
Quanto credono tutti, per sempre, dovunque, ha molte probabilità di essere falso.
Paul Valery
Il 47° anniversario di via Fani è segnato da un silenzio e da un fracasso. Il silenzio è del Quirinale: per due anni consecutivi non ha speso una sillaba per via Fani. Mi piace pensare che ciò accada dopo l’uscita del mio libro a marzo 2023, “Raffiche di Bugie a Via Fani”: in quelle pagine, fra tante falsità dello Stato – non della CIA o del KGB – dello Stato italiano, due prove nascoste svettano fra tanti falsi: 4 costole rotte ad Aldo Moro ed esplosivo ad alto potenziale a via Fani. Ambedue queste prove occultate da magistrati della procura romana a 8 corti d’assise, 4 commissioni parlamentari e alle parti lese. Esperto di diritto e di vita, il presidente Sergio Mattarella ha compreso che una sillaba sua dall’alto del Colle potrebbe dare copertura a criminali finora impuniti. Ha quindi taciuto.
Il fracasso arrivò da destra e sinistra. Subito dopo l’uscita del libro, nel 2023 si mosse Report di Rai3 e altre testate, accusando esplicitamente Henry Kissinger di quanto avvenuto a via Fani il 16 marzo 1978. Da ultimo al coro s’è unito Il Tempo di Tommaso Cerno con un servizio e un titolo a tutta pagina «MORO L’ULTIMA VERITÀ, Nei documenti Usa Desecretati il Diktat di Kissinger all’Italia» Una indegna bufala, come dimostreremo nelle prossime puntate.
Lo scopo di questi articoli sul Nuovo Giornale nazionale è dimostrare, l’estraneità degli USA a via Fani. Nel prossimo libro dimostro pure l’interesse diretto dell’Unione sovietica nascosta dietro i BR. Tali dimostrazioni le fornisco con fatti e documenti inconfutabili. L’analisi non deve soffrire di partigianeria politica.
Osserviamo il mutevole scenario statunitense, europeo e sovietico dagli anni ’60 a oggi. Gli Stati Uniti, l’Europa e l’Unione sovietica del 1978, cioè quelli dei giorni di Aldo Moro, non possono assimilarsi alle correlate ma differenti entità odierne, agli USA di Trump e alla Russia di Putin, all’Europa della Ursula. Dobbiamo quindi guardare tali realtà coi colori del loro tempo.
Negli anni ’70 i rapporti di forza dentro la struttura sovietica e fra questa e l’Occidente ruotarono intorno al concetto marx leninista della “lotta di classe motore della storia”. Stalin aggiunse: «La vittoria del socialismo non significa ancora la liquidazione della lotta di classe. Al contrario, essa acuisce questa lotta». A questo conseguì la preparazione dell’Urss all’«inevitabile scontro con l’Occidente» dall’indomani della Rivoluzione di Ottobre 1917, con tutti i mezzi possibili – dalla propaganda alle armi nucleari – omologando la violenza per la soluzione dei problemi politici.
“La politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi” disse Lenin. In altri termini nessuna soluzione di continuità fra politica e guerra. L’Armata Rossa si preparava a invadere l’Europa mentre la Pravda predicava la “distensione”, in un perfetto modello di duplicità leninista, fedele alla dottrina militare sovietica, formulata da Mikhail Frunze subito dopo la Rivoluzioned’Ottobre.
Il baricentro dell’Occidente, a differenza di oggi, era unico, a Washington; era mercantile, vocato al dominio economico ma sufficientemente equilibrato nella partizione e nella separazione delle risorse e dei poteri.
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Anno |
Trimestre |
PILx109$) |
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1950 |
I |
280.828 |
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IV |
319.945 |
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1951 |
I |
336.000 |
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IV |
356.178 |
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1952 |
I |
359.820 |
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IV |
380.812 |
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1953 |
I |
387.980 |
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IV |
385.970 |
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1954 |
I |
385.345 |
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IV |
399.734 |
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1955 |
I |
413.073 |
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IV |
437.092 |
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Fig. 1 Variazione del PIL (1950-1955) |
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Henry Kissinger comprese in pieno quale fosse il pericolo e come fronteggiarlo, a dispetto di quanti lo dipinsero campione dello SL-Stato Latomico (Deep State) e del NWO- New World Order (Nuovo Ordine Mondiale).
