Home Politica estera “VOLONTEROSI”, FUFFA SISTEMATICA TRA PARIGI E LONDRA

“VOLONTEROSI”, FUFFA SISTEMATICA TRA PARIGI E LONDRA

0

L’ipocrisia è la vera arma dell’asse franco-inglese, con Parigi e Londra disperatamente alla ricerca di visibilità e di un ruolo, qualsiasi esso sia.  

Ipocrisia e propaganda si coniugano nella vicenda penosa dei “Volonterosi”, riuniti dal comandante Macron ieri a Parigi e subito riconvocati dal governo britannico di Keir Starmer per sabato, questa volta in video.

L’Italia, ieri, a Parigi, ha mandato il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, in veste di “osservatore”.

Portolano, hanno ribadito fonti di governo, sarà in veste di “osservatore”, perché Roma non contempla interventi militari se non sotto l’egida Onu. L’esito di questa riunione e di quella di mercoledì 12 marzo, sempre a Parigi, con il ministro della Difesa Guido Crosetto e gli omologhi di Polonia, Francia, Germania e Regno Unito, definiranno la posizione portata al summit di sabato da Meloni, che nei prossimi due giorni avrà anche bilaterali con i primi ministri di Danimarca e Olanda.

Meglio osservare a stare alla larga dalle ansie di protagonismo di Macron e di Starmer e, soprattutto, dalla grande fuffa con la quale si tenta, in assenza di un vero esercito europeo (impossibile da costruire), di mettere assieme l’armata Brancaleone guidata dal comandante in capo Emmanuel Macron e posta sotto l’ombrellino delle sue atomichette.

La fuffa è evidente quando ci si addentra anche per un solo attimo nel mondo degli armamenti.

L’F-35, oggi spina dorsale delle forze aeree di diversi Paesi europei, è integrato in un’infrastruttura software gestita dagli Stati Uniti. Senza il continuo supporto logistico e gli aggiornamenti forniti tramite il sistema Odin (Operational data integrated network), la sua operatività potrebbe essere compromessa. 

Detto in altri termini, le chiavi del sistema stanno in Usa.

I Paesi europei che adottano il caccia Lockheed Martin F-35 Lightning II sono diversi e il loro numero è in crescita, grazie alle caratteristiche avanzate del velivolo e alla sua interoperabilità con le forze NATO.

Di seguito l’elenco i principali paesi europei che hanno acquisito o pianificano di acquisire gli F-35.

Operatori attuali (paesi che già utilizzano gli F-35):

  1. Italia: L’Italia è un partner di secondo livello nel programma Joint Strike Fighter (JSF). Ha ordinato un totale di 90 velivoli (ridotti dai 131 iniziali), di cui 60 F-35A per l’Aeronautica Militare e 30 F-35B per la Marina Militare e l’Aeronautica. Gli F-35 italiani vengono assemblati presso la FACO (Final Assembly and Check Out) di Cameri, l’unica linea di produzione europea. Ad aprile 2023, erano stati consegnati almeno 17 esemplari.
  2. Regno Unito: Partner di primo livello nel programma JSF, il Regno Unito ha ordinato 48 F-35B (con piani per aumentarli potenzialmente a 138). Questi velivoli sono utilizzati dalla Royal Air Force e dalla Royal Navy, operando anche dalla portaerei HMS Queen Elizabeth.
  3. Paesi Bassi: I Paesi Bassi hanno ordinato 52 F-35A per la Koninklijke Luchtmacht (Reale Aeronautica Olandese), di cui 40 già consegnati entro il 2024. Nel settembre 2024, gli F-35A olandesi hanno raggiunto la Full Operational Capability (FOC).
  4. Norvegia: La Norvegia ha acquisito 52 F-35A per sostituire i suoi F-16. Ad oggi, molti sono già operativi e il paese li utilizza anche in missioni NATO.
  5. Danimarca: La Danimarca ha ordinato 27 F-35A per sostituire la sua flotta di F-16, con consegne in corso.
  6. Belgio: Il Belgio ha scelto l’F-35A per rimpiazzare i suoi F-16, con un ordine di 34 velivoli. Le prime consegne sono previste nei prossimi anni.
  7. Polonia: La Polonia ha ordinato 32 F-35A nel 2020 per modernizzare la propria aeronautica, con consegne che inizieranno nei prossimi anni.

