
Premessa indispensabile. Pensare che la Russia voglia invadere l’Europa è da dementi e far credere che la Russia voglia invadere l’Europa è da imbroglioni.
Il ReArmEurope va collocato in questo ambito, dove pensieri demenziali si intrecciano con imbrogli mascherati da emergenze inesistenti.
“Non ho bisogno di descrivere la gravità delle minacce che dobbiamo affrontare -ha detto Ursula von der Leyen, presentando il ReArmEurope-. O le conseguenze devastanti che dovremo sopportare se tali minacce si concretizzeranno. Perché la questione non è più se la sicurezza dell’Europa sia minacciata in modo reale. O se l’Europa dovrebbe assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza. In verità, conosciamo da tempo le risposte a queste domande. La vera domanda che ci troviamo di fronte è se l’Europa è pronta ad agire con la stessa determinazione dettata dalla situazione”.
La narrazione di Ursula è perfettamente in linea con quella dei neocon, dei Dem Usa, delle Nuland e dei Soros, ossia di tutta l’anticaglia guerrafondaia americana che si accoppia con quella dei fabiani inglesi e che è smentita, ogni giorno, da un’inversione a U della storia, che vede gli Usa chiudere la fase di attacco alla Russia per aprire quella di un possibile partenariato.
Il primo imbroglio è decidere di attivare 800 miliardi per il riarmo a debito degli Stati europei, producendo armi per darle all’Ucraina, contrastando la politica di Donald Trump.
L’imbroglio viene giocato a nome e per conto dei neocon, vecchi padroni dell’Unione Europea, per fare da argine all’ondata, ormai irresistibile, che viene dagli Usa.
Trump, nel suo discorso al Congresso americano ha detto: “Ho ricevuto un’importante lettera da Volodymyr Zelensky, che si dice pronto a sedersi al tavolo della pace e a firmare l’accordo sui minerali”.
Il presidente ucraino è pronto anche a firmare l’accordo sulle terre rare “in qualsiasi momento”, ha aggiunto Trump dicendo di “apprezzare” l’apertura di Zelensky.
Trump ha poi aggiunto: “Abbiamo ricevuto forti segnali [dalla Russia], sono pronti per la pace”, asserendo di aver avuto “discussioni serie” con Mosca.
“Non sarebbe bellissimo? È ora di porre fine a questa guerra insensata – ha detto ancora Trump – Sto lavorando instancabilmente anche per porre fine al feroce conflitto in Ucraina. Milioni di ucraini e russi sono stati uccisi o feriti inutilmente in questo conflitto orribile e brutale, di cui non si vede la fine. Gli Usa hanno inviato centinaia di miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina. L’ Europa ha speso più soldi per acquistare petrolio e gas russi di quanto ne abbia spesi per difendere l’Ucraina. E Biden ha speso più soldi dell’Europa.
In settimana intraprenderò un’azione storica per espandere drasticamente la produzione di minerali critici e terre rare qui negli Stati Uniti”.
Uno scenario completamente diverso da quello allarmistico della Baronessa in divisa sturmtruppen neocon, che continua imperterrita a rispondere alle logiche dei vecchi padroni.
Lo scenario che la baronessa Ursula non vuole vedere, perché la sua ottica è quella dei neocon, viene asseverato da una conversione a Canossa di Volodymyr Zelensky, il quale ha capito di non essere Churchill e, ritrovatosi spalle al muro, ha accettato di fatto tutte le condizioni poste dalla Casa Bianca.
“Sono pronto a lavorare sotto la forte leadership del presidente Trump per ottenere una pace duratura”, ha annunciato il leader ucraino, inviando altri due messaggi.
Sotto la forte leadership del presidente Donald Trump significa che Ursula von der Leyen, della quale Trump non si cura (giustamente… applausi), è fuori gioco, con i suoi allarmismi sulle minacce e la sua fedeltà ai padroni di prima (quelli del green, del cambio climatico, dei cibi fatti in in fabbrica, dei vaccini e via discorrendo).
L’intesa sulle terre rare è a un passo e Kiev è disposta ad una “tregua immediata in cielo e in mare” con i russi, come primo passo per negoziati di più ampio respiro.
“Il nostro incontro alla Casa Bianca non è andato come avrebbe dovuto, è tempo di sistemare le cose”, ha detto il leader ucraino dopo la drammatica lite nello studio ovale in mondovisione.