Kissinger lavorò come consigliere per la Sicurezza Nazionale dal 1969 al 1975. Poi fu Segretario di Stato con Richard Nixon. Quando questi si dimise nel 1974, proseguì con la presidenza di Gerald Ford fino a gennaio 1977 quando fu eletto Jimmy Carter. Primo dato di fatto, il 16 marzo 1978, Henry Kissinger era fuori dal “giro alto” da 14 mesi. Secondo dato di fatto non fu il padre dello SL. Esso sobbolliva da ben prima dell’ingresso di Kissinger al Dipartimento di Stato. Dwight D. Eisenhower nel lontano 1961 ammonì gli Stati Uniti, lasciando la Casa Bianca: «Nelle azioni di governo dobbiamo guardarci dalle pericolose influenze, tanto palesi quanto occulte, esercitate dal complesso militare-industriale.»
Eisenhower non fu una mammola né cinico politicante bensì integerrimo soldato, con idee chiare sugli adulteri fra industrie belliche e potere politico, mentre la Guerra Fredda si scaldava. L’Alleanza atlantica, nata nel 1949, necessitò di soldi e armi. Il sistema militare-industriale esultò e utilizzò metodi non ortodossi (SL, in primis) per influenzare le decisioni degli Alleati-clienti.
È anche ingenuo credere che lo SL abbia raggiunto la potenza corrente grazie ai vaccini. Porzioni importanti della comunità scientifica hanno reagito con ostilità alle parole di Robert F. Kennedy Jr., secondo il quale i vaccini causano l’autismo. Resta tuttavia certo un fatto: il Vaccine Injury Compensation Act (VICA), la manleva per le industrie farmaceutiche, è del 1986, è di Ronald Reagan.
La guerra di Corea (1950-1953) costò 300miliardi di dollari, 36.516 soldati morti, con 92.134 feriti, 8.176 dispersi e 7.245 prigionieri di guerra. La classe dirigente statunitense scoprì che, nonostante la catastrofe coreana, il PIL era schizzato in alto. In altre parole “la guerra è la prosecuzione del business con altri mezzi” (Fig.1). da qui la contrapposizione fra i due blocchi.
Il passaggio leninista, senza soluzione di continuità, dalla politica alla guerra è ignorato dagli storici italiani alla Alessandro Barbero, sebbene sia urticante nella relazione della Commissione Guzzanti. Ignorare l’influenza di Lenin significa attribuire solo agli USA il bellicismo. Questo consente di velare che la vocazione alla guerra del Patto di Varsavia che pose Aldo Moro nel mirino dei servizi sovietici, ai quali fu venduto dagli “amici” italiani, imbecilli prima che criminali.
Questo è il quadro generale nel 1978, nel quale deve inserirsi via Fani, a prescindere dalla propria fede politica. Esaminiamo ora le prove documentali, peraltro ben note ai vocianti contro la CIA. Occorre capire se davvero gli Stati Uniti del 1978 – non quelli di Bush, Clinton, Obama, Biden, Trump – quelli del 1978 fossero ostili ad Aldo Moro, come oggi dicono.
Il presidente Jimmy Carter, recentemente scomparso a 100 anni, nessuno lo ha commemorato in Italia per le politiche pienamente e mutuamente condivise con Aldo Moro: in particolare la politica nel Mediterraneo e quella sui diritti umani.
L’autore sgombera subito il campo da equivoci, evidenziando una propria convinzione, la medesima del professore Carlo Curti Gialdino[1], persona degna della massima fiducia, allievo e amico personale di Aldo Moro, il quale si confidò con lui in questi precisi termini, per il suo ultimo incontro con Kissinger: «Aldo Moro percepì come minaccia, diretta e personale quanto gli disse Henry Kissinger nel corso del loro ultimo incontro.»
Henry Kissinger minacciò Aldo Moro; ovvero le sue parole furono percepite come minaccia da Aldo Moro che non parlava e non capiva l’inglese, pronunciate da Henry Kissinger che non parlava e capiva a mala pena l’italiano, ma lontano anni luce dalla sensibilità del professore leccese. Questa è la cornice nella quale partì la minaccia e fu giustamente intesa come tale. Ora altri fatti.
