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MEDICINA MODERNA E PENSIERO TRADIZIONALE

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di Paolo Zanotto

Premessa

L’evoluzione della medicina moderna, e con essa la prassi vaccinale, rappresenta uno dei nodi cruciali della trasformazione del mondo tradizionale in un universo integralmente profano. La medicina, da sempre considerata parte delle scienze sacre, ha subìto nel corso dei secoli un progressivo distacco dai suoi fondamenti spirituali, perdendo il profilo metafisico, il che rappresenta una vera e propria “profanazione”, in senso letterale, dell’antica arte medica.

René Guénon, grazie alla sua profonda conoscenza iniziatica, circa la dissoluzione della Tradizione nell’era moderna non mancò di esprimere un giudizio particolarmente severo sulla medicina contemporanea, ritenendola non soltanto una disciplina priva di un fondamento solido, ma anche parte di un più ampio processo di trasformazione contro-natura dell’esistenza umana[1]. In una carta a Julius Evola datata 30 dicembre 1947, il metafisico francese affermava schiettamente: «Riguardo a quanto mi dite che i medici sembrano non capirci nulla, non ne sono molto sorpreso, poiché, in generale, non ho mai riposto grande fiducia nella medicina moderna»[2]. Tant’è vero che, in un’altra missiva del 28 febbraio 1948, lo stesso confidava al medesimo interlocutore: «La sventura è che qui l’antica medicina tradizionale è completamente scomparsa di fronte all’invasione della medicina moderna, alla quale, per parte mia, mi sono sempre accuratamente astenuto dal ricorrere!»[3].

Simile diffidenza non si fondava su un rifiuto arbitrario del sapere medico, tuttavia, bensì sulla piena consapevolezza che la medicina contemporanea, in quanto disciplina sviluppata all’interno del paradigma scientifico della Modernità, si muove su una base esclusivamente analitica e sperimentale, totalmente sprovvista perciò di un’autentica visione olistica dell’essere umano.

Il rifiuto di medicina allopatica e vaccinazione come resistenza alla Modernità

Uno dei punti nevralgici della critica guénoniana alla medicina moderna era il suo carattere di strumento di controllo e manipolazione. In una lettera a Louis Cattiaux del 2 aprile 1949, Guénon si spingeva fino a considerare la medicina contemporanea come parte di un più vasto progetto di artificializzazione dell’uomo: «E, a proposito di “trucchi chimici”, che dire anche della medicina attuale e, più in generale, di tutto ciò che viene fatto affinché le persone non possano più condurre che una vita quasi interamente artificiale sotto ogni aspetto?»[4].

Questo riferimento al “trucco chimico” non può non far pensare alla vaccinazione di massa, fondata su un principio puramente meccanicistico del corpo umano e sulla presunzione di poter intervenire artificialmente – perfino in via preventiva – con il protervo intento di “correggere” la Natura. Tale prospettiva si oppone radicalmente alla visione tradizionale della salute, che vede il corpo non come una macchina da riparare, bensì come un microcosmo in armonia con il macrocosmo.

La vaccinazione, in particolare, può essere individuata come una delle espressioni più evidenti e più invasive della sostituzione della medicina sacra con una medicina profana. Nell’opera Le Théosophisme, Guénon menzionava la presenza di movimenti “teosofici” che dichiaravano come proprio scopo l’«abolizione della vivisezione, della vaccinazione e dell’inoculazione» e si proponevano di «combattere la vaccinazione e i metodi pasteuriani», osservando come si trattasse di opinioni tutte «in se stesse perfettamente sostenibili», per quanto fosse sorprendente il dover constatare come in simili contesti esse si mescolassero così strettamente a una moltitudine di sentimentalismi e ingenuità “umanitarie”[5].

Ancora una volta dunque emerge in maniera lapalissiana come, per Guénon, il fulcro della questione risiedesse nella consapevolezza di ogni azione in una prospettiva tradizionale. Il problema, quindi, non è la singola pratica medica, ma l’intera prospettiva epistemologica che essa incarna: la vaccinazione è figlia del positivismo medico, che si pone in contrasto con la concezione tradizionale della salute e della malattia. In una lettera del 21 settembre 1948 a Patrice Genty, Guénon osservava: «Ciò che dite riguardo alla medicina attuale è del tutto esatto; mi chiedo, del resto, se negli sforzi compiuti per diffondere ovunque l’uso di certi farmaci vi siano davvero solo intenzioni puramente commerciali (benché queste sicuramente esistano)…»[6].

