
Gli Elisei (da non confondere con gli Alisei) hanno spirato sull’Europa impestando l’aere di idiozie woke, green, neocon. Parigi è stata trasformata con le Macroniadi (versione maccheronica delle Olimpiadi) nella grottesca capitale della nefasta ideologia woke. Ora, sempre grazie alle logiche enfatiche dell’inquilino dell’Eliseo, si appresta a diventare l’ultimo fortino dei neocon.
Emmanuel Macron ospita gli incontri dei “Volontari”, ossia dell’armata che dovrebbe difenderci dall’invasione russa, ormai considerata inevitabile, nonostante Donald Trump stia tentando di chiudere la vicenda ucraina, riportando il Vecchio Continente in una situazione di tranquillità.
All’obiettivo di Trump si oppongono, ovviamente i guerrafondai neocon e i loro solerti servitori, soprattutto europei, dopo che la banda Clinton-Obama-Biden è stata sconfitta negli Usa. A quanto pare i neocon si sono trasferiti armi e bagagli in Europa, contando su vecchie connivenze e Parigi è diventata il “centro di comando” dell’armata neocon in trasferta.
Ovviamente il centro di comando ha già iniziato a strombazzare la nuova narrazione anti Trump, usando vecchie conoscenze dell’intellettualità di regime. Ne è testimonianza quanto va dicendo Jacques Attali, scrittore francese, economista ed ex consigliere speciale del presidente della Repubblica francese, il socialista Francois Mitterrand.
Tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Adolf Hitler “ci sono delle analogie”, ha scritto Attali, prima in un post su ‘X’ – che poi è stato cancellato – e poi in un’intervista alla tv francese. “Non dico che Donald Trump sia come Hitler – ha detto Attali al canale all news francese ‘Bfm Tv’- ma ci sono delle analogie: un putsch fallito, delle fake news, la caccia contro la scienza dappertutto, pensare a una specie di Anschluss con il paese vicino, intimidire tutti”.
In precedenza, nel post su ‘X’ che poi è stato cancellato, Attali era stato ancora più chiaro: “Trump sta seguendo esattamente le orme di Hitler. E in un modo che colpisce: il putsch fallito, le menzogne, il terrore, l’eliminazione degli scienziati e dei ricercatori. Poi il passo successivo sarà quello di mettere da parte i giudici, denunciare le persone democratiche e metterle in carcere. Tutto questo a vantaggio, come Hitler, di pochi industriali. Ovviamente finirà molto male per lui. E prima succede meglio è”.
Il delirio ha superato ogni confine e la gabbia di matti esonda. Del resto dalla capitale woke europea può arrivare qualsiasi idiozia.
Attali dovrebbe, prima di aprir bocca, preoccuparsi di ripassare la storia, anche recente, che ha visto la pubblicazione di una sorta di lista di proscrizione contenente i nomi di politici e di giornalisti ritenuti filo israeliani e anti palestinesi. La lista di proscrizione ha riportato in piena visibilità l’esistenza di Nuovo Partito Comunista Italiano che ha una sede nei pressi di Parigi e che si dichiara erede delle Brigate Rosse, nonché dell’ala secchiana del vecchio Pci.
L’esistenza di un erede delle BR in Francia ripropone la questione, mai risolta, della protezione accordata da Parigi ai terroristi rossi condannati in Italia e espatriati nell’Exagon e della presenza a Parigi di un centro di coordinamento del terrorismo, l’Hyperion-Superclan, dove terroristi di vari paesi si sono scambiati informazioni e armi e dove i rapporti con i palestinesi delle varie fazioni aderenti all’OLP sono stati costanti.
Nel saggio di Silvano De Prospo e Rosario Priore: “Chi manovra le BR” (Ponte alle Grazie), i due autori sostengono che “fornire protezione ai latitanti può essere stata una leva utilizzata a proprio favore, per infiltrare e controllare direttamente il terrorismo. Per destabilizzare le democrazie dei paesi limitrofi così da rendere più facile e agevole il ritorno a una politica estera di supremazia, che avrebbe fatto della Francia stessa un paese guida in Europa, capace di confrontarsi direttamente con Russia e Stati Uniti. Posizione degna di una grande potenza quale la Francia è sempre stata nei secoli”.
“È in tal modo – aggiungono i due autori – che la Francia avrebbe utilizzato la politica di asilo nei confronti dei movimenti eversivi europei per perseguire una politica estera «originale e prestigiosa», ma anche per attuare politiche economiche a favore della propria industria”.
Monsieur Attali pensi ai terroristi ospitati nel suo Paese, prima di aprire bocca suonando il solito piffero in base al quale chi non è d’accordo con la sinistra è nazista, anzi, è direttamente Hitler.
La questione non riguarda solo i vari Attali, ma anche e, in primo luogo, i cortigiani italiani dell’Eliseo, i corifei delle Macroniadi, gli aspiranti alla Legion d’Onore, quelli che guardano Oltralpe perché hanno una perenne endemica disistima del proprio Paese.
Macron, dopo aver dichiarato la morte cerebrale della Nato, nel tentativo di mettersi alla testa di una forza militare europea con il suo ombrellino atomico, ha fatto marcia indietro e si è proposto come punta di lancia nella politica degli avventuristi europei nel conflitto ucraino, ossia nella guerra per procura tra USA e Russia.
