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UNICREDIT, UNA ACQUISIZIONE GEOECONOMICA

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di Marco Pugliese

UniCredit si sta prendendo Commerzbank, e non è solo una questione di finanza, ma di strategia geopolitica pura. Quando una banca italiana mette le mani su una tedesca, non è un affare come gli altri: è un cambio di equilibri nei futuri assetti dell’UE. La Germania ha sempre difeso i suoi istituti di credito con i denti, perché sa che le banche sono armi economiche, strumenti di potere. Se oggi la BCE apre la porta all’operazione, significa che qualcosa sta cambiando.

La tecnica è quella classica delle grandi acquisizioni: non si avanza con la fanfara, ma a piccoli passi, senza mai superare la soglia critica del 30% che obbligherebbe a un’Opa. UniCredit aveva già il 9,5% di Commerzbank, con il via libera della BCE trasformerà in azioni un altro 18,6%, arrivando al 29,9%. Basta e avanza per contare nei consigli di amministrazione, per avere voce sulle strategie, per dirigere il gioco senza bisogno di una conquista ufficiale. Un copione già visto con BNP su BNL, con Intesa su UBI: quando si ha il controllo operativo, la maggioranza formale diventa un dettaglio.

Ma la partita non è solo bancaria. L’Unione Europea, che sul piano politico si mostra spesso incerta e frammentata, sul piano finanziario sta costruendo un nuovo ordine, e questa operazione ne è un tassello. Per anni si è detto che l’UE non può avere un mercato unico senza colossi bancari transnazionali capaci di competere con i giganti americani e cinesi. Ora, senza troppi proclami, la mappa del potere economico si sta ridisegnando. Francia e Germania hanno sempre giocato d’anticipo: BNP e Société Générale hanno divorato pezzi di Italia, Deutsche Bank ha sempre pesato oltre i numeri reali grazie al suo peso politico. Ora è UniCredit che muove le pedine e lo fa nel cuore del sistema finanziario tedesco.

Il mercato lo aveva già capito prima degli annunci ufficiali: nelle scorse settimane il titolo Commerzbank ha registrato movimenti sospetti, segno che chi sa leggere le dinamiche finanziarie aveva già intuito la direzione. E la direzione è chiara: UniCredit non si sta espandendo, sta acquisendo. Non è una partnership, è un’operazione di controllo. In una finanza sempre più globalizzata, i giochi di prestigio servono a poco: conta solo chi comanda. E oggi, nel silenzio apparente delle dichiarazioni ufficiali, la risposta sta già emergendo e a Germania e Francia non piace.

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  • Redazione

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