
di Giovanni Fasanella
Un amico mi chiede di commentare le parole (riprodotte qui sotto, nella seconda foto) su identità nazionale, sovranità popolare e unità europea pronunciate dal sottosegretario Alfredo Mantovano all’incontro di Tempi, a Caorle.
—
Carissimo, ho molta stima di Alfredo Mantovano, incarna a mio avviso una destra intelligente con la quale la sinistra intelligente dovrebbe dialogare. Ho scritto dialogare, non confondersi: sono due concetti molto diversi, anche se nell’era dei social vengono spesso confusi e sovrapposti sino a farli coincidere.
Al di là del “Manifesto di Ventotene” -sul quale, da europeista convinto, ho un’opinione diversa- il concetto espresso dal sottosegretario è sostanzialmente condivisibile. Le sue parole toccano un argomento sensibilissimo: la prevalenza delle tecnocrazie finanziare e dei “poteri irresponsabili” sulla volontà popolare. Un predominio che in Italia si è imposto in modo brutale dopo la caduta del Muro di Berlino e la crisi della Prima Repubblica, quando si è affermata l’idea che partiti e Parlamento, espressioni della volontà popolare, fossero degli inutili orpelli, se non addirittura degli ostacoli al pieno dispiegamento della “democrazia dei mercati”. L’Unione Europea si è adeguata alle nuove correnti tecnocratiche, provocando per reazione quei fenomeni che oggi definiamo “populismo” e “sovranismo”, le risposte sbagliate a un problema reale.
E allora?
Nazione e Patria per me non sono delle parolacce. Hanno ispirato le rivoluzioni dell’Ottocento e la decolonizzazione della seconda metà del Novecento. Ma oggi, nei nuovi contesti internazionali, come decliniamo questi due concetti? Questa è la sfida che la sinistra dovrebbe lanciare alla destra.
Poiché mi viene chiesta un’opinione al riguardo, la esprimo. Il progetto europeo -nato per superare i conflitti che hanno provocato ben due guerre mondiali- non ha alternative. Ma questa Europa non mi piace, va cambiata. Vorrei una Nazione e una patria europee. Un’Europa della politica capace di ridimensionare la “dittatura” dei mercati e il potere delle loro élite. Dunque, Costituzione europea, partiti transnazionali, governo europeo eletto direttamente dal popolo, politiche europee in settori strategici come energia, fisco, istruzione, ricerca, sicurezza, difesa…
Già, la difesa: l’irrilevanza dell’Ue nel conflitto russo-ucraino (che rischia di trascinarci in un terzo conflitto mondiale), la sua incapacità di promuovere un processo di pace, la sua sudditanza nei confronti di Usa e Gran Bretagna non sono forse conseguenza anche della mancanza di un esercito europeo autonomo capace di svolgere una funzione di deterrenza?





