
di Sergio Restelli
Gli americani dovranno fare un salto di immaginazione politica per poter coesistere con una grande potenza, il cui sistema politico è per loro minaccioso e in contrasto con il loro impegno messianico a diffondere la democrazia. L’alternativa è un’insanabile frattura geopolitica e un disordine globale sempre più profondo.
I due Paesi potrebbero regolarizzare i contatti militari, ad esempio, e separare le discussioni su questioni transnazionali, come il cambiamento climatico, la salute globale e il commercio, da quelle su questioni più spinose, come Taiwan e i diritti umani.
Il mondo di oggi, sta diventando più multipolare che bipolare; se dovesse essere nuovamente afflitto da una nuova rivalità tra Est e Ovest, molti Paesi, compresi i più importanti tra quelli emergenti, probabilmente rifiuterebbero di schierarsi. Anche il sistema internazionale sarebbe molto più disordinato e imprevedibile, e quindi più difficile da gestire e stabilizzare, rispetto al mondo a due blocchi del XX secolo.
La guerra della Russia contro l’Ucraina ha aperto una finestra su questo futuro. Nonostante lo sfacciato atto di aggressione del Cremlino, più di tre quarti dei Paesi del mondo hanno scelto di rimanere in disparte, sperando di superare gli effetti dirompenti della guerra sulle forniture alimentari ed energetiche ed evitando di farsi coinvolgere in un nuovo scontro Est-Ovest.
Alcuni Paesi, come Israele e la Turchia, stanno difendendo le relazioni con Mosca. Molti altri si mantengono nelle grazie della Cina, che con la nuova via della seta ha aumentato notevolmente l’influenza economica e politica nel Sud del mondo. Circa due terzi dei Paesi oggi commerciano più con la Cina che con gli Usa.
In molte parti del mondo in via di sviluppo, la Cina è diventata il prestatore di prima istanza, mentre tra gli indecisi ci sono importanti democrazie come India, Indonesia e Brasile. Nella seconda metà di questo secolo, l’economia indiana diventerà probabilmente la seconda più grande del mondo dopo quella cinese, quella indonesiana sarà la quarta dopo quella americana e quella brasiliana sarà probabilmente tra le prime dieci.
Washington non può dare per scontato che potenze così importanti, indipendentemente dal fatto che siano o meno delle democrazie, si schiererebbero al suo fianco nell’eventualità di uno scontro. Malgrado le sue credenziali democratiche, l’India non si sta allineando né con l’Occidente né con l’Oriente, ma sta cercando di fungere da ponte e da mediatore.
Probabilmente, data la sua vicinanza e i suoi legami commerciali con la Cina, l’Indonesia si orienterà più verso Pechino che verso Washington. Il presidente brasiliano Lula ha dichiarato che le relazioni del suo Paese con la Cina sono “straordinarie”. Almeno per ora, gli Stati Uniti possono contare su partner di lunga data come Regno Unito, Francia, Germania e Giappone, che sono alleati fedeli, ma la loro influenza globale è in declino.
Al termine della Guerra fredda, gli Stati Uniti e i loro partner detenevano quasi il 70 per cento della ricchezza globale. Le proiezioni indicano, invece, che nel 2060 le democrazie occidentali rappresenteranno meno del 40 per cento del Pil mondiale. Inoltre, gli alleati tradizionali dell’America potrebbero non essere disposti a far valere il loro peso collettivo contro la Cina per sempre.
Molti Paesi europei mantengono lucrosi legami commerciali con Pechino e si tengono a distanza dal duello geopolitico Usa-Cina. In quest’epoca interconnessa, le grandi potenze devono lavorare al di là delle linee di divisione ideologiche non solo per gestire il commercio globale, ma anche per affrontare altre priorità condivise, come fermare il cambiamento climatico, prevenire le pandemie e promuovere la salute globale, evitare la proliferazione nucleare e le corse agli armamenti, governare la cibersfera e gestire le migrazioni.
L’inasprimento della rivalità tra grandi potenze renderebbe impossibile la governance collettiva necessaria per affrontare questi pressanti problemi transnazionali. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno vinto con relativa facilità la Guerra Fredda 1.0. Washington può ora rispolverare gli stessi schemi di gioco e vincere la Guerra Fredda 2.0. Ma non sarà così facile.
Se gli Stati Uniti e la Cina vogliono evitare lo scontro e lavorare insieme per controllare un mondo che sarà multipolare e interdipendente, i due Paesi dovranno imparare a vivere l’uno accanto all’altro in un sistema globale ideologicamente diverso e politicamente pluralistico.