Qui emerge un ulteriore aspetto fondamentale: la medicina moderna, lungi dall’essere una scienza neutrale, si è trasformata in un sistema di potere e profitto, in cui la salute viene subordinata a logiche economiche e di controllo sociale. L’anno seguente, toccando incidentalmente la questione dell’uso dei sulfamidici in una lettera al medesimo Genty, Guénon affermava senza mezzi termini: «Questo genere di medicazione, oggi così di moda, produce un vero e proprio istupidimento e uno stato mentale quasi infantile; mi chiedo perfino se non sia fatto apposta per questo, poiché nella medicina attuale vi sono invenzioni che hanno un carattere veramente diabolico…»[7].

La diabolica obliterazione della medicina sacra

Guénon confidava apertamente la propria completa sfiducia nei confronti della medicina moderna: «Non ho la minima fiducia nella medicina “ufficiale”, poiché essa manca completamente di basi, e solo “per fortuna” può riuscire in certi casi; in fondo, al di fuori di una vera medicina tradizionale, non può esservi nulla di veramente serio…»[8]. Denunciando la sofisticazione dell’esistenza umana nella cosiddetta “civiltà delle macchine”, il Nostro svelava il ruolo letteralmente “diabolico” giocato dalla medicina moderna, auspicando che qualcuno in futuro approfondisse questo importante tema: «Sì, come voi dite, oggi tutto è falsato; si vuole obbligare le persone a vivere artificialmente per trasformarle più facilmente in una sorta di macchine, e la medicina gioca sicuramente un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo piano diabolico. Sovente mi rammarico di non avere né il tempo né l’agio di esaminare più da vicino la cosiddetta medicina con tutti i dettagli necessari; sarebbe auspicabile che si trovasse qualcuno che potesse e osasse intraprendere questo compito»[9].

Guénon, dunque, si rammaricava di non avere la possibilità di approfondire ulteriormente la questione, augurandosi che altri si facessero carico di smascherare questo diabolico trucco della scienza moderna. Se la medicina scientifica si basa su un approccio quantitativo e sperimentale, per contro la medicina tradizionale si fondava su una conoscenza qualitativa e simbolica. La grandezza di Ippocrate, come ha osservato ancora lo stesso Guénon nella recensione a un eccellente studio del dottor Pierre Galimard, Ippocrate e la Tradizione pitagorica, consistette proprio nel fatto che egli fu l’ultimo rappresentante in Occidente di una medicina di origine sacra figlia degli Asclepiadi[10]. Ippocrate di Kos ci appare così come “l’ultimo rappresentante, perlomeno in Occidente, di una medicina tradizionale”, che era essenzialmente un’“arte sacerdotale”, per quanto probabilmente già molto indebolita in Grecia ai suoi tempi: «Il simbolismo dei numeri, l’analogia fra il macrocosmo e il microcosmo, la teoria dei temperamenti e delle loro corrispondenze quaternarie, l’affermazione di una stretta relazione fra la saggezza e la medicina, tutto ciò, in Ippocrate, è chiaramente d’ispirazione pitagorica»[11].

Considerazioni conclusive

Da quanto detto, si percepisce con estrema chiarezza la distanza fra la medicina tradizionale e quella moderna: la prima “trae dall’alto” tutti i suoi principi e le loro applicazioni, mentre la seconda si basa esclusivamente su dati empirici e sperimentali, privi di qualunque orizzonte metafisico. La vaccinazione e, più in generale, la medicina moderna appaiono dunque totalmente inconciliabili con il pensiero tradizionale, per una serie di ragioni fondamentali: innanzi tutto, la sostituzione della concezione sacra della salute con un approccio meccanicistico; in secondo luogo, l’artificiosità dell’intervento medico, contrario all’ordine naturale; in terza istanza, la strumentalizzazione della medicina per fini economici e di controllo sociale; infine, ma non per importanza, la perdita di un fondamento metafisico a favore di una visione puramente materialista dell’essere umano.

