
Il documento di Ursula von der Layen, più volte rifatto, con il quale ha proposto di concludere il Consiglio di ieri, è il classico ballon d’essais, il palloncino che si lanciava in aria, prima dell’ascensione d’un pallone aerostatico, per saggiare la direzione del vento.
Che il vento non fosse dei migliori lo si capiva già dalla cautela degli annunci.
Un alto funzionario europeo aveva fatto capire che al Consiglio Ue si sarebbe affrontato “il tema della coalizione dei volenterosi” per dare garanzie di sicurezza a Kiev anche se non ci si deve aspettare che il Consiglio europeo sia il luogo dove “si prendono decisioni” sulle opzioni, come ad esempio la tregua parziale di un mese proposta da Parigi.
L’alto funzionario aveva precisato che “la discussione sui dettagli è prematura”. Invece si inizierà a discutere quale potrà essere il ruolo dell’Ue – “finanziario, politico o altro” – nel caso si arrivi alla “tregua e alle missioni con truppe sul terreno”. Escluso invece il dibattito sull’ombrello nucleare francese.
Tanti saluti a Macron, già in volo con una mongolfiera, per comandare le sturmtruppen di Ursula al grido di: “Ce n’est qu’un debut: continuons le combat”.
Nell’ultima bozza si leggeva: “Alla luce dei negoziati per una pace globale, giusta e duratura, l’Unione europea e gli Stati membri sono pronti a contribuire ulteriormente alle garanzie di sicurezza basate sulle rispettive competenze e capacità, in linea con il diritto internazionale, anche esplorando il possibile utilizzo di strumenti di politica di sicurezza e difesa comune (Psdc). Le garanzie di sicurezza dovrebbero essere intraprese in consultazione con l’Ucraina, nonché con partner che condividono le posizioni e partner della Nato”.
Pur senza citare il “traditore” Donald Trump, oggetto vero del riarmo europeo (guerra per procura dei neocon Dem), l’Unione Europea non può fare a meno di considerare la Nato che, fino a prova contraria, ha come principale azionista (e pagatore) gli Usa.
Macron ieri volava altissimo. La sua mongolfiera è stata avvista a diecimila piedi. Il presidente francese ha detto che avvierà un dibattito per allargare la deterrenza nucleare francese ad altri Paesi europei, di fronte ai rischi per la sicurezza europea a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.
“Ho deciso – ha detto Macron – di aprire un dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati in Europa da parte della nostra deterrenza nucleare”, in risposta alle dichiarazioni di Friedrich Merz, destinato a diventare il prossimo cancelliere tedesco, riguardo alla necessità di estendere l’ombrello nucleare.
Macron ha comunque aggiunto che la decisione ultima a riguardo “rimarrà nelle mani del presidente della Repubblica, capo delle Forze Armate”, ossia a sé stesso.
“La minaccia russa tocca tutti”, ha ammonito, “chi può credere che si fermerà?”.
Il crescendo del neo Napoleone francese è rossiniano: “La Russia ha trasformato il conflitto in Ucraina in “un conflitto mondiale”, ha insistito, “ha mobilitato sul nostro continente soldati nordcoreani e attrezzature iraniane, e aiutato al contempo questi paesi a rafforzare il loro armamento. La Russia di Putin viola i nostri confini per assassinare gli oppositori, manipola le elezioni in Romania e Moldavia, organizza attacchi informatici contro i nostri ospedali per bloccarne il funzionamento”. Entro il 2030, ha ricordato, “la Russia prevede di aumentare ulteriormente il proprio esercito, con 3000 carri armati e 300 caccia in più. Chi può credere che si fermerà all’Ucraina?”.
La tromba propagandistica suona all’impazzata per contrastare non Vladimir Putin, che non si sogna di invadere Parigi, ma per contrastare Donald Trump e la sua politica, che è il contrario di quella dei neocon Usa ai quali Parigi si è asservita per trent’anni in ottima compagnia.
Mentre la tromba suona, tra Washington e Kiev è ripreso il dialogo. Volodymyr Zelensky, in occasione di una riunione del Consiglio europeo, secondo quanto riporta l’emittente “Rbc Ucraina, ha detto che i team di Ucraina e Stati Uniti “ hanno ripreso a lavorare. La prossima settimana è previsto un incontro significativo”.
Secondo quanto riferito su X dal giornalista di “Axios” Barak Ravid delegazioni di alto livello si incontreranno a Riad, in Arabia Saudita, mercoledì 12 marzo. Non a Bruxelles, giusto per sottolineare.
La riunione sarebbe stata concordata mercoledì, 5 marzo, dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Mike Waltz, e dal capo di gabinetto del presidente ucraino Andriy Yermak.
Ancora una volta i neocon, che hanno attizzato tutte le guerre e che le hanno perse tutte, stanno perdendo anche quella con Trump per interposta Europa.
