Paolo Zanotto
Introduzione
L’espressione colloquiale “siamo tutti adulti e vaccinati” è comunemente utilizzata per indicare che un gruppo di persone è sufficientemente maturo e consapevole da prendere decisioni autonome, senza bisogno di tutela o guida esterna. Un’analisi filologica e storico-culturale, tuttavia, rivela che tale formula è il risultato della deformazione popolare di un detto più antico e concettualmente più coerente: “siamo tutti adulti emancipati”. Tale corruzione linguistica non è avvenuta per caso, ma si è consolidata nel tempo attraverso la convergenza di ignoranza popolare, trasformazioni sociopolitiche e, soprattutto, la pervadente influenza dell’industria farmaceutica, che ha sfruttato l’opportunità per rafforzare subliminalmente l’idea della vaccinazione quale sinonimo di maturità e responsabilità sociale.
Origini dell’espressione
L’espressione “siamo tutti adulti emancipati” può essere fatta risalire, originariamente, al pensiero illuminista e liberale del XVIII e XIX secolo. Il concetto di emancipazione era centrale nei dibattiti politici e filosofici dell’epoca, infatti, riguardando la capacità dell’individuo di autodeterminarsi e di essere riconosciuto come cittadino pienamente autonomo. La radice del detto si trova in frasi simili utilizzate in contesti giuridici e sociali, come nel caso dell’emancipazione dei minori, del suffragio universale o dell’affrancamento degli schiavi.
Il linguaggio delle riforme ottocentesche, in particolare nell’Europa post-rivoluzionaria e negli Stati Uniti, abbonda di riferimenti all’emancipazione come momento di maturazione ed assunzione di responsabilità civica. Nelle discussioni sui diritti civili, ad esempio, si parlava della necessità di trattare i cittadini come “adulti emancipati”, ovvero capaci di autodisciplina e autonomia decisionale.
Un passaggio significativo si trova nei dibattiti parlamentari britannici del XIX secolo, in cui il termine “emancipated adults” veniva utilizzato per riferirsi a coloro che avevano ottenuto piena indipendenza giuridica e sociale. Anche in ambito filosofico, autori come John Stuart Mill, nel suo On Liberty (1859), sottolineavano l’importanza di trattare i cittadini come individui emancipati, senza coercizioni paternalistiche da parte dello Stato.
Storpiatura della frase e sua diffusione
L’ignoranza popolare, la trasmissione orale e la tendenza a semplificare espressioni complesse hanno contribuito alla progressiva trasformazione del detto. Il termine “emancipati” era meno immediato e di comprensione meno universale rispetto a “vaccinati”, un concetto molto più concreto e associato a un’esperienza diffusa e tangibile. Questo slittamento semantico è avvenuto in un periodo storico preciso: la prima metà del XX secolo, quando le campagne vaccinali divennero una realtà sempre più pervasiva.
La storpiatura trova terreno fertile nella crescente associazione fra salute pubblica e civiltà moderna. Con la diffusione obbligatoria di vaccini come quello contro il vaiolo, si rafforzò l’idea che il cittadino responsabile dovesse essere non solo autonomo, ma anche sanificato e immunizzato. Simile cambio di paradigma fu facilitato dall’espansione dello Stato sociale e dall’idea di una biopolitica in cui la salute collettiva era un dovere civico.
Il ruolo dell’industria farmaceutica
Il consolidamento dell’espressione “siamo tutti adulti e vaccinati” non rappresenta un mero accidente linguistico, ma è stato abilmente sfruttato dall’industria farmaceutica, la quale ha trovato in essa un veicolo efficace per rafforzare la narrativa pro-vaccinale. Attraverso il linguaggio pubblicitario e l’infiltrazione nei discorsi quotidiani, le case farmaceutiche hanno incoraggiato l’associazione tra maturità e vaccinazione, unendo la necessità sanitaria alla responsabilità adulta.
Già nei manifesti delle campagne di vaccinazione del secondo dopoguerra, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, si iniziò a diffondere l’idea che un cittadino moderno e maturo fosse necessariamente vaccinato, cosa che per l’epoca non era affatto scontata. Alcuni slogan pubblicitari giocavano esplicitamente con il concetto di “adulti responsabili” e “vaccinati”, giungendo a influenzare il linguaggio comune.
Siffatta strategia si è consolidata ulteriormente con la crescente medicalizzazione della vita quotidiana e con il rafforzarsi del potere delle multinazionali farmaceutiche nel discorso pubblico. L’uso ripetuto di questa formula nei media, nei film e nelle pubblicità ha sancito definitivamente il passaggio dal concetto originario di emancipazione individuale a quello di immunizzazione come segno di maturità sociale.
Riflessioni conclusive
L’espressione “siamo tutti adulti e vaccinati”, dunque, lungi dall’essere un’innocua frase colloquiale, costituisce il risultato di un subdolo processo di storpiatura linguistica e manipolazione culturale che ha progressivamente sostituito il significato originario del detto “siamo tutti adulti emancipati”. Questo slittamento è stato favorito da fattori sociopolitici, recepito passivamente dall’ignoranza popolare e promosso in maniera surrettizia dall’influenza sempre più pervasiva e asfissiante dell’industria farmaceutica, che ha colto l’opportunità di rafforzare l’idea della vaccinazione come parte integrante della responsabilità adulta.
Recuperare l’espressione originale significa riscoprire un concetto ben più ampio e profondo di autonomia e maturità, il quale si spinge oltre la mera dimensione biologica e sanitaria per ricollegarsi ai principi di libertà e autodeterminazione che si ponevano al centro della sua formulazione storica. «Le parole sono importanti!», tuonava un certo intellettuale anni fa. D’ora in avanti, pertanto, cerchiamo di ristabilire il corretto modo di esprimersi, vaccinandoci così dall’ignoranza e dalla malafede.




