
Invece di abbandonare l’ideologia verde ala suyo destino e le fuffe del climate change ai credenti della setta climatica e tornare con i piedi per terra, la Commissione europea mantiene intatta l’ideologia e attua dei correttivi con nuove misure, chiamate pomposamente Clean industrial deal, che mobiliteranno 100 miliardi di euro e volte a supportare le aziende nel percorso di decarbonizzazione riducendo le barriere.
Se consideriamo che la sola Germania ha bisogno di 500 miliardi di euro per far ripartire la sua economia, qualle che la Commissione mette in campo è di fatto una misura propagandistica atta a addolcire il clima di scontro tra la politica UE e la realtà produttiva.
Ursula von der Leyen nella conferenza di presentazione del piano ha detto che entro giugno “togliamo freni alle imprese”, che, considerando la concorrenza globale e i costi hanno bisogno, nelle parole della presidente di supporto “urgente”.
L’obiettivo del Clean industrial deal è, di fatto, attuare il Green Deal, mantenendo le priorità della sostenibilità e aggiungendo qualche contentino come abbassare i prezzi dell’energia, valorizzare la circolarità e creare posti di lavoro di qualità.
L’Europa, si dice, renderà più efficiente il contesto normativo, abbattendo gli ostacoli burocratici per le aziende e promuovendo reindustrializzazione ed innovazione, mantenendo però la barra dritta sul processo di decarbonizzazione fissato dal Green Deal (-55% di gas serra per il 2030, -90% per il 2040 e la neutralità carbonica per il 2050).
In generale, quindi, il Clean Industrial Deal è un pacchetto semplificazione per decarbonizzare con iniziative pro business che, nelle intenzioni della proposta della Commissione europea, intende eliminare oneri per l’80% delle imprese impegnate nel Green Deal.
A Bruxelles non intendono cambiare, vogliono morire verdi.





