
di Giuseppe Augieri
In nessun caso, e in nessuna occasione, e con nessun interlocutore si può accettare la mortificazione voluta da Trump a spese di Zelensky. Anticipo questa mia già espressa convinzione per non indurre in errore su quello che va, nello stesso tempo, sostenuto: e cioè che l’Ucraina, proditoriamente invasa da Putin, paga lo scotto anche di essersi legata ad una politica USA e Inglese – con qualche farfugliamento franco-tedesco – che è quella uscita sconfitta con l’ascesa di Trump. E l’ingiustificabile atteggiamento di quest’ultimo è motivato dal voler rendere pubblica – ma anche dire a nuora perché suocera intenda – la volontà di mortificazione di avversari politici dei quali Trump intende sradicare le fondamenta stesse del pensiero.
Dunque non solo l’occhiolino strizzato a regimi totalitari, ma qualcosa doppiamente pericoloso, oltre che disgustoso, per la logica che sottende. Trump peggio dei gerarchi cinese e russo ? Non lo so. Forse no ma va tenuto a bada con intelligenza. Cioè non affrontato con uno scontro, che ci farebbe troppo male, ma considerato come un interlocutore con cui contrattare una posizione defilata mentre si indebolisce: perché non vi è dubbio che quello messo in piedi da Trump è un per lui un boomerang persino rispetto ai suoi più stretti amici. Avevo anticipato che, per me, Trump e Musk non avevano gli stessi interessi: un inizio di contrasto tra loro è già sul tavolo.
Ma, per tornare a casa nostra, in questa situazione va tenuto sotto “controllo” l’atteggiamento soprattutto inglese: il “ritiro” degli USA dall’Europa restituisce all’Inghilterra il ruolo di “guida” europea in supplenza – e forse ora in sostituzione – degli USA. Dopo anni di “rospi ingoiati” per essere considerato il partner di riferimento, ma sempre e solo un partner, ora si ripresenta all’Inghilterra l’occasione di riprendere antichi “prestigi”. E Macron, rimasto orfano di Merkel, potrebbe dare una mano a questo disegno: una riaffermazione di leadership che passa, come primo atto, inevitabilmente per la gestione del più grande e complesso problema di rapporti internazionali oggi sul tappeto e cioè la guerra che è sbarcata in Europa.
Perciò chiarezza su questa vicenda è la premessa per ogni anche pur tenue speranza di fare il primo passo di una lunghissima marcia verso la rifondazione dell’Europa: che riaffermi i suoi valori di riferimento e recuperi le “esclusioni” di un finto laicismo che l’hanno contrassegnata.
Il pericolo di truppe mandate in Ucraina (con ingaggi che chiamare ambigui è un dolce eufemismo) va bloccato. La posizione di Meloni – voglio dirlo con chiarezza – è giusta: le condizioni da lei poste non possono essere, nella sostanza, negoziabili. L’opposizione interna ci faccia un pensiero: e tutti assieme collaborino ad isolare le fughe di Conte e di Salvini. Può darsi che, in quello che appare uno sfascio generale ed è invece l’inizio di prove di acquisizione del bastone di comando, e non facciamoci ingannare dalle apparenze, si guardi all’Italia con più attenzione. Perché non siamo l’ultima ruota del carro, se mi si fa grazia di non attribuirmi tendenze nazionaliste o peggio sovraniste. Ci serve per avere qualche speranza in più di sopravvivere.