Operatori futuri (paesi che hanno selezionato o pianificano di acquisire gli F-35):

  1. Finlandia: Nel 2021, la Finlandia ha scelto 64 F-35A per sostituire i suoi F-18 Hornet, con consegne previste tra il 2025 e il 2030.
  2. Svizzera: La Svizzera ha selezionato 36 F-35A nel 2021 per sostituire i suoi F/A-18, con un contratto firmato e consegne attese nei prossimi anni.
  3. Germania: Nel 2022, la Germania ha deciso di acquistare 35 F-35A per sostituire i Tornado e rafforzare le capacità nucleari NATO. Le consegne sono pianificate a partire dal 2027.
  4. Repubblica Ceca: La Repubblica Ceca ha avviato negoziati nel 2023 per acquistare 24 F-35A, con una decisione finale attesa nei prossimi mesi.
  5. Grecia: Nel 2024, la Grecia ha confermato l’intenzione di acquisire 20 F-35A, con un’opzione per altri 20, per modernizzare la sua aeronautica. La prima consegna è prevista per il 2028.

Paesi con campagne attive o interesse (non ancora confermato):

  • Spagna: È in corso una campagna per sostituire gli F/A-18 e potenzialmente gli Harrier sulle portaerei. L’F-35 è tra i candidati, ma non c’è ancora una decisione definitiva.
  • Romania: Ha espresso interesse per gli F-35 per sostituire i suoi MiG-21, ma il processo è ancora in fase preliminare.

Note:

  • L’F-35 è disponibile in tre varianti: F-35A (decollo e atterraggio convenzionale), F-35B (decollo corto e atterraggio verticale, STOVL) e F-35C (per portaerei con catapulte). In Europa, l’F-35A è la variante più comune, mentre il Regno Unito e l’Italia utilizzano anche l’F-35B.
  • Alcuni paesi europei, come la Francia (con il Rafale), la Svezia (con il Gripen) e l’Austria (con l’Eurofighter Typhoon), hanno scelto di non adottare l’F-35, preferendo soluzioni nazionali o alternative.

In sintesi, al momento, i paesi europei che adottano o hanno pianificato di adottare gli F-35 sono: Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Belgio, Polonia, Finlandia, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca e Grecia, per un totale di 12 operatori confermati, con altri in fase di valutazione. Questo numero potrebbe crescere nei prossimi anni, consolidando la presenza dell’F-35 in Europa, soprattutto nell’ambito NATO.

Che fa Macron con i suoi Rafale? Niente.

Il comando dello spazio

Veniamo ad una delle regole fondamentali della Geopolitica: chi comanda i mari comanda la terra.

Motivo, questo, per il quale gli Usa tendono a dominare i mari, ma oggi la regola va cambiata.

Chi comanda lo spazio comanda la terra e i mari.

La regola, ovviamente, va adattata alle singole realtà. In effetti, la Russia, che un Paese vastissimo, per essere attaccato via terra avrebbe bisogno di una logistica enorme, non disponibile da nessuna forza armata odierna.

La Cina sta sviluppando il sistema di satelliti Quianfan. L’Europa spera di avere il sistema Iris2. La Francia sta proponendosi con Eutelsat e Arianspace per il lancio dei satelliti.

Attualmente, i satelliti cinesi Qianfan (noti anche come “Thousand Sails” o “Mille Vele”) in orbita sono 72, secondo le informazioni più recenti disponibili fino a marzo 2025. Questo numero è il risultato di quattro lanci effettuati nel 2024 e all’inizio del 2025, ciascuno con 18 satelliti. Il progetto Qianfan, gestito dalla Shanghai Spacecom Satellite Technology (SSST), è una megacostellazione cinese in orbita terrestre bassa (LEO) progettata per fornire connettività Internet ad alta velocità, in competizione con Starlink di SpaceX.