Quanti vogliano, come il filo sovietico Giulietto Chiesa, presumere Kissinger così influente sul Dipartimento di Stato – nel quale non c’era più da oltre 14 mesi – contro Aldo Moro, fino a determinarne la morte, sono smentiti da un documento, non da una deduzione o da un’altra supposizione, da un documento del Dipartimento di Stato. I vaniloqui di Giulietto Chiesa e di Tommaso Cerno, direttore de Il Tempo, sono possibili grazie alla libertà di espressione. Ma non sono sorretti da documenti. Anzi, nel caso di Cerno, il documento è farlocco, come si vedrà.
A questo punto, pertanto abbiamo la testimonianza degna di fede di Carlo Curi Gialdino ma esiste pure un documento del Dipartimento di Stato del presidente Jimmy Carter, il quale incalza Francesco Cossiga a trattare coi BR, per salvare la vita ad Aldo Moro. Il documento conferma un fatto conclusivo: Carter e Moro viaggiavano sullo stesso treno politico.
Il punto è estremamente scabroso perché Cossiga non riferì al Parlamento la sollecitazione del Dipartimento di Stato. Non riferì e rimase tuttavia “intransigente”. Perché? Nessuno finora si interroga. È un interrogativo dal quale consegue una deduzione che conclude la mia seconda inchiesta su via Fani. Ed è una questione estremamente inquietante: Cossiga forse sapeva dov’era Aldo Moro ma non poteva intervenire perché sotto ricatto. Ripeto, è solo una tesi da dimostrare, sulla quale però convergono una
quantità di indizi che esamino nel mio libro.

La domanda sull’intransigenza di Cossiga non se la pone neppure Maurizio Caprara, l’autore dell’articolo (Fig.2) del 18 gen. 2024 sul Corriere della Sera. Il clamore della notizia fu effimero, il fatto presto dimenticato. D’accordo, ma perché Cossiga tacque? Silenzio di tomba. Nessuno chiede. “I venerati maestri del caso Moro”, gli “esperti” alla Gerolamo Grassi, che danno per certa la responsabilità del “patto di Yalta”, tutti costoro ignorano la notizia, quantunque piangano sul complotto statunitense.
Lo stesso Caprara, dopo aver svelato l’esortazione del Dipartimento di Stato a Cossiga affinché trattasse per salvare Aldo Moro, si smentisce sostenendo: «Non bastano tre fogli a cambiare il senso della storia. Alla prova dei fatti Washington è stata sostenitrice, e non marginale, della «linea della fermezza», che portò la Repubblica italiana a non trattare sulla liberazione dell’ostaggio.»
Non bastano 3 fogli? Allora Caprara ha altri documenti? Con una PEC fu chiesto a Caprara: «Quali fatti accollerebbero agli Stati Uniti la “linea della fermezza”?» Fatti, non congetture, fatti. Caprara non rispose. Se i fatti fossero le farneticazioni di tale Steve Pieczenik, si rammenti che, gabellato come agente CIA, non ne fece mai parte. Neppure vi sono prove che fosse in Italia nel 1978, se non l’onorata parola sua e di Cossiga; davvero poco.
Il documento svelato da Caprara – come accade alle vere verità sul caso Moro – riaffiora dopo 46 anni dall’archivio personale di Cossiga, uomo dello Stato omertoso. Dopo 46 anni, lo si definisce “scoop”. Ribadiamo: «Che cosa costrinse Cossiga all’intransigenza, sebbene il Dipartimento di Stato desse ‘luce verde’ alla trattativa?» (1-continua)
[1] Intervista al prof. Carlo Curti Gialdino. L’ultimo incontro tra Aldo Moro e Henry Kissinger avvenne il 25 settembre 1974 a Washington D.C., durante una visita ufficiale negli Stati Uniti, da Mini-stro degli Esteri. Kissinger espresse forte disappunto riguardo circa l’inclusione del PCI nel governo. Kissinger avvertì Moro: “O lei smette di fare queste cose o la pagherà cara”