Dopo aver disastrato la Libia in combutta con inglesi e con l’amministrazione Obama, ovviamente a danno dell’Italia, dopo aver tentato di sostituire l’Italia nei rapporti con l’Egitto, sfruttando in tempo reale in caso Regeni, dopo aver giocato contro l’Italia grazie all’Asse franco tedesco, ora in rovina, Parigi ora che fa?
Ci propone di far parte dei “Volonterosi” e di accucciarci sotto l’ombrellino atomico, possibilmente avvolto nelle bandiere della pace o, se si preferisce, in quelle Lgbt.
Il fatto è che, a fronte di uno Start (trattato sulle armi nucleari), attualmente congelato, che potrebbe riprendere il prossimo anno tra Usa e Russia, con le due grandi potenze che si confrontano su una riduzione delle testate al 5 mila, la Francia si presenta sulla scena con 190 armi nucleari, le più credibili delle quali sono montate su 12 missili balistici imbarcati su un unico sottomarino.
Ora, a fronte di un inquilino dell’Eliseo che vuole comandare la armate europee e fornirci l’ombrellino atomico va rivisto il “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese per una cooperazione forzata”, altrimenti detto “Trattato del Quirinale”.
All’articolo 2, Sicurezza e difesa, il Trattato prevede quanto segue:
1. Nel quadro degli sforzi comuni volti al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e in coerenza con gli obiettivi delle organizzazioni internazionali cui esse partecipano e con l’Iniziativa Europea d’Intervento, le Parti s’impegnano a promuovere le cooperazioni e gli scambi sia tra le proprie forze armate, sia sui materiali di difesa e sulle attrezzature, e a sviluppare sinergie ambiziose sul piano delle capacità e su quello operativo ogni qual volta i loro interessi strategici coincidano. Così facendo, esse contribuiscono a salvaguardare la sicurezza comune europea e rafforzare le capacità dell’Europa della Difesa, operando in tal modo anche per il consolidamento del pilastro europeo della NATO. Sulla base dell’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord e dell’articolo 42, comma 7, del Trattato sull’Unione Europea, esse si forniscono assistenza in caso di aggressione armata. Le Parti contribuiscono alle missioni internazionali di gestione delle crisi coordinando i loro sforzi.
2. Le Parti si consultano regolarmente sulle questioni trattate rispettivamente dall’Unione Europea e dalla NATO, e coordinano ove possibile le proprie posizioni, in particolare sulle questioni relative alle iniziative di difesa dell’Unione Europea, rispetto alle quali è ricercata ogni possibilità di cooperazione. Esse intensificano il dialogo comune nei settori tecnico e operativo della difesa. A tal fine, esse tengono, oltre a incontri bilaterali istituzionalizzati nel settore della difesa, anche consultazioni regolari all’interno del Consiglio italo-francese di Difesa e Sicurezza, che riunisce i rispettivi Ministri degli Affari Esteri e della Difesa.
3. Le Parti sviluppano la cooperazione nel settore dell’accrescimento di capacità d’interesse comune, in particolare per quanto riguarda la progettazione, lo sviluppo, la costruzione e il supporto in servizio, al fine di migliorare l’efficienza e la competitività dei rispettivi sistemi industriali e di contribuire allo sviluppo e al potenziamento della base industriale e tecnologica della difesa europea.
4. Le Parti s’impegnano altresì a rafforzare la cooperazione tra le rispettive industrie di difesa e di sicurezza, promuovendo delle alleanze strutturali. In particolare, esse facilitano l’attuazione di progetti comuni, bilaterali o plurilaterali, in connessione con la costituzione di partnership industriali in specifici settori militari, nonché dei progetti congiunti nell’ambito della cooperazione strutturata permanente (PESCO), con il sostegno del Fondo europeo per la difesa.
5. Le Parti rafforzano la collaborazione nel settore spaziale migliorando la loro capacità di operare congiuntamente nello spazio ai fini di sicurezza e di difesa. Esse partecipano attivamente allo sviluppo di una cultura strategica europea in questo settore.
6. Le Parti s’impegnano a rafforzare il già proficuo scambio di personale militare, nonché le significative attività congiunte in atto nell’ambito della formazione e dell’addestramento nel settore della sicurezza e della difesa.
7. Le Parti s’impegnano a facilitare il transito e lo stazionamento delle forze armate dell’altra Parte sul proprio territorio.
Un’attenta lettura ci fa capire che per i rapporti riguardanti la Difesa il Trattato ci consegna ad una cooperazione con uno Stato le cui politiche, attualmente, vanno oltre la Nato e la stessa Unione Europea.
I “Volontari” ne sono un esempio pericoloso.
Rivedere il Trattato, non solo per quanto riguarda la Difesa è assai necessario per riprendere ampi spazi di libertà dalle iniziative di uno Stato che ormai si muove in modo autonomo, fuori dagli schemi, in netta opposizione agli Stati Uniti d’America.
Affrancarsi dal virus francese è ormai una necessità imprescindibile.