Il piano a lungo termine prevede un’espansione significativa: l’obiettivo è raggiungere circa 600 satelliti entro la fine del 2025 e arrivare a una costellazione completa di 14.000-15.000 satelliti entro il 2030, anche se i numeri esatti possono variare leggermente a seconda delle fonti (alcune parlano di 14.000, altre di 15.000). Questi dati riflettono l’ambizione della Cina di creare un’alternativa globale per le comunicazioni satellitari. Tuttavia, al momento, il numero effettivo in orbita rimane 72, con ulteriori lanci programmati per incrementare la costellazione nei prossimi anni.

Al momento, non sono disponibili dati aggiornati che indichino con esattezza il numero di satelliti russi per telecomunicazioni attualmente in orbita. Secondo dati pubblici la Russia ha una flotta di 47 satelliti per telecomunicazioni.

L’Inghilterra ha in orbita 4 satelliti Skynet.

In assenza di dati ufficiali, al 2021, la Francia aveva circa 179 satelliti in orbita. Numero che include sia satelliti attivi che non attivi. Post più recenti su X suggeriscono numeri inferiori, tra 100 e 50, dei quali 15 esclusivamente militari.

Secondo informazioni recenti, SpaceX ha lanciato oltre 8.000 satelliti Starlink a partire dai primi lanci nel 2019. Tuttavia, non tutti sono necessariamente operativi: alcuni sono stati deorbitati o non sono più funzionanti. A maggio 2024 erano stati riportati circa 6.000 satelliti in orbita, di cui 5.923 operativi.

Considerando i lanci successivi, inclusi quelli pianificati per marzo 2025 (come il 240° e 241° lotto previsti per il 12 e 11 marzo, aggiungendo rispettivamente 21 e 20 satelliti), il totale dei satelliti lanciati si avvicina a 8.069, come indicato in alcuni aggiornamenti. Di questi, si stima che circa 7.000 siano attualmente in orbita, con una parte significativa attiva.

La sproporzione dei satelliti in orbita di altri soggetti con quelli di Starlink è enorme e lo diventa ancora di più se si considera la velocità di trasmissione.

Fare opposizione alla stipula italiana di un accordo con Starlink, pertanto, è pura follia, in quanto qualsiasi altro sistema non è competitivo nel tempo e per caratteristiche tecniche.

Eppure, come spiegava ieri La Verità, i servizi segreti francesi si sono attrezzati a fare propaganda contro Elon Musk.

La produzione di droni

Una delle armi più potenti impiegate in questi ultimi anni, emersa alla ribalta con la guerra di Ucraina, è il drone. Anche qui l’Italia è ben lontana da possibili incontri con la Francia di Macron.

I droni hanno visto, pochi giorni fa, concretizzarsi un’alleanza italo-turca tra Leonardo e Baykar Technologies punta, creando una joint venture con sede in Italia. Un’alleanza capace di conquistare una nicchia di mercato della Difesa europea “del valore stimato di 100 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni”.

Il progetto comprende caccia senza pilota, droni da sorveglianza armati e droni da attacco in profondità. L’accordo si è concretizzato giovedì 6 marzo 2025 con la firma di un Memorandum of Understanding a Roma alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto.

