Home Opinioni EUROPA, “CLEAN INDUSTRIAL DEAL”: LA SOLITA RIFORMA EUROPEA CHE NON PORTA A...

EUROPA, “CLEAN INDUSTRIAL DEAL”: LA SOLITA RIFORMA EUROPEA CHE NON PORTA A NULLA

0

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo dei Liberlademocratici italiani le cui opinioni, ovviamente, sono di chi le scrive. 

di Ciro Palmieri*

Come cittadino e per di più presidente dei Liberaldemocratici Italiani non posso non esprimere una forte preoccupazione e un convinto dissenso nei confronti dell’annuncio dell’aggiornamento del Green Deal europeo, ora ribattezzato “Clean Industrial Deal”. Ciò in quanto, nonostante le promesse di semplificazione e maggiore supporto all’industria, il piano della Commissione Europea continua a mantenere gli stessi principi, obiettivi e, soprattutto, gli stessi vincoli che rischiano di compromettere ulteriormente la competitività dell’Europa.

Il tentativo di “alleggerire” le normative, purtroppo, non rappresenta una vera e propria inversione di rotta. Le misure promesse non fanno altro che mascherare un cambio di linguaggio senza incidere sui contenuti. Le scelte strategiche restano immutate: il divieto di auto diesel e benzina dal 2035, l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, e una serie di normative fiscali punitive nei confronti di chi produce o importa CO2 sono obiettivi troppo ambiziosi, che rischiano di schiacciare ulteriormente le piccole e medie imprese italiane già gravate da un sistema fiscale tra i più complessi e onerosi d’Europa.

Non basta ridurre la burocrazia di qualche punto percentuale o promuovere l’opzione “Buy European” per risolvere i problemi strutturali che affliggono l’industria europea. L’Unione Europea non può continuare a rincorrere la retorica verde senza fornire risorse adeguate e investimenti tangibili per il futuro industriale del nostro continente. La cifra proposta di 100 miliardi di euro è palesemente insufficiente rispetto alle reali necessità di rinnovamento e sostenibilità.

In un periodo storico dove la competitività globale è più che mai sfidante, l’Europa rischia di perdere il passo rispetto a Stati Uniti e Cina, incapace di coniugare veramente sostenibilità e sviluppo industriale. La nostra posizione rimane chiara: la transizione ecologica non può essere un ostacolo al progresso economico e all’innovazione. È necessaria una visione equilibrata, che comprenda investimenti, tecnologie avanzate e politiche industriali che siano in grado di stimolare la crescita e non di affossarla.

Questo obiettivo, nebulosamente chiamato “Clean Industrial Deal”, appare nei ftti come una riforma che non porta con sé il cambiamento di cui l’Europa ha bisogno. È una nuova etichetta per lo stesso contenuto, un tentativo di rendere più palatabili scelte politiche che rischiano di essere dannose per l’economia, l’industria e le persone. Continueremo a monitorare l’evoluzione di questo piano, ma chiediamo con forza che l’Europa faccia davvero il passo decisivo verso una transizione ecologica che sia sostenibile per tutti, senza compromettere la nostra economia e il nostro futuro.

* Presidente nazionale dei Liberaldemocratici italiani

 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui