
Il blocco Usa degli aiuti a Kiev è una minaccia a tempo che, per ora, ha solo effetti psicologici e diplomatici.
Per quanto riguarda i primi, ovviamente, sono rivolti all’Ucraina, al suo gruppo dirigente e in particolare a Zelensky, il quale deve capire che i giochi sono finiti e che l’unica via da percorrere è quella di un trattato di pace. I suoi (di Zelensky e del suo cerchio magico) vecchi suggeritori sono fuori gioco e non rientreranno in gioco a breve e fare il loro gioco serve solo a prolungare l’agonia di un popolo che è già stato sacrificato sull’altare della folle idea neocon di ridurre la Russia ai minimi termini. Non è andata così. La guerra è persa.
Non è facile ammetterlo, ma è meglio fare un sano esame di realtà e chiudere in fretta il bagno di sangue.
Per quanto riguarda gli effetti diplomatici, per l’ennesima volta gli Usa stanno dicendo agli europei che loro decidono in proprio, per i loro interessi e per le loro priorità e che di quel che pensa l’Unione Europea, composta da un branco di leaderini perennemente starnazzanti e inconcludenti, non glie ne importa nulla.
Lo ha ben capito la Polonia che, attraverso un comunicato del suo ministero, mette a fuoco il fatto che Trump decide senza consultare gli alleati.
Il portavoce del ministero degli esteri polacco ha, infatti, affermato: “Questa è una decisione molto importante e la situazione è molto seria. Questa frase può sembrare banale, ma ha un grande significato politico: (la decisione) è stata presa senza alcuna informazione o consultazione, né con gli alleati della Nato, né con il gruppo Ramstein (il Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, ndr), che è coinvolto nel sostegno all’Ucraina nella sua lotta”.
Più chiari di così. La realtà nei rapporti con gli alleati che starnazzano in continuazione è questa.
La realtà degli aiuti e delle armi Usa è invece quella che dipingono, con più serietà di quanto faccia il pollaio propagandistico europeo, gli stessi ucraini.
Come riporta Rbc-Ucraina, Fedir Venislavsky, deputato del partito “Servo del popolo” del presidente Zelensky e membro del Comitato per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence della Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino) ha affermato che l’Ucraina ha un “margine di sicurezza” di circa sei mesi dopo la sospensione del sostegno degli Stati Uniti, tuttavia, sono attualmente in corso lavori per trovare fonti alternative di approvvigionamento di armi di importanza critica”.
L’altro dato da guardare per capire è che, secondo due fonti citate da Abc News, circa il 90% delle armi impegnate per l’Ucraina con i pacchetti approvati dall’amministrazione Biden sono già state consegnate, compresa la stragrande maggioranza delle munizioni e dei sistemi anti-tank, aggiungendo che la maggior parte di ciò che resta da consegnare è costituita da veicoli corazzati che richiedono più tempo per essere rimessi a nuovo. Inoltre, osserva il network statunitense, un flusso costante di armi è destinato a passare dagli Stati Uniti all’Ucraina almeno per i prossimi anni, grazie ai contratti che Kyiv ha firmato con aziende private americane per armi di nuova produzione. Molti di questi contratti, se non la maggior parte, sono stati pagati.
Rbc-Ukraine, citando proprie fonti in ambienti militari e politici, sostiene che non si è interrotto nemmeno il sostegno di intelligence. “Per quanto riguarda il trasferimento o lo scambio di dati di intelligence, le agenzie ucraine non hanno ancora avvertito alcun cambiamento, tutto è come prima”. E non necessariamente succederà nelle prossime ore o giorno: “Questa è una linea di cooperazione diversa”.
Raccontano fandonie i soliti agitprop europei che scrivono di possibili conseguenze immediate del blocco degli aiuti, come se al fronte, già domani, venissero a mancare le armi per combattere e parlano di traditori, riferendosi agli Usa. Cialtroni, come sempre.
Trump ha fatto semplicemente capire a Zelensky e, soprattutto, ai suoi suggeritori, che i giochi sono finiti e che il vecchio copione neocon è stato cestinato.
Sei mesi di autonomia sono tanti per capire e pochi per far finta di non aver capito.
La scelta ora è nelle mani di Kiev, sempre se saprà e potrà evitare di dare retta a chi ha governato le vecchie regole di ingaggio.





