
di Carlo Di Stanislao
“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi”
Erich Fromm
Mentre Washington tira dritto sulla nuova politica tariffaria, l’Europa attende il suo destino. L’Unione si lega al dito la minaccia dell’aumento dei dazi doganali imposti dagli Stati Uniti, definendo la scelta dannosa per tutte le parti. Bruxelles ribadisce fermamente che tariffe basse promuovano la crescita e la stabilità economica – sottolinea la Commissione – e “reagirà con fermezza se sarà presa di mira da tariffe doganali ingiuste”.
I dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai prodotti di Canada, Cina e Messico “non sono la strada giusta. I consumatori pagheranno per questo”, sostiene Klaas Knot, membro del Consiglio direttivo della Bce, in un’intervista al programma tv olandese Buitenhof.
“Una guerra commerciale in realtà ha solo perdenti”, ha aggiunto, sottolineando che le misure restrittive del commercio non arrivano solo dagli Stati Uniti, “anche noi in Europa possiamo averne un po’”.
Non si arresta, tuttavia, la bagarre interne. “Questa sarà l’età dell’oro dell’America! Ci sarà qualche dolore? Sì, forse (e forse no!). Ma renderemo l’America di nuovo grande, e tutto vale la pena per il prezzo che dovrà essere pagato. Siamo un Paese che ora è gestito con buon senso – e i risultati saranno spettacolari!!!”, scrive il presidente Usa sul suo social network Truth riferendosi alle misure draconiane contro Canada, Messico e Cina, che hanno promesso ritorsioni. In risposta, sia Ottawa che Città del Messico hanno affermato di stare preparando tariffe simili sui prodotti statunitensi, mentre la Cina minaccia di adottare “le contromisure necessarie per difendere i propri legittimi diritti e interessi”.
L’idea (già introdotta da Trump nella sua prima presidenza e in parte mantenuta da Biden) è quella di usare le tariffe per stimolare lo sviluppo dell’industria locale e creare occupazione, tutelandosi dalla competizione dei principali produttori globali. Per Trump i dazi sono anche uno strumento che serve a ridurre gli squilibri di bilancia dei pagamenti internazionali degli Stati Uniti (qualche giorno fa, con riferimento all’Europa, ha dichiarato: “They don’t take our, essentially, don’t take our farm products, and they don’t take our cars.”). L’idea che imporre delle tariffe abbia degli effetti negativi, generando una perdita di benessere per la collettività, è una delle poche su cui gli economisti concordano pienamente. Questa perdita di benessere può essere solo parzialmente compensata dal fatto che il gettito generato dalla tariffa possa essere redistribuito alla parte che più ci rimette (ad esempio, i consumatori). Nel grande schema delle cose, un paese può trarre vantaggio dall’imposizione “moderata” di dazi, laddove questa politica sia strumentale a politiche che stimolano la competitività dell’industria locale, ma questo non sembra essere il caso in discussione visto che Trump non ha finora delineato una strategia di politica industriale per gli Stati Uniti.
Al momento difficile slegare la situazione dell’Italia da quella dell’Unione Europea. La sensazione è che Trump stia al momento usando la minaccia commerciale per stimolare l’Europa su altri fronti – come ad esempio la NATO – o per ottenere un impegno dei paesi Europei ad acquistare più prodotti americani (armi, gas o prodotti agricoli). Un settore particolarmente a rischio è quello dell’auto, che vede un saldo commerciale fortemente sbilanciato a favore dell’export Europeo. In un contesto globale già di grandi difficoltà per molti marchi europei dell’auto, l’introduzione di barriere alle vendite verso gli stati Uniti potrebbe ulteriormente compromettere i piani dei grandi paesi produttori, tra cui l’Italia. Concludendo quindi sull’Italia, è davvero difficile immaginare degli scenari. Gli Stati Uniti sono un mercato importante, attualmente il secondo dopo la Germania, e assorbono non solo i principali prodotti del made in Italy, ma anche macchinari, meccanica di precisione e i mezzi di trasporto. Un’eventuale limitazione al commercio avrebbe certamente delle ripercussioni negative sull’andamento dell’economia italiana. Questo non solo perché limiterebbe l’accesso al mercato americano, ma anche perché indebolirebbe anche gli altri principali mercati di sbocco, inclusi quelli degli altri paesi europei.