D’ora in avanti, ha promesso Zelensky, sarà la “forte leadership di Trump” a guidare gli sforzi per una “pace duratura”, ed in questo quadro Kiev è disposta a dare il suo contributo concreto. Per prima cosa, firmando “in qualsiasi momento in qualsiasi formato opportuno l’accordo sui minerali”, che ora gli ucraini considerano un buon primo “passo” per ottenere dagli Usa “solide garanzie di sicurezza”. Zelensky, inoltre, ha aperto alla possibilità a deporre in parte le armi, “se la Russia farà lo stesso”. La sua proposta prevede, per iniziare, “il rilascio dei prigionieri e tregua immediata nel cielo (divieto di lancio di missili, droni a lungo raggio, bombe sulle reti energetiche e altre infrastrutture civili) e in mare”. Ed il primo segnale, positivo, è già arrivato.
Se la baronessa Ursula pensava di infilarsi nella divisione tra Kiev e Washington si è, come sempre, sbagliata, dimostrando di non essere all’altezza del suo ruolo.
Il secondo imbroglio della von der Leyen è consentire alla Germania, dove l’industria automobilistica è in ginocchio, di investire negli armamenti. Cosa che ha già annunciato il probabile futuro cancelliere tedesco Friedrich Merz, il quale ha dichiarato che Cdu-Csu e l’Spd proporranno centinaia di miliardi di euro di spesa aggiuntiva per difesa e infrastrutture.
“Siamo consapevoli delle sfide che abbiamo di fronte. Per questo i colloqui hanno già dato alcuni risultati: vogliamo presentare una mozione al Bundestag per discutere delle modifiche costituzionali e garantire l’aumento di un ulteriore punto di Pil per la difesa e un fondo straordinario per le infrastrutture di 500 miliardi nei prossimi dieci anni”, ha detto Merz in conferenza stampa con il leader Csu Soeder e i co-presidenti dell’Spd Klingbeil ed Esken.
Per superare l’impasse che le modifiche costituzionali avrebbero bisogno del voto di Afd, Merz inizia male il suo cancellierato, volendo convocare il Parlamento uscente, dove ha ancora i numeri.
In buona sostanza la Germania, anch’essa imbrogliona, cambia le regole della Costituzione con un Parlamento uscente, la cui composizione è stata bocciata dagli elettori.
Alla faccia della democrazia, Merz comincia bene.
Considerato che anche Ursula è di teutonica origine, la Germania sembra essere diventata il cuore dell’imbroglio.
Torna d’attualità la celebre frase attribuita ad Andreotti: “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due”. In effetti il vero ideatore fu Francois Mauriac: “J’aime tellement l’Allemagne que je suis ravi qu’il y en ait deux”.
Da qui il laccio al collo rappresentato dal possibile acquisto da parte degli Usa del Nord Stream 2.
Un riarmo tedesco, dopo due guerre mondiali, è una disgrazia in fieri.
Il terzo imbroglio riguarda le nostre tasche.
Ottocento miliardi a debito costringeranno gli Stati a rimodulare i bilanci aumentando le tasse e tagliando il welfare.
Ha ragione Paolo Raffone quando ieri scriveva: “ Una signora tedesca con una tradizione personale e familiare reazionaria occupa una posizione apicale europea e decide da sola di “Rearm Europe” proponendo una spesa di 800 miliardi di euro. Si tratta di un sotterfugio reazionario sul quale le vere “destre” non sono affatto convinte. Si tratta di un colpo micidiale alla credibilità del progetto di unità europea e al concetto stesso di Europa nato dopo il 1945. Si tratta di un’espropriazione violenta e radicale dei diritti democratici, sociali, ambientali e di sviluppo umano ed economico. Si tratta di ipotecare il futuro delle giovani generazioni europee con una decisione presa da vecchi reazionari senza alcuna consultazione”.
C’è da sperare che oggi, tra i 27 presenti al vertice di Bruxelles, ci siano sani di mente e prevalga il buon senso, con la conseguenza di smontare il gioco neocon di Ursula, per dare il via libera all’operazione di Trump di guardare alla pace e alla rinascita delle economie del Vecchio Continente.
La vera minaccia che incombe sull’Europa non è Mosca; è quella del burosauro di Bruxelles, fortilizio dei neocn guerrafondai ora più che mai rappresentati da Ursula von der Leyen.





