di Giuseppe Augieri
Due importanti spunti vengono dal summit sull’intelligenza artificiale tenutosi a Parigi, con la copresidenza di Macron e del Premier indiano Mori.
Il primo: l’attivismo di Macron e la positiva risposta di Ursula von der Leyen dicono che gli investimenti si stanno orientando di nuovo in maniera chiara, stavolta verso una tecnologia che è, oltretutto, molto di più di un fatto tecnico. La mole degli investimenti è di 200 miliardi da parte UE, valore al quale si dovrebbe arrivare, con l’utilizzo dei fondi di coesione, circa il 10% dell’investimento totale che dovrebbe poi attivare investimenti privati almeno 10 volte in più di quello iniziale.
Per la Francia invece, che si candida a diventare hab europeo per l’AI, vi sarebbero in aggiunta 109 miliardi di investimento, tutti di natura privata. La disponibilità di Emirati Arabi Uniti (50 miliardi), i canadesi di Brookfield (20 miliardi), gli inglesi(???) Fluidstack (10 miliardi), Amazon (6 miliardi) e poi Apollo Global Management, Digital Realty, Equinix coprono questa cifra. Senza alcuna invidia per i francesi, ma sembra che i tempi siano molto diversi. La Francia parte, l’Europa si vedrà. Auguri.
Il secondo: questo orientamento punterebbe a rendere l’Europa un “terzo polo” rispetto ai due grandi competitori mondiali. Questo almeno è l’interpretazione data da una parte della stampa. Mi permetto di avere qualche dubbio, che non toglie nulla al mio guardare positivamente all’iniziativa. Il fatto che, oltre all’India, anche la Cina abbia firmato il documento finale mentre USA e Inghilterra si siano rifiutati dice che, al di là delle affermazioni e degli “impegni etici” assunti col documento e tutti da realizzare, sullo sfondo resta la divisione dei blocchi.
Le dichiarazioni del vicepresidente USA Vance lo sottolineano: “attenti ai partenariati con regimi autoritari” …. “attenti alle esportazioni pesantemente sovvenzionate della tecnologia 5G cinese”. E poi: «Associarsi con loro significa incatenare la vostra nazione ad un padrone autoritario che cerca di infiltrarsi, radicarsi e appropriarsi della vostra infrastruttura informativa».
Nei fatti, la UE si associa – almeno per ora – al gruppo dei BRICS. La scommessa sulla autonomia e sulla creazione di un “terzo polo” è tutta da verificare. Ma, per quello che per ora conosciamo, è una scommessa che vale la pena giocare.
Sullo sfondo – ma è solo sfondo? – resta il problema dell’impatto sull’economia globale. Occupazione, infrastrutture, specializzazione industriale: si deve prevedere che avranno grandissimi cambiamenti.
Sarebbe opportuno non subirli ma guidarli.




