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È CAMBIATO IL PARADIGMA, GLI ANNI ‘90 SONO FINITI E PUTIN NON È PIÙ IL NEMICO

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Un mese fa il mondo era un altro. Poi, un mese fa, Donald Trump ha giurato e ha cominciato a cambiare il mondo. E’ cambiato il paradigma. Ora il mondo, in un mese che vale dieci anni, è cambiato radicalmente. La Russia di Putin non è più il nemico e le due grandi potenze che hanno le loro capitali a Mosca e a Washington stanno ristabilendo piene relazioni diplomatiche e si stanno apprestando a collaborare nello sfruttamento delle risorse energetiche e delle materie prime.

La conseguenza di questo mese epocale è che la Nato è diventata un’altra da quella che era nella mente dei neocon e delle amministrazioni Usa gestite dal Clan Clinton-Obama e da quello dei Bush e che l’Unione Europea è stata ridotta alla sua nudità burocratica che ne rivela l’inesistenza politica.

Il mese di Trump ha archiviato il periodo disgraziato iniziato negli anni Novanta del secolo scorso e, pertanto, ne vedremo le conseguenza su tutti i fronti.

In questo numero del Nuovo Giornale Nazionale sono contenute varie opinioni sul nuovo mondo che abbiamo davanti, appena iniziato, ma che ha una linea di sviluppo tracciata: il multipolarismo.

Negli anni Novanta del secolo scorso, un branco di beoti, nella convinzione che la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica fosse la fine della storia, avevano pensato che si fosse aperta l’era del predominio degli Usa nella versione di quel grumo di potere che è l’intreccio tra il capitale finanziario dei banchieri delle corone ex coloniali, il fabianesimo inglese e i neocon americani.

Gli anni Novanta del XX secolo hanno visto la fine della Guerra Fredda e la caduta dell’URSS.

Il decennio si è aperto con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, segnando la fine del bipolarismo USA-URSS. La caduta del Muro di Berlino (1989) aveva già aperto la strada a questo cambiamento, seguito dalla riunificazione della Germania nel 1990.

Tra il 1991 e il 1999, l’ex Jugoslavia si è frammentata in una serie di conflitti etnici (guerra in Bosnia, guerra in Kosovo), con interventi NATO e accuse di genocidio, come il massacro di Srebrenica (1995).

Non va dimenticato l’intervento italiano sotto la guida del Governo D’Alema – Mattarella che ha bombardato la Serbia.

In Medio Oriente, gli Accordi di Oslo (1993) tra Israele e Palestina, hanno cercato di porre le basi per una soluzione pacifica, con risultati limitati e con un pasticcio tale che ancora oggi ne subiamo le conseguenze.

Negli anni Novanta è nata l’Europa del Trattato di Maastricht (1993), che ha posto le basi per l’euro, introdotto nel 1999. L’Unione Europea che nasce a Maastricht è quel mostro giuridico e burocratico a trazione franco tedesca che oggi mostra tutta la sua inanità geopolitica e la sua carica oppressiva.

In Italia scatta Mani Pulite, che, a partire dal 1992, porta al crollo dei partiti tradizionali della Prima Repubblica.

Il 2 giugno 1992, Mario Draghi, allora Direttore Generale del Tesoro, partecipa a una conferenza sulle privatizzazioni organizzata a bordo dello yacht reale britannico Britannia, ormeggiato a Civitavecchia.

L’evento riunisce esponenti della finanza internazionale, soprattutto britannica (come rappresentanti di Barclays, Warburg e altri), insieme a manager ed economisti italiani, per discutere della privatizzazione delle aziende pubbliche italiane. L’incontro sul Britannia è il momento in cui si decide di cedere a prezzi stracciati il patrimonio pubblico italiano (IRI, ENI, Telecom, Autostrade, ecc.) a interessi stranieri, segnando l’inizio del declino industriale del Paese.

La logica del Britannia (con le sue conseguenze) ha sollevato molte obiezioni da parte di molti critici, tra i quali Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica.

Le privatizzazioni italiane sono partite concretamente nel 1993 (con la vendita di aziende come SME alla Nestlé) e si sono intensificate sotto i governi successivi, come quelli di Prodi e D’Alema.

Il processo ha portato a incassi significativi (circa 127 miliardi di euro complessivi), ma non ha ridotto il debito pubblico come sperato, triplicatosi invece nei decenni successivi. Inoltre, molti settori strategici sono finiti in mani private, spesso straniere, e i benefici promessi (efficienza, competitività, calo dei prezzi) non si si sono materializzati pienamente, come rilevato anche dalla Corte dei Conti nel 2010.

L’11 dicembre 2001, per volontà di Bill Clinton, la Cina è entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO, World Trade Organization), segnando una svolta sia per l’economia cinese, sia per il commercio globale. Da allora, la Cina è diventata uno dei principali attori del commercio globale, beneficiando di un accesso più ampio ai mercati internazionali e attirando investimenti esteri.

Dagli inizi degli anni Novanta a questo mese trumpiano il mondo si è dovuto piegare alla dittatura ideologica globalista neocon.

In un mese tutto è cambiato.

Lo smarrimento di chi pensava davvero di avere in mano il potere per i secoli a venire è grande, ai limiti della psichiatria.

In questo quadro in rapidissimo movimento due organismi internazionali sono in discussione. La nato non potrà più essere lo strumento dell’accerchiamento della Russia e dovrà trovare un suo nuovo equilibrio.

L’Unione Europea, quella di Maastricht, è definitivamente fallita e se gli europei vorranno un’Europa unita dovranno partire da zero, formulando una Costituzione, eliminando la Commissione e riducendo di minimi termini i 30 mila funzionari diventati un mondo autoreferenziale circondato da clientes di varia specie e natura.

Per attuare una possibilità di ripresa dell’Unione Europea è chiaro che devono essere mandati a casa gli autori dell’Unione Europea di Maastricht.

In ogni caso, per ora, in considerazione del fatto che Mosca e Washington si parlano e sembrano voler andare d’accordo Bruxelles è del tutto residuale. L’Europa di Maastricht è un cadavere in attesa di esequie.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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