René Guénon comprese con enorme lucidità che la medicina moderna non è semplicemente una scienza tecnica, bensì un vero e proprio pilastro della sovversione antitradizionale. Il rifiuto della vaccinazione, pertanto, non può essere ridotto a una mera questione di salute pubblica, ma deve essere inteso nella sua dimensione più ampia: un atto di resistenza alla Modernità e di riaffermazione di un principio superiore, capace di restituire alla medicina il suo autentico carattere sacro.

È intrinsecamente paradossale dedicare larga parte della propria esistenza allo studio approfondito di una determinata tradizione, dottrina filosofica, o corrente di pensiero, per poi mostrarsi incapaci di riconoscerne le manifestazioni quando esse si presentano in maniera chiara ed evidente, oppure rivelarsi incoerenti sottraendosi all’applicazione dei principi che si sono a lungo professati. Tale contraddizione risulta viepiù evidente quando si tratta di dottrine di carattere tradizionale, il cui valore trascende la mera logica discorsiva e si radica in un ordine superiore, che richiede non già una mera comprensione intellettuale, ma anche adesione interiore e conformità esistenziale. Se la vera conoscenza tradizionale implica effettivamente un’intima assimilazione dei suoi princìpi e un progressivo affinamento della capacità di discernimento, allora il mancato riconoscimento dei segni o l’incoerenza pratica non possono che segnalare una lacuna fondamentale: o lo studio è rimasto confinato in un esercizio puramente speculativo, privo di reale assimilazione, o l’individuo, pur avendone colto l’essenza, non ha saputo tradurla in una prassi adeguata. In entrambi i casi, si tratta di un fallimento della conoscenza autentica, poiché, se essa è davvero vissuta, non può che tradursi in una visione chiara e in un’azione conforme ai principi che proclama.

 

[1] Si veda la pubblicazione in corso dell’Opera Omnia di René Guénon, in versione bilingue originale-italiano sul testo originale dell’ultima edizione rivista dall’Autore, nella Collana “L’Anello d’Oro” pubblicata dall’Associazione Culturale Logos: https://ac-logos.com/el-anillo-de-oro/

[2] «Quant à ce que vous me dites que les médecins paraissent n’y rien comprendre, je n’en suis pas très surpris, car, d’une façon générale, je n’ai jamais eu grande confiance dans la médecine moderne…»: Correspondance avec Julius Evola, 1933-1950, Le Caire, 30 décembre 1947 (tutte le traduzioni sono da attribuirsi allo scrivente, ove non espressamente indicato altrimenti). Si segnala l’esistenza di un’edizione italiana: Lettere a Julius Evola (1930-1950), Introduzione, traduzione e note di Renato del Ponte, Carmagnola (TO), Edizioni Arktos, 2005, p. 36.

[3] «Le malheur est qu’ici l’ancienne médecine traditionnelle a complètement disparu devant l’invasion de la médecine moderne, à laquelle, pour ma part, je me suis toujours soigneusement abstenu d’avoir recours!»: Correspondance avec Julius Evola, 1933-1950, Le Caire, 28 février 1948; trad. it. Lettere a Julius Evola cit., p. 49.

[4] «Et, à propos de “trucages chimiques”, que dire aussi de la médecine actuelle, et, plus généralement, de tout ce qu’on fait pour que les gens ne puissent plus avoir qu’une vie presque entièrement artificielle à tous les points de vue?»: Correspondance avec Louis Cattiaux, 1947-1950, Le Caire, 2 avril 1949.

[5] «Nous avons mentionné, parmi les créations théosophistes, la “Société Végétarienne de France”, qui a pour organe la revue Hygie, conjointement avec la “Société Belge pour l’étude de la Réforme Alimentaire”; il a existé antérieurement une autre publication similaire, intitulée La Réforme Alimentaire, qui se proposait en outre de “combattre la vaccine et les méthodes pasteuriennes”. Sur ce dernier point, nous avons déjà noté l’animosité de la doctoresse Anna Kingsford contre Pasteur, et aussi l’existence, dans l’“Ordre de Service de la Société Théosophique”, d’une association anglaise ayant pour but l’“abolition de la vivisection, de la vaccination et de l’inoculation”. Ce sont là des opinions qui peuvent être parfaitement soutenables en elles-mêmes, mais qu’on s’étonne de voir si étroitement mêlées à toutes sortes de niaiseries sentimentales et “humanitaires” (ou mieux humane, comme disent les Anglais, d’un mot qui exprime une nuance à peu près intraduisible), ce qui ne peut que leur faire perdre tout caractère sérieux aux yeux de beaucoup de gens sensés»: René Guénon, Le Théosophisme: histoire d’une pseudo-religion, deuxième édition avec notes additionnelles, Paris-Grenoble, Éditions Didier et Richard, 1930 [1ª edizione: Paris, Nouvelle Librairie Nationale, MCMXXI], Chapitre XXVII. “Le Moralisme théosophiste”, p. 273, trad. it. Il Teosofismo: storia di una pseudo-religione (2 voll.), tradotto e curato da Calogero Cammarata, Carmagnola (TO), Edizioni Delta Arktos, 1987, Vol. II, pp. 288-289.