Va nella direzione di un accordo anche il riposizionamento degli Usa nella Nato.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, infatti, secondo alcuni funzionari anonimi che lo hanno detto all’emittente “Nbc News”, starebbe valutando “importanti modifiche” alla partecipazione degli Usa alla Nato.
Lo hanno detto precisando che Trump avrebbe discusso con il suo staff la possibilità di “calibrare” gli impegni statunitensi nel quadro dell’alleanza “in modo da favorire i Paesi membri che spendono una determinata percentuale del proprio Pil per la difesa”.
Come al solito gli idioti che parlano di tradimento di Trump che abbandonerebbe la Nato sono non solo idioti, ma in mala fede.
Trump, come al solito, contratta la fedeltà ai patti. Non puoi avere la protezione gratis e poi, già che ci sei, attaccare chi ti protegge. In base ad alcune delle misure in corso di discussione, secondo le fonti, gli Stati Uniti potrebbero “non difendere” un alleato della Nato che viene attaccato, se il Paese in questione “non rispetterà l’obiettivo relativo alla spesa militare”.
Un altro possibile provvedimento include “dare la priorità all’organizzazione di esercitazioni militari con gli alleati che spendono una determinata percentuale del Pil sulla difesa”.
L’amministrazione Trump avrebbe già informato gli alleati europei che gli Stati Uniti potrebbero ridurre la presenza militare nel continente e una possibile opzione prevede il riposizionamento del personale nei Paesi Nato che hanno incrementato la spesa militare in linea con gli obiettivi dell’alleanza.
Trump non abbandona, ma presenta il conto e gli idioti, che ben lo sanno, frignano e parlano di ombrello Usa che viene meno. No. Viene meno il sostegno gratuito.
C’è un codicillo a tutto questo. Se si stabilisce una pace vera, ossia una chiusura del conflitto con la Russia messo in atto da trent’anni di politiche neocon, anche lo sviluppo della deterrenza non deve seguire criteri di emergenza e può essere programmato nel tempo, senza distruggere il welfare e senza impoverire ulteriormente gli europei.
Qui però ci vogliono statisti e non ectolpasmi o saltimbanchi.
Ieri, dopo una lunga seduta, al Consiglio straordinario di Bruxelles i 27 hanno trovato un accordo, mentre le conclusioni sull’Ucraina sono state adottate da 26 Stati membri. Resta pertanto il veto del premier ungherese, Viktor Orban, che non ha permesso l’adozione unanime delle conclusioni.
L’accordo prevede la massima flessibilità sulle spese dei paesi membri, la raccolta sul mercato di 150 miliardi con l’emissione di obbligazioni Ue per prestiti ai governi a tassi bassi e a scadenza lunga, la possibilità di utilizzare i fondi della coesione per investimenti per la difesa.
A commento Giorgia ha sottolineato che è stata accolta la proposta dell’Italia di “scorporare le spese difesa dal deficit-pil. Circa il debito ci sono dei rischi, stiamo pensando a strumenti di garanzie su investimenti privati sul modello di Invest Eu”.
“Riarmo – ha aggiunto Giorgia Meloni – non è la parola adatta: il tema difesa riguarda materie prime e tantissimi altri domini. Stiamo dando messaggi non chiari ai cittadini”.
Se il riarmo non è il riarmo, ma qualcosa che riguarda materie prime e tanti altri domini, come ad esempio la sicurezza dei cavi sottomarini, degli oleodotti, dei gasdotti e delle comunicazioni, e via discorrendo, allora di cosa stiamo parlando? Non di carri armati o si? Non di missili, o si?
Lo capiremo dagli esegeti dei testi sacri dell’Unione Europea o dagli addetti al gioco delle tre carte.
Se per la difesa comune i leader si sono mostrati tutti d’accordo, compreso Orban la qual cosa significa che l’accordo è una sorta di elastico che va bene da qualsiasi parte lo tiri), per la parte delle conclusioni dedicate all’Ucraina – in cui si batte il tasto sul sostegno rinnovato e in cui si enunciano dei principi cardine per la pace (per esempio che “qualsiasi accordo deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza solide e credibili”) – il magiaro ha puntato i piedi e non ha voluto sentire ragioni. L’escamotage, allora, è stata la dichiarazione del presidente Costa controfirmata dai 26, dimostrazione plastica della spaccatura.
Spaccatura che evidenzia un fatto, ossia che il tentativo di Bruxelles non è quello di difendersi da Putin, ma di difendersi da Trump. Orban ha reso palese il giochino.
Giorgia Meloni naviga in mezzo. Fino a quando? Fino alla prossima sparata di Macron? Fino alla prossima sparata della von der Leyen?
E se Trump, sia pure a schiaffi, fa firmare la pace che fanno gli eroi di Bruxelles? Niente. O meglio, hanno semplicemente trovato il modo di evitare i rigori teutonici dei bilanci, per investire in infrastrutture.





