Home Opinioni L’AFFAIRE ALMASRI, CI VUOLE EQUILIBRIO NON AZIONI DI PROPAGANDA

L’AFFAIRE ALMASRI, CI VUOLE EQUILIBRIO NON AZIONI DI PROPAGANDA

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di Giuseppe Augieri

Si è accennato, da parte di figure di non poco conto, all’ipotesi che la vicenda Almasri sia frutto di un “pacco” ai danni di Meloni. Si può crederci o no: lo vedremo. Ma il punto di partenza è che Meloni non è una persona ma il Presidente del Consiglio dell’Italia. Dunque liquidare il tutto come un tentativo di “distrazione” con annessa discussione da bar, significa avere interesse a chiudere gli occhi.
Questa ipotesi di complotto elenca una serie di “casualità” che messe in fila danno luogo a sospetti. Se lo dicono anche Nicola Gratteri e Paolo Mieli (a La7 “Otto e mezzo”) essi restano comunque solo sospetti, ma è certo che non si può pensare che siano affermazioni “amiche” e di “amici”. Tra le voci, c’è chi si spinge anche oltre: ci sarebbe un complotto internazionale ed è stato guidato da qualcuno che è in Italia. Si ricorda che tutto è iniziato da quando Meloni è stata “notata” alla cerimonia di insediamento di Trump (l Nuovo Giornale Nazionale – TRAPPOLONI E SEGRETO DI STATO) e che questo ha dato fastidio a qualcuno; che “il complotto” non è una novità (Nuovo Giornale Nazionale – DA SIGONELLA A EL DORADO CANYON); e infine che “attentati” ai Presidenti del Consiglio avvengono sempre in coincidenza di posizionamenti politici che portano l’Italia ad avere un ruolo di possibile protagonista. Qualcuno ci aggiunge anche la “trappola” tirata a Berlusconi dopo che questi aveva avviato un’ipotesi di lavoro per portare la Russia in Europa.
Dunque tutti sospetti e tutti indizi: in verità qualcuno tanto circostanziato da ritenersi una “quasi prova”. Ma non una prova per intero.
Per me gli indizi restano indizi e non diventano mai prove: sono all’antica e per me il garantismo non è un optional da sbandierare quando fa comodo. E sono anche contro il complottismo: la narrazione spesso può essere suggestiva, specie in alcuni ambiti, ma alla fine lascia nel dubbio chi la propone e chi vi si oppone. Vale per qualsiasi informazione che venga lasciata aleggiare senza verifica e non mi piace: ma se l’oggetto è la stessa vita democratica di un Paese, il no al permanere del dubbio deve diventare un no senza se e senza ma.
Questo è il punto. I dubbi li tengo da parte. Ma noto che non c’è una, neanche una, di queste qui ricordate vicende di politica che sia stata approfondita per arrivare a conclusioni chiare. I dubbi sollevati dai personaggi dei quali ho citato gli articoli sulla vicenda Almasri si aggiungono a quelli di vicende che conosciamo bene, la più eclatante delle quali riguarda Mani Pulite e l’”esondazione” della Magistratura con un intento illegittimo, chiaramente confessato da alcuni protagonisti della vicenda, a cui è seguito il silenzio. Il che, lasciatemelo dire, è atteggiamento dal sapore eversivo. Si, eversivo: poiché alcune vicende rimaste senza spiegazioni si distinguono da tante altre – la morte di Mattei, la strage di Ustica, la stagione della strategia della tensione, il rapimento di Moro – perché sono dubbi su vicende sulle quali si è poi costruita l’indirizzamento di consensi, risultati elettorali, politiche economiche e sociali ed anche posizionamenti internazionali. Bisogna avere il coraggio di ricordarlo senza mezze parole: si è piegata con essi la democrazia.
Nelle democrazie, anche le più salde, è nota la presenza di quella che gli anglo-sassoni chiamano «deep state», il “sottobosco” di poteri. Non occulti in quanto “struttura” ma invisibili come “apparato”. Lo Stato nello Stato. Che l’Italia possa essere una quasi unica eccezione a non averne a me sembra poco credibile. Che il deep state italiano abbia potuto essere determinante negli episodi citati ed in altri similari è possibile: inutile prendere in giro chi solleva dubbi etichettandoli con il “solito lamento di complotto”. Possibile non significa certo. Gli indizi non sono prove.
Diciamoci chiaro: la questione Almasri assume la stessa rilevanza – e forse anche maggiore viste le esplicite contrapposizioni con le strutture internazionali, anche quelle giudiziarie – delle altre vicende che hanno avuto rilevanza politica assoluta. E quello che si sta facendo, al di là del raggiunto “campo largo” delle trivialità in Parlamento, se anche non vi fosse un “complotto” alle spalle, è quello di una esasperazione di ogni aspetto della vicenda considerando “secondarie” le conseguenze di valenza politica non solo per Meloni e qualche ministro, e neanche solo per l’Italia.
Non si può essere dunque disponibili, ed invito tutti a non esserlo, a che l’intera vicenda resti nelle cronache delle propagande più o meno strumentali alle quali assistiamo.
Sullo sfondo non solo una sfida elettoralistica ed un probabile anticipo di votazioni, ma la stessa credibilità dell’Italia in un mondo che va riposizionando tutte le sue componenti.
Dobbiamo capire cosa davvero è successo. Perché questa verità consentirebbe di verificare la giustezza e la serietà dell’azione di contrasto ad una possibile deriva del Governo ed apprezzare chi la sta compiendo; ma anche, al contrario, l’altrettanto possibile grado di strumentalizzazione di qualcuno dell’opposizione, che sta forzando la mano oltre ogni limite.
Ad essi, se ciò fosse, va ricordato che le dimissioni non sono solo appannaggio di chi governa, ma anche di ignora sconsideratamente la portata delle proprie azioni.

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  • Redazione

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