
di Giuseppe Augieri
A questo punto non resta che fare un pizzico di ironia, se ce ne è rimasta la forza. So bene che la democrazia non è una partita di pallone: ma sembra che in Italia – ricordando una frase di Churcill – nella migliore delle ipotesi sia proprio così. Talvolta anche peggio.
La vicenda che stiamo vivendo è di una gravità assoluta. L’equilibrio tra poteri, la base indicata da Montesquieu per essere una democrazia – meglio: la base di ogni democrazia che è sorta nell’occidente – è in discussione. Da tempo. Mettiamo da parte per colpa di chi: la questione è talmente rilevante da far venire in secondo piano la ricerca delle responsabilità. Chiunque sia ad aver avviato questo processo, ora esso deve tornare sotto il controllo delle più elementari regole democratiche. Va stoppato e riportato alla “normalità”. C’è invece chi lo considera occasione per “vendette” più o meno personali, odio e invidie ammantati di politica in modo talmente falso che il disgusto popolare per la politica sta crescendo ancora e a dismisura. Si è acceso un “fucarazzo” sotto una pentola piena di benzina: alimentarlo è folle. Siamo nel pieno del sonno della ragione.
Sostengo che la questione del di chi è la colpa viene in secondo piano perché per affrontare tutto questo c’è bisogno di un dialogo, magari acceso ma non guerreggiante. Partire dal definire di chi è la responsabilità non aiuterebbe. Ancora una volta si corre il rischio che l’Italia non riesca a fare i conti con la propria storia: dalla unificazione d’Italia e sino al fascismo, con intermezzi e prolungamenti storici di minore portata, l’additare il colpevole ha sopraffatto la ricerca della verità. E di una pacificazione vera.
Questo che stiamo vivendo, a partire dalla caduta della Prima Repubblica, impone la ricerca di un nuovo – non necessariamente quello originale ma comunque definito, certo, condiviso, accettato – rapporto tra i poteri dello Stato. Questo non è meno rilevante dei due episodi della storia che ho citato. Altro che discussione su premierato e su legge elettorale. La domanda da porre è quale ruolo deve svolgere – in piena libertà definita da regole stringenti – il potere legislativo. L’unico che viene eletto dal popolo. L’unico che è espressione di democrazia popolare. Che ha bisogno ed il diritto di avere una autonomia vera rispetto al potere esecutivo ed a quello giudiziario.
Se riusciremo a capirlo, in questo mondo che va sbandando pericolosamente fuori della democrazia, avremo trovato un’ancora di certezze.





