
Agenzia Nova
L’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), formata dalle giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso, avrà una sua compagnia aerea. Lo ha annunciato il ministro dei Trasporti del Niger, Salissou Mahaman Salissou, aggiungendo che anche il Niger si doterà di una compagnia di bandiera.
“L’istituzione della compagnia aerea della Confederazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes) costituisce una priorità”, ha detto il ministro citato dall’agenzia di stampa nigerina “Anp”, assicurando che il progetto “sta procedendo rapidamente” e prevede il collegamento fra le capitali dei tre Paesi alleati, Bamako, Niamey e Ouagadougou.
Per quanto riguarda la futura compagnia di bandiera nigerina, Salissou ha annunciato di aver incaricato l’Agenzia nazionale per l’aviazione civile (Anac ) di “allentare alcune disposizioni legali per facilitare l’istituzione di queste società”, e l’istituzione di un comitato per accelerare il rilascio delle pratiche burocratiche collegate. Nessun dettaglio è stato fornito sui possibili investitori dei progetti o su quali compagnie aeree potrebbero sviluppare accordi in codeshare per sostenere il lancio dei vettori. Tuttavia, dall’istituzione dei rispettivi governi militari nei tre Paesi saheliani (tra il 2020 e il 2023), le autorità hanno rafforzato la collaborazione con compagnie private come Sky Mali: istituita nel 2019 dopo il fallimento della compagnia aerea di bandiera di Bamako, Air Mali, la compagnia è controllata nella sua totalità dal gruppo emiratino Al Sayegh Group.
Di certo, la sospensione dei voli Air France – che nella regione garantiva dall’Europa quattro voli a settimana su Niamey, cinque su Ouagadougou e un volo al giorno su Bamako – sarà difficilmente revocabile, a beneficio di altri vettori internazionali – tra cui Turkish Airlines – che da fine 2023 si sono prodigati per riempire il vuoto di servizi lasciato dai francesi. La decisione di istituire una compagnia “di bandiera” rientra, ad ogni modo, in una strategia che il portavoce nigerino ha definito “di apertura” nei confronti del continente, sia nell’ottica di migliorare la connettività regionale, sia di facilitare i trasporti all’interno del Niger. Sebbene in passato Niamey abbia avuto delle compagnie aeree nazionali, queste hanno cessato la loro attività per problemi finanziari o mancanza di una gestione sostenibile. L’iniziativa rientra nel più ampio tentativo delle giunte golpiste di affermarsi e rendersi indipendenti a livello internazionale dagli storici partner – in primis la Francia – con cui i rapporti politici, diplomatici ed economici si sono irrimediabilmente deteriorati.
In quest’ottica, i tre Paesi avevano già approvato nei mesi scorsi la messa in circolazione di un passaporto destinato ai cittadini membri degli Stati dell’Aes, garantendone la compatibilità con il documento emesso dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao), blocco regionale da cui lo scorso 31 gennaio è stato sancito ufficialmente il distacco. Il ministro della Sicurezza del Mali, Daoud Aly Mohammedine, ha spiegato che i cittadini dei Paesi aderenti all’Aes potranno scegliere se mantenere il passaporto della Cedeao oppure optare per il nuovo passaporto – già entrato in vigore – alle stesse condizioni e prezzi, e con identiche procedure per ottenerlo dalla polizia di frontiera. “Abbiamo preso tutti gli accordi necessari con l’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale” (Icao), ha rassicurato il ministro maliano. Il passaporto Aes, ha aggiunto Mahammedine, ha lo stesso valore diplomatico degli altri documenti di viaggio e della nuova disposizione sono state informate le rappresentanze diplomatiche e consolari dei tre Paesi, nonché quelle accreditate nell’area Aes.
Sul fronte finanziario, inoltre, gli Stati dell’Aes stanno lavorando anche alla creazione di una banca regionale d’investimento. Il tema, di cruciale importanza per consolidare le ambizioni di autonomia delle giunte militari al potere, è stato al centro dell’incontro tenuto lo scorso 16 gennaio a Bamako, che ha riunito i ministri delle Finanze dei tre Paesi e diversi esperti regionali e durante il quale è stato confermato l’avvio – due giorni prima – di colloqui per l’istituzione di un fondo comune. Anche in questo caso, gli interventi si sono concentrati sull’obiettivo comune di sviluppare le infrastrutture e rafforzare gli scambi commerciali fra i Paesi membri. In apertura dei lavori, il ministro dell’Economia maliano Alhousseini Sanou ha confermato che esiste una tabella di marcia su una serie di progetti ritenuti prioritari per la coalizione, fra cui quello che prevede l’istituzione di un’imposta confederale Aes, lo snellimento delle pratiche di libera circolazione delle persone e delle merci, nonché il sostegno a progetti integrativi per migliorare le infrastrutture di trasporto e garantire la sicurezza energetica dell’area. Fra gli argomenti messi sul tavolo ci sono stati anche l’accesso all’energia e l’armonizzazione delle politiche in materia di appalti pubblici. Questioni che in prospettiva andranno integrate anche nel più ampio e complesso quadro regionale dei Paesi esterni all’alleanza, della Cedeao nonché in quello delle relazioni con potenziali investitori occidentali, tutti attori con i quali i militari non hanno manifestato ad oggi una reale volontà di cooperazione.





