
di Salvino Paternò
Se Atene piange, Sparta non ride.
Se i Poliziotti sono affranti e increduli per le minchiate dal sen fuggite proferite dal loro ex capo della Polizia, non è che i Carabinieri possano tirare un sospiro di sollievo.
Eh sì, perché qui ormai è diventata evidente l’assenza del grande assente.
Sono mesi che l’Arma è nell’occhio del ciclone.
Trasmissioni televisive, talk show, paginate e paginate sui quotidiani.
Ogni essere vivente sulla penisola ha espresso la sua opinione sulle vicende che da Rimini a Corvetto vedono coinvolti i Carabinieri.
Ma l’unico che ostinatamente tace è proprio il comandante generale.
Lo invocano tutti senza avere un pur minimo afflato di vitalità.
La prima che l’ha cercato insistentemente è stata la Cucchi.
Lei, nella sua nuova professione di sarta, o forse di stilista, voleva comunicargli quali, a suo avviso, erano i Carabinieri degni di vestire l’uniforme e quali no.
Ma lui… niente.
Poi l’ha invocato financo la presidente del consiglio nel corso della conferenza stampa di inizio anno, appellandolo: “generale capo dell’Arma” (che a me ha ricordato il vecchio cartone animato di “Napo orso capo”).
Ebbene, in tale occasione gli ha chiesto sia di premiare il Maresciallo coinvolto nella vicenda di Rimini, sia addirittura di sostenere le spese per il procedimento penale al quale è sottoposto.
Ma lui… niente.
Ma mica si sarà defilato perché avrà pensato che doveva pagarle lui direttamente?
Non so voi, ma a me questo silenzio inizia a preoccuparmi.
Ma c’è ancora?
Sta bene?
Qualcuno l’ha visto?
Non è che è successo come al papa del film di Moretti che, non reggendo il peso delle responsabilità, nottetempo sgattaiolava via dalle mura del Vaticano?
Cosa bisogna fare per farlo palesare? Una seduta spiritica?
E comunque, alla faccia dei dinosauri come me che, agli albori della nascita dei sindacati, li guardavano con sospetto, se non con ripugnanza, dico: menomale che ci sono i rappresentanti sindacali, capaci di difendere mediaticamente i colleghi e di tenere testa a chi tenta di infamarli.
Se dovessero aspettare una difesa d’ufficio da parte dei loro comandanti sarebbero già morti e sepolti.
Malgrado ciò, rimaniamo qui in paziente attesa di un’apparizione medianica del “generale capo” che proferisca parole dirimenti e altamente professionali.
Rimaniamo qui…





