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CHI SALVO’ CHI

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di Niram Ferretti

 
Sublimi gli orfani del Cavaliere. Fu straordinario, ci dicono, soprattutto perchè ci salvò, sì, salvò, dai “comunisti”. Se avesse vinto Occhetto nel 1994 il paese sarebbe stato imprigionato da una grigia coltre di illiberalismo…
Peccato che poi, nel 1996 vinse Romano Prodi che al governo si portò la residualità comunista vera, quella di Rifondazione, poi, nel 1997, Massimo D’Alema, divenne presidente della Bicamerale anche in virtù dei voti di Forza Italia.
Fu quando Giampaolo Pansa utilizzò un termine poi diventato di uso comune, “inciucio” e coniò a proposito di Baffino la definizione “Dalemoni”.
La copertina de L’Espresso del 1996 in cui un D’Alema sornione si guardava nello specchio in cui, al posto della sua immagine appariva quella di un altrettanto sornione Berlusconi divenne la metafora degli anni a venire.
Nel 2003, Luciano Violante in un discorso alla Camera rivolto a Berlusconi, gli ricordò come il PDS nel 1994 gli avesse dato la garanzia che con il cambio di governo, le sue televisioni non sarebbero state toccate.
Per il teatrino dell’opinione pubblica veniva allestita la contrapposizione feroce tra berlusconiani e anti-berlusconiani, tra comunisti e anticomunisti, come all’epoca di Peppone e Don Camillo, ma dietro le quinte, per gli addetti ai lavori, c’era un altro allestimento, quello della complicità, delle smussatine e delle strizzatine d’occhio.
Il cattivi comunisti diventavano improvvisamente buoni. Si è andati avanti così per vent’anni.
Nella XIII legislatura, dal 9 maggio 1996 al 9 marzo 2001 ha governato ininterrottamente la sinistra con quattro governi, di cui due presieduti da D’Alema. Berlusconi ha continuato a prosperare e a incrementare il fatturato, alla faccia dei terribili comunisti che se avessero vinto nel 1994 gli avrebbero confiscato tutto e avrebbero trasformato l’Italia in una Romania affacciata sul Mediterraneo.

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  • Redazione

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