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L’EUROPA NON E’ UNA POTENZA AUTONOMA

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di Sergio Restelli

Può l’Europa Ignorare gli Stati Uniti e Assumersi la Responsabilità Politico-Militare dell’Ucraina? L’errore strategico fondamentale dell’Europa nei confronti della Russia è stato il suo approccio alla geopolitica globale come se fosse un attore unitario, senza però possedere le tre fondamentali leve del potere: economico, politico e militare. Negli ultimi decenni, l’Europa ha esternalizzato la propria sicurezza agli Stati Uniti, ha reso la propria economia vulnerabile alla dipendenza energetica dalla Russia e ha frammentato la propria politica in una serie di interessi nazionali privi di una visione unitaria.

Questi tre fattori hanno indebolito la sua capacità di agire come potenza autonoma. Dal punto di vista militare, l’Europa non ha l’industria della difesa necessaria per sostenere una guerra prolungata, principalmente a causa dei costi proibitivi della produzione bellica. Il modello tedesco, che prevede l’uso dei fondi pubblici per sovvenzionare un’industria della difesa po continuità.

L’Europa può Davvero Ignorare gli USA e Affrontare la Russia da Sola? Sì, ma solo temporaneamente. E, in ogni caso, i russi guardano con estremo scetticismo alla possibilità di un’Europa unita e militarmente indipendente. Uno dei problemi più evidenti riguarda le scorte militari europee, che soffrono di gravi colli di bottiglia nella produzione e nei pezzi di ricambio. Questo vale in particolare per i serbatoi dei carri armati, l’artiglieria e le munizioni, tutti elementi fondamentali per la conduzione di una guerra convenzionale.

Attualmente, le forze corazzate europee dispongono di circa:

2.000-2.300 carri armati operativi;

4.000-5.000 veicoli da combattimento per la fanteria (IFV);

8.000-9.000 veicoli corazzati per il trasporto truppe (APC).

In totale, si tratta di 15.000-16.000 unità corazzate. Se l’Europa decidesse di trasferirne metà all’Ucraina, la Russia si troverebbe ad affrontare una sfida significativa, considerando che ha dispiegato circa 11.000-13.000 veicoli blindati sul fronte ucraino.

Confronto della Produzione Militare: Europa vs. Russia

L’Europa, nel suo complesso, produce annualmente:

70-100 carri armati (nuovi, riparati o modernizzati);

800-1.000 IFV/APC.

Questo corrisponde a circa il 55-70% della produzione russa, senza considerare le riparazioni in prima linea.

La Russia, nello stesso periodo, produce:

550-650 carri armati;

600-700 IFV;

500-600 APC.

Oltre 2.000 veicoli riparati e reintrodotti in servizio.

Il totale delle unità corazzate russe consegnate al fronte è quindi di circa 3.700-4.000all’anno.

Nonostante gli sforzi europei, la produzione di carri armati resta inferiore al 15% di quella russa: un divario enorme che rende impossibile pensare a una guerra prolungata senza un cambio radicale di strategia industriale.

I Punti Deboli: Difesa Aerea e Missili

Un altro problema critico per l’Europa riguarda i sistemi di difesa aerea a corto raggio (SHORAD) e la disponibilità di missili.

Attualmente, l’Europa non possiede abbastanza sistemi missilistici modernizzati come il Crotale NG francese, che l’Ucraina necessita urgentemente. Alcune soluzioni potrebbero includere:

l’accelerazione degli aggiornamenti del Crotale NG;

il rilascio da parte della Germania dei missili Taurus.

Tuttavia, queste misure non risolverebbero il problema più grave: la crisi del personale ucraino. L’esercito di Kyiv soffre una grave carenza di truppe e ufficiali addestrati, aggravata dal crollo del morale dopo anni di guerra logorante. La mobilitazione non è più una soluzione praticabile, a causa di una leadership militare inefficace e dell’alto numero di perdite. L’Europa ha inoltre perso la finestra temporale in cui avrebbe potuto fornire un supporto militare massiccio e decisivo.

La Realtà del Potere Aereo

L’Europa possiede una forza aerea teoricamente superiore a quella russa:

1.400-1.600 aerei da combattimento moderni (4ª+ generazione), contro 850-1.000 jet da combattimento russi.

Tuttavia, lo spazio aereo ucraino è saturo di difese antiaeree, il che obbliga gli aerei a volare sotto i 300 piedi di altitudine, riducendone drasticamente la sopravvivenza. Inoltre, l’Europa non dispone di sufficienti munizioni aria-terra per alterare l’equilibrio del conflitto. Aumentare la produzione richiederebbe tempo, risorse e, soprattutto, una volontà politica che al momento manca.

Il Futuro: Tra Guerra e Diplomazia

L’Europa potrebbe teoricamente assumersi la responsabilità di armare l’Ucraina, ma servirebbero:

una volontà politica chiara e unitaria;

investimenti massicci nell’industria della difesa;

un piano strategico di lungo periodo.

Tuttavia, il momento per un’azione decisiva è ormai passato. Forse perché vincere una guerra ai confini della Russia è un’impresa titanica, che nessun paese europeo è realmente disposto a sostenere fino in fondo. La carenza di truppe ucraine e la produzione militare europea troppo lenta rendono insostenibile una guerra prolungata. Per questo, l’Europa dovrebbe lavorare a un piano di pace concreto, non solo per fermare il conflitto, ma anche per riaffermare la propria autonomia strategica e dimostrare di poter gestire la sicurezza continentale senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti.

L’Europa è Esclusa dai Giochi Diplomatici

Il risultato di questa debolezza militare e politica è chiaro: l’Europa è oggi completamente esclusa dai negoziati di pace. Senza una credibile capacità militare, non può esercitare pressione su nessuna delle parti in conflitto.

Negli Stati Uniti, Donald Trump potrebbe ottenere almeno un parziale rimborso per gli aiuti militari inviati all’Ucraina, utilizzandoli come merce di scambio nei negoziati con Mosca. L’Europa? Non otterrà un solo centesimo. Ha fornito armi, sì, ma perlopiù equipaggiamento obsoleto e materiale giacente nei magazzini, con pochissimi sistemi d’arma realmente efficaci.

La guerra in Ucraina ha messo a nudo una verità scomoda: l’Europa non è ancora una potenza autonoma. Finché non sarà in grado di colmare il divario militare, industriale e politico con Russia e Stati Uniti, il suo ruolo sulla scena internazionale rimarrà secondario.

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  • Redazione

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