[6] «Ce que vous dites au sujet de la médecine actuelle est tout à fait juste; je me demande d’ailleurs s’il n’y a bien réellement que des intentions purement commerciales (bien que celles-ci existent sûrement) dans les efforts faits pour répandre partout l’usage de certains médicaments…»: Correspondance avec Patrice Genty, 1916-1950, Le Caire, 21 septembre 1948.

[7] «Cette sorte de médication, qui est si fort à la mode, produit un véritable abrutissement et un état mental quasi-infantile; je me demande même si ce ne serait pas fait tout exprès pour cela, car il y a dans la médecine actuelle des inventions qui ont un caractère véritablement diabolique…»: Correspondance avec Patrice Genty, 1916-1950, Le Caire, 8 avril 1949.

[8] «Je n’ai pas la moindre confiance dans la médecine “officielle”, car elle manque complètement de bases, et ce n’est que “par chance” qu’elle peut réussir dans certains cas; au fond, en dehors d’une véritable médecine traditionnelle, il ne peut pas y avoir grand’chose de sérieux…»: Correspondance avec René Schneider, 1936-1948, Le Caire, 4 septembre 1938.

[9] «Oui, comme vous le dites, tout est truqué aujourd’hui ; on veut obliger les gens à vivre artificiellement pour les changer plus facilement en des sortes de machines, et la médecine a sûrement un grand rôle à jouer dans la réalisation de ce plan diabolique. Je regrette souvent de n’avoir ni le temps ni la facilité d’examiner de plus près la dite médecine avec toutes les précisions voulues; il serait bien à souhaiter qu’il se trouve quelqu’un qui puisse et ose entreprendre cette tâche»: Correspondance avec Louis Cattiaux, 1947-1950, Le Caire, 8 juin 1949.

[10] «La médecine hippocratique au contraire est fille des Asclépiades; c’est une médecine d’origine sacrée; elle tire d’en-haut tous ses principes et leurs applications»: Docteur Pierre Galimard, Hippocrate et la Tradition pythagoricienne, Paris, Jouve et Cie, Éditeurs, 1939, p. 66.

[11] «Ce qui fait l’intérêt d’Hippocrate, c’est qu’il “nous apparaît comme le dernier représentant, en Occident tout au moins, d’une médecine traditionnelle”; cette médecine, qui était essentiellement un “art sacerdotal”, était probablement déjà bien affaiblie en Grèce à son époque, et l’on peut se demander jusqu’à quel point lui-même l’avait comprise: mais les données qu’il a conservées dans ses écrits, et qui sans lui seraient entièrement perdues (car jusqu’à lui elles n’avaient sans doute jamais été transmises qu’oralement), n’en mériteraient pas moins un examen approfondi, qui, surtout si l’on y joignait une comparaison avec les choses du même ordre qui existent en divers pays d’Orient, permettrait peut-être d’en retrouver la véritable signification. Le Dr Galimard s’est proposé plus particulièrement de montrer les liens qui rattachent les conceptions exposées par Hippocrate à celles des Pythagoriciens, qui appartiennent aussi à la même période de transition entre la Grèce archaïque et la Grèce “classique”: le symbolisme des nombres, l’analogie du macrocosme et du microcosme, la théorie des tempéraments et de leurs correspondances quaternaires, l’affirmation d’une étroite relation entre la sagesse et la médecine, tout cela, chez Hippocrate, est manifestement d’inspiration pythagoricienne»: René Guénon, Dr Pierre Galimard. Hippocrate et la Tradition pythagoricienne. (Jouve et Cie, Paris.), in “Études Traditionnelles”, 45e Année, Numero 245 (Mai 1940), p. 215.

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