Home Politica estera L’ASSE FRANCO TEDESCO IN GUERRA CONTRO TRUMP

L’ASSE FRANCO TEDESCO IN GUERRA CONTRO TRUMP

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Il dirigibile dei guerrafondai dell’asse Parigi Berlino è gonfio di elio e sta per volare nei cieli d’Europa. Lo guida Emmanuel Macron in cerca di visibilità.

Dai megafoni del dirigibile viene emessa l’ultima versione di “Bella Ciao”: “Una mattina, mi sono svegliato e ho trovato il traditor”.

Il traditore, ovviamente è Donald Trump. Traditore dei neocon, della masnada dei loro camerieri, dei guerrafondai Dem. E così l’asse franco-tedesco imbraccia le armi, non contro Putin, ma contro Donald.

E’ una guerra per procura, anche se sarebbe interessante quanto hanno a che fare con le posizioni di Emmanuel Macron i suoi mentori finanziari, quelli dello scudo rosso, adusi a finanziare tutte le guerre possibili, come è dimostrato dalla storia di secoli.

Gli inglesi, con perfidia albionica, si sono subito sganciati dalle boriose esternazioni belliciste del francese aspirante comandante in capo delle sturmtruppen di Ursula von der Leyen, ma non mancano di spargere veleno, alimentando con i sondaggi di YouGov (leggi MI6) l’idea che gli europei non amino più gli Usa a causa di Trump.

La perfida Albione, come la definiva Benito Mussolini che se ne intendeva, essendo stato un agente di Sua Maestà  Britannica (fino alla sua fine), ci fa sapere, tramite l’Ansa, da sempre attenta a Radio Londra (dum dum dum dum….),  che c’è un calo generalizzato e marcato delle simpatie verso gli Usa nei Paesi del vecchio continente, Ue ed extra Ue, sulla scia del ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, delle prime mosse assertive della sua presidenza, della guerra dei dazi e dell’allontanamento dalle posizioni degli alleati europei su dossier come il conflitto fra Russia e Ucraina.

Lo evidenzia, ci comunica l’Ansa, un sondaggio pubblicato ieri (tempismo perfetto da manuale) dall’istituto demoscopico britannico e internazionale YouGov.

Stando a questa rilevazione, il crollo appare peraltro assai più netto nei Paesi nordici che in quelli mediterranei. In Spagna gli Stati Uniti continuano a essere visti positivamente dal 43% del campione, seppure con 8 punti in meno rispetto a prima della vittoria di Trump alle presidenziali d’oltre oceano; mentre in Italia i favorevoli sono al 42% (con un calo del 6% rispetto al 48 dell’era Biden).

Nel Regno Unito, dove fino a novembre le opinioni pro Usa erano al 49% si è ora scesi al 37; in Francia si è passati dal 50 al 36 (- 16%), in Germania dal 52 al 32 (-20%) e in Svezia dal 49 al 29 (pure – 20%).
Caso a parte la Danimarca, messa sotto tiro da The Donald con le rivendicazioni sulla Groenlandia, dove al momento solo un 20% d’intervistati si considera simpatizzante degli Stati Uniti, con un tracollo del 28% rispetto al 48 della stagione pre-Trump.

La drammatizzazione propagandistica è in piena attuazione. All’armi, all’armi. Il nemico è alle porte.

Gli intellò di regime sono già sbavanti per diffondere il nuovo verbo: “Una mattina, mi sono svegliato e ho trovato il traditor”. Ne parla con puntuale acutezza Andrea Zhok.

L’antifascismo non è più trendy. Meglio l’antitrumpismo. Fa più servo del padrone.

L’enfasi con la quale si denuncia la minaccia russa è direttamente proporzionale alla logica del riarmo e inversamente proporzionale al procedere degli eventi che marciano verso una tregua e una pace.

Il fatto è che i servi dei neocon la pace non la vogliono. Vogliono la guerra. Si inventano un’emergenza per costringersi ad amare la guerra. Chi non è guerrafondaio è un traditore. Chi non vuole il riarmo è un vigliacco.

La tromba dei tromboni (in gran parte trombati) suona i tre squilli della carica.

“L’Europa si trova ad affrontare un pericolo chiaro e immediato, di una portata che nessuno di noi ha mai sperimentato nella propria vita adulta”, ha affermato la tedesca Ursula von der Leyen in una lettera ai leader comunitari. 

Da parte sua, il futuro cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha affermato che il Vecchio Continente a suo parere dovrebbe prepararsi allo “scenario peggiore” di una NATO senza la garanzia di sicurezza americana. 

Mercoledi sera Emmanuel Macron ha parlato alla nazione, come non si vedeva dai tempi del Covid, per il quale, nel vertice odierno “saranno decisi massicci finanziamenti congiunti per acquistare e produrre sul suolo europeo alcune delle munizioni, dei carri armati, delle armi e degli equipaggiamenti più innovativi”. Inoltre, ha aggiunto “gli Stati membri potranno aumentare le loro spese militari senza che ciò venga computato nel loro deficit”, una misura richiesta in particolare da Parigi e Berlino.

Fanfaronate propagandistiche che hanno come unico denominatore comune il riprendere in mano il timone della bagnarola europea, spostando miliardi sulla produzione di armi per compensare il disastro green sull’industria automobilistica e per fare la guerra a Donald Trump per conto dei padroni di sempre, ossia i neocon, sconfitti in America e asserragliatisi nel fortilizio di palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea.

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  • Redazione

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