dello scontro con Mosca, sempre in nome della democrazia, dipingendo la povera Ucraina, trascinata nel conflitto per procura, come il baluardo della democrazia, crollato il quale l’Europa intera sarebbe stata in pericolo.
Il bandierone della democrazia ha coperto tutte le manovre e tutte le contraddizioni.
Tuttavia la realtà si vendica e non ammette che la menzogna prevalga sulla verità.
Avviene che il bandierone della democrazia, sbandierato dall’Unione Europea, dalla NATO e dai piazzisti nostrani, non possa coprire il fatto che in un Paese europeo e NATO, la Romania, si faccia strame della democrazia escludendo dalle elezioni il candidato dato per vincente perché accusato di non essere in linea con le idee del Grande Fratello di Bruxelles e con quelle dei neocon e delle loro roccaforti ideologiche europee.
Avviene che in Turchia, Paese Nato, un dittatore (evidentemente democratico) metta in galera il sindaco di Istambul in quanto suo oppositore e
probabile vincitore delle elezioni.
In nome della democrazia la Nato ingoia la dittatura di Erdogan.
Erdogan accusa Ekrem Imamoglu sindaco di Istambul di essere colluso con il PKK e con il movimento di Fetullah Gulen. Il Pkk è il movimento che dà filo da torcere a Erdogan in Siria, dove una parte del Paese è nelle mani dei Curdi. Il movimento Hizmet, di Fetullah Gulen, contende a Erdogan la leadership in campo religioso, visto che il Sultano di Ankara vorrebbe essere il punto di riferimento sei sunniti.
Il metodo è sempre quello e ben poco ha a che fare con la democrazia. E’ il metodo dei neocon Usa dell’uso politico della magistratura (Mani Pulite ne è un esempio). E’ il metodo di Hllary Clinton che si è inventata, con l’aiuto degli inglesi, il Russiagate ai danni di Donald Trump. E’ il metodo di chi (probabilmente già identificato e non perdonato) ha armato il fucile che ha tentato di eliminare Donald Trump dalla corsa alla Casa Bianca.
Questa è la democrazia dell’Unione Europea e della Nato?
Domanda retorica. A Bruxella predicano la democrazia, ma amano le dittature, prova ne sia che già l’Unione Europea ha stretto la mano al tagliagole Al Jiulani. Altro che etica. Ipocrisia.