L’accordo si basa sulle sinergie e complementarità industriali delle due aziende nell’ambito delle tecnologie nel settore unmanned. Progettazione, sviluppo, produzione e manutenzione di sistemi aerei senza pilota rappresentano lo scopo della Joint Venture, con sede in Italia. La partnership sfrutterà le avanzate piattaforme senza pilota di Baykar, che hanno dimostrato efficacia operativa sui mercati a livello internazionale, e l’esperienza di Leonardo nella progettazione dei sistemi di missione e payload, e relativa certificazione aeronautica in Europa. Le aziende sono entrambe impegnate nello sviluppo e nella produzione di sistemi Unmanned Aerial Vehicle, di sistemi elettronici, payload, C4I (Command, Control, Communications, Computers, and Intelligence), Intelligenza Artificiale, sistemi di missione integrati, e servizi spaziali, che garantiranno l’interoperabilità all’interno di ecosistemi che integrano vari campi d’azione, tra questi terra, aria, mare, spazio, informazioni e cyber, per fronteggiare le nuove sfide poste dalle tecnologie emergenti. Nulla cambia per l’impegno di Leonardo nell’ambito del programma europeo Eurodrone.

Quando si parla di Eudrone, il progetto lumaca, si prende atto che a maggio del 2024 ha completato con successo la Preliminary Design Review (PDR). Guidata da Airbus Defence and Space in qualità di prime contractor, questa importante pietra miliare del programma è stata completata con l’OCCAR, l’Organizzazione congiunta per la cooperazione negli armamenti, ed i rappresentanti delle quattro nazioni clienti (Francia, Germania, Italia e Spagna) alla presenza dei tre Major Sub-Contractor (MSC), Airbus Defence and Space Spain, Dassault Aviation e Leonardo.

La PDR dimostra che il progetto iniziale del velivolo è maturato in modo coerente, aprendo la strada alla progettazione dettagliata.

Bastano questi esempi per capire che l’Europa è lenta come una lumaca, non è competitiva e aspettare i suoi ritmi è assolutamente fuori luogo.

L’Italia ha 14 missioni militari nel mondo che necessitano di collegamenti sicuri e una sua probabile proiezione maggiore in Africa e nel Mediterraneo presuppone la capacità di collegamento che solo Starlink può consentire.

Lasciamo la Francia e l’Inghilterra alla formazione dei loro “Volontari” e guardiamo agli interessi nazionali.

Se facciamo mente locale al Trattato del Quirinale, anche per quanto riguarda lo spazio sarebbe meglio avviare una rapida revisione.

All’articolo 7 (Spazio) il trattato prevede:

1. Le Parti riconoscono l’importanza della loro cooperazione bilaterale nella costruzione dell’Europa dello spazio, che costituisce una dimensione chiave dell’autonomia strategica europea e dello sviluppo economico dell’Europa. Esse favoriscono il  coordinamento e  l’armonizzazione  delle  loro  strategie  ed  attività  nel  campo  dell’esplorazione  e dell’utilizzo dello spazio extra-atmosferico a fini pacifici e dell’accesso autonomo allo spazio da parte dell’Europa.

2. Al fine di migliorare le loro capacità di operare congiuntamente nello spazio, le Parti sviluppano e promuovono la cooperazione bilaterale a livello industriale, scientifico e tecnologico, in particolare nel quadro dell’Unione Europea e dell’Agenzia Spaziale Europea.

3. Attraverso la loro cooperazione, le Parti mirano a rafforzare la strategia spaziale europea e a consolidare la competitività e l’integrazione dell’industria spaziale dei due Paesi. Nel settore dell’accesso allo spazio, esse sostengono il principio di una preferenza europea attraverso lo sviluppo, l’evoluzione e l’utilizzo coordinato, equilibrato e sostenibile dei lanciatori istituzionali Ariane e Vega. Le Parti riaffermano il loro sostegno alla base europea di lancio di  Kourou,  rafforzando  la  sua  competitività  e  la  sua  apertura.  Nel  settore  dei  sistemi  orbitali,  esse  intendono incoraggiare e sviluppare la cooperazione industriale nel settore dell’esplorazione, dell’osservazione della terra e delle telecomunicazioni, della navigazione e dei relativi segmenti terrestri.

Una revisione del Trattato si impone. Lasciar andare la Francia verso il suo destino di gloria è doveroso e, nel frattempo, è altrettanto doveroso fare gli interessi dell’Italia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui