
di Marco Pugliese
Groenlandia, più d’una boutade: è assurdo la Ue non abbia mai elaborato un piano strategico
La guerra per l’Artico non è una possibilità futura: è una realtà già in atto da anni. Le tensioni si sono intensificate le nuove industrie, che hanno trasformato l’area in una frontiera strategica di valore incalcolabile. Dal 2007, quando un sottomarino russo piantò una bandiera di titanio sul fondale del Polo Nord per rivendicarne il controllo, si è aperto un confronto serrato tra potenze globali, con Russia, Stati Uniti e Cina a contendersi le risorse e le nuove rotte. La Russia ha militarizzato pesantemente la regione: attualmente ci sono oltre 50 basi operative artiche, più di 40 rompighiaccio, molte nucleari: un investimento che, dal 2014, ha superato i 300 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti, invece, stanno correndo ai ripari con nuove partnership, come l’intensificazione dei legami con Copenaghen per l’accesso alla Groenlandia. E la Cina, con la sua strategia della “Via della Seta Polare”, ha già investito miliardi per inserirsi come attore dominante.
Le terre rare come neodimio, disprosio e praseodimio, fondamentali per l’intelligenza artificiale, l’aerospazio e le batterie avanzate, sono tra i materiali più ricercati. Un singolo giacimento di terre rare potrebbe valere fino a 50 miliardi di dollari. L’ Artico è anche ricco di litio, cobalto e nickel, elementi essenziali per l’industria elettrica e verde, motivo per cui è imbarazzante l’assenza della Ue, di fatto l’isola sta nel giardino di casa dell’Europa. Nel 2023, il mercato globale delle terre rare ha superato i 10 miliardi di dollari e le stime prevedono che triplicherà entro il 2030, alimentato proprio dalla corsa all’Artico. Anche i giacimenti di petrolio e gas non sono trascurabili: secondo l’US Geological Survey, circa il 13% del petrolio non sfruttato e il 30% del gas naturale mondiale si trovano sotto i ghiacci artici. Il valore potenziale supera i 25 trilioni di dollari.
Le nuove rotte marittime permetteranno la navigazione per tutto l’anno attraverso il Passaggio a Nord-Est e la rotta Transpolare, riducendo i tempi di trasporto tra Asia ed Europa del 40% rispetto al Canale di Suez. Entro il 2035, si stima che queste rotte potrebbero generare risparmi logistici per oltre 100 miliardi di dollari all’anno e trasformare l’Artico in un hub commerciale globale.
Elon Musk potrebbe sfruttare le risorse dell’Artico per produrre batterie più efficienti e razzi più leggeri, alimentando una supply chain globale con costi ridotti grazie alle nuove rotte. Ad esempio, il litio e il cobalto artici sono fondamentali per i veicoli elettrici, mentre metalli come titanio e platino, presenti nella regione, sono essenziali per la costruzione di razzi e satelliti.
La Groenlandia, territorio danese ma con un’autonomia crescente, è diventata una pedina strategica mondiale.





