
di Giuseppe Augieri
Per me, basta così. Con questa farsa di democrazia non voglio avere più nulla a che fare.
In un Paese nel quale la cultura giuridica, le norme di diritto e di procedura, e la stessa Costituzione, prevedono che debba essere l’accusa a provare la sua tesi e non l’imputato dimostrare la sua innocenza, in un Paese nel quale il giudice deve essere terzo rispetto alle tesi dell’accusa e della difesa, assistiamo ad un processo nel quale il PM dice di non essere in grado di formulare tesi accusatorie e dunque chiede di non andare a processo; e poi, forzandosi invece la celebrazione di processo, chiede l’assoluzione dell’imputato ed il giudice decide che invece l’imputato è colpevole e lo condanna. Lui si proclama, assieme, accusa, difesa e giudice. La Verità fatta persona.
Ma non basta: l’accusa riguarda la diffusione di “atti riservati con l’intento di colpire esponenti dell’opposizione”: avendo smentito, da chi aveva il dovere ed il potere di farlo, che quegli atti fossero secretati nasce la richiesta del PM di far cadere le accuse. Dunque nessun cenno sulla verifica che i fatti citati fossero veri: l’accusa è solo che non bisognava diffonderli. Se quegli stessi atti fossero stati diffusi da un quotidiano (ed è successo per tanti atti ,anche sapendo che c’era su essi il divieto di pubblicazione, ad esempio per il segreto istruttorio) questo sarebbe stato considerato uno scoop sul quale c’è il diritto di libertà di stampa, il diritto di non rivelare le fonti, e qualche altro spicciolo: e dunque ci sarebbe stata una sollevazione popolare con relativa indignazione se qualcuno si fosse appena azzardato a dire che non è giusto. Figuriamoci poi un processo. Ma qui si tratta di parlamentari: evidentemente la feccia della società.
In un Paese civile questa cosa sarebbe stata considerata dalla politica tutta come una stortura inaccettabile. Perché lesiva della logica fondamentale di uno Stato democratico nelle sue regole di base: prima di tutto quella sulla presunzione di innocenza. In Italia invece si fa così: una parte dei Partiti ritiene tutto questo accettabile per non dire giusto; in barba a tutto si chiedono le dimissioni del “condannato” ignorando che egli è ancora innocente fino a sentenza definitiva; si contesta all’esecutivo, avvilendo l’ultimo barlume di democrazia e di giustizia, di imporre queste dimissioni sanzionando criticamente il non averlo fatto. Inutile dire che questa posizione trova gli applausi di non pochi convinti cittadini
Avverto una profonda vergogna per aver partecipato, ovviamente scontrandomi ma comunque non rifiutando di essere presente, con la mia vita e con la mia attività, a far realizzare un tale insudiciamento della coscienza popolare, la degradazione di regole e di comportamenti che non si è riusciti a frenare neanche sull’orlo di un abisso nel quale ormai siamo caduti. In nome di un simulacro di confronto politico, fatto diventare scontro che è invece la negazione della politica; utilizzando ogni più squallida arma dal populismo, alla sollecitazione dei peggiori istinti ed al propagarsi dell’odio, e fino al limite dell’ esorbito dei poteri, siamo diventati questo: un Paese controllato e gestito dalla magistratura, unico organo dello Stato non eletto neanche in seconda istanza, utilizzato più volte come arma contro l’avversario politico, autorizzato a in frangere regole. Ed applaudito per questo.
Non credo più che tutti noi siamo ancora una Repubblica Parlamentare. E con chi gioca con queste cose io non voglio avere più nulle a che fare.
Non pretendo che le mie convinzioni siano obbligatoriamente quelle di tutti. Avverto però almeno il bisogno di dirle con chiarezza, come sto facendo. Nessuno se ne abbia a male. Se questa è la sinistra nella quale ho militato per tanti anni, è il momento di dire un triste ma doveroso bye bye.
In attesa di tempi migliori, se mai verranno.





