
di Lucio Leante
Molti commentatori stanno sostenendo che Zelensky, nall’ormai famosa conferenza stampa in mondovidione, sarebbe caduto in una “trappola” ordita da Trump e Vance per distruggerlo politicamente. La loro ipotesi è suggestiva ma, ad un’analisi piú approndita sulla base della visione dell’intero filmato di 45’, non regge. E non perché Trump e Vance non ne sarebbero capaci, ma solo perché non sarebbe nei loro interessi.
1. Trump non voleva la visita di Z. in questo momento. Ma Z. ha insistito. E Trump la ha infine accettata a condizione che si parlasse solo dell’accordo sui minerali e non anche delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina che Trump vorrebbe rinviare a dopo un preventivo accordo con Putin per un cessate il fuoco e che, invece Zelenky vorrebbe subito e preventivamente;
2. La conferenza stampa è andata liscia per 35 minuti. È diventata un battibecco solo subito dopo che Z. ha manifestato il suo disaccordo di fondo sul negoziato (senza preventive garanzie di sicurezza) e ha insistito affermando che non si può fidare di Putin già mostratosi in passato un fedifrago e un assassino.
Trump teme che una discussione su quel tema potrebbe bloccare l’intero processo e che questo sia il vero obbiettivo di Z.
Z. ha infatti chiuso il suo intervento con una domanda sarcastica a Vance: “di che tipo di diplomazia stai parlando, J.D”- ha esclamato. È stato come dire: “io non ci sto!”.
3. Trump non aveva alcun interesse a provocare una rissa che lo avrebbe fatto saltare. Ci teneva molto all’accordo sui minerali e aveva interesse a che la conf stampa filasse liscia. Per effetto della rissa in mondovisione infatti quell’accordo non è stato firmato (è stato lo stesso Trump a rifiutarsi) e per ora è saltato per la rissa provocata dall’improvvido atteggiamento negativo di Z sull’intero processo negoziale.
Trump sa che se Z non ci sta lui non puó assicurare a Putin il necessario consenso del governo ucraino (anche per il futuro).
L’atteggiamento di Z. è spiegabile o con una sua improntitudine o con il deliberato proposito di ostacolare o far saltare il processo negoziale. È lui, e non Trump, che, a lume di logica, potrebbe essere sospettato di avere voluto far saltare non l’accordo sui minerali, ma l’intero processo negoziale. Era infatti disposto a firmarlo quell’accordo, ma solo dopo avere notificato a Trump e a Putin che lui non ci sta e non riconoscerà i loro eventuali accordi. Egli vuole forse la continuazione della guerra.
O per inadeguatezza o per calcolo, o per entrambi, Zelensky si è messo di traverso al progetto negoziale di Trump e Putin. Se persevera rischia di mettersi nella pessima posizione, agli occhi dei due “grandi”, dell’ostacolo da rimuovere per andare avanti. I governi europei che ora sono prodighi di rassicurazioni concretamente non sembrano poter fare seguire fatto decisivi alle loro parole. Devono anzi evitare che li trascini nel baratro di una continuazione della sua guerra alla Russia.





