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2025 – IL GRANDE GIOCO (7a) – GROENLANDIA E PANAMA, IL FUTURO DELLA TALASSOCRAZIA USA

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Le affermazioni di Donald Trump su Groenlandia e Panama non sono quelle di un pazzo paranoide, come qualcuno vorrebbe far intendere, ma quelle che impostano la vera strategia geopolitica della talassocrazia Usa.

Come fa notare Agenzia Nova, l’interesse di Trump per la Groenlandia potrebbe alterare la strategia di Russia e Cina nell’Artide.

L’Artide, sottolinea Agenzia Nova, si appresta a divenire il “cuore” del trasporto e della navigazione globali per effetto del riscaldamento globale e qualsiasi cambiamento significativo negli equilibri regionali potrebbe avere importantissime ricadute geopolitiche

Le grandi vie dell’Artico, spesso chiamate “rotte artiche”, sono percorsi marittimi che attraversano le regioni polari nordiche, diventando sempre più rilevanti a causa del cambiamento climatico che provoca lo scioglimento dei ghiacci. Le principali rotte artiche sono:

Il Passaggio a Nord-Ovest – Questo percorso attraversa l’arcipelago artico canadese, collegando l’Oceano Atlantico con il Pacifico. È stato storicamente difficile da navigare a causa dei ghiacci, ma con l’aumento delle temperature, diventa sempre più accessibile per periodi più lunghi dell’anno.

Il Passaggio a Nord-Est – Conosciuto anche come la Rotta Marittima del Nord, segue la costa settentrionale della Siberia in Russia. La Russia ha investito significativamente in questa rotta, dotandosi di una flotta di rompighiaccio nucleari per mantenerla navigabile. Questa via può ridurre significativamente i tempi di trasporto tra l’Asia e l’Europa rispetto alle rotte tradizionali come il Canale di Suez.

La Rotta Transpolare –  Attraversa direttamente il Polo Nord, offrendo un percorso ancora più breve tra Europa e Asia. Tuttavia, questa rotta è la meno sviluppata e la più dipendente dalle condizioni del ghiaccio marino, che sono in continua evoluzione a causa del riscaldamento globale.

L’apertura di queste rotte comporta sia opportunità che sfide. Da un lato, offrono nuovi percorsi di navigazione che potrebbero ridurre i tempi di viaggio e i costi di trasporto, stimolando il commercio globale. D’altro canto, pongono questioni di sovranità.

C’è, infatti, un crescente interesse geopolitico nell’Artico da parte di nazioni come Russia, Stati Uniti, Cina, e i paesi nordici, ognuno con i propri obiettivi economici, strategici e militari. Questo ha portato a un aumento delle attività di ricerca, esplorazione e militarizzazione nella regione.

Il futuro delle rotte artiche dipenderà largamente dalle politiche internazionali riguardanti la governance dell’Artico.

Iari (Istituto Analisi Relazioni Internazionali) analizza cosa succederebbe se lo scioglimento delle calotte polari rendesse accessibile una delle più ambite rotte mercantili del pianeta e rende pienamente l’idea attraverso una cartina.

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Come si può ben vedere, la Groenlandia è strategica per il controllo del sistema dei passaggi a Nord.

I due passaggi costieri a Nord Ovest (North-West Passage) e a Nord Est (Northern Sea Route) sono oggi regolarmente attraversati anche senza ricorrere l’ausilio delle navi rompighiaccio.

Nel giro di pochi anni, secondo Iari, sarà presumibilmente un terzo passaggio, non costiero bensì semi-oceanico, a catalizzare l’attenzione delle grandi potenze: la Rotta Transpolare.

“La crescente appetibilità della Transpolar Sea Route – riferisce Iari – si spiega alla luce di una serie di fattori che, se valutati nel dettaglio, generano un potenziale strategico a dir poco singolare.  Un primo aspetto da tenere in seria considerazione è il tempo, quella variabile che, soprattutto nel mondo di oggi, determina i successi e i fallimenti, i guadagni e le perdite relativi a qualsiasi tipo di operazione. Proprio per una questione di tempo la TSR potrebbe non solo rivoluzionare i traffici marittimi tra Oriente e Occidente, ma addirittura rendere “obsoleta” la fruizione delle sopraccitate rotte costiere artiche. Se, infatti, il North-West Passage e la Northern Sea Route presentano già tempi di percorrenza di gran lunga inferiori rispetto ai canali tradizionali di Suez e Panama, l’apertura della TSR ridurrebbe ulteriormente il periodo di navigazione. Transitando in prossimità del Polo Nord geografico, la nuova Rotta si presenterebbe come il più breve e conveniente collegamento di sempre fra l’Atlantico e il Pacifico. Occorre inoltre tener presente che, a differenza dei passaggi a Nord Ovest e a Nord Est, la TSR si colloca in acque internazionali. Ciò vuol dire che non sarebbe sottoposta agli ordinamenti interni degli Stati costieri, fermo restando l’obbligo di rispetto degli standard globali di sicurezza ambientale vigeSilvano duente anche nell’alto mare”.

Nella cartina si possono vedere le sovranità dei vari Stati sulla regione artica.

Da tenere in conto è il verificarsi di uno shift of power (spostamento di potere). L’Islanda, ad esempio, gode di una posizione geografica ad alto potenziale strategico e, in un quadro di sviluppo futuro della TSR, ha alte probabilità di configurarsi come uno snodo mercantile fondamentale.

La Groenlandia non è da meno.

L’introduzione del nuovo collegamento tra Europa, Asia e America assume una rilevanza ancora maggiore se si considera che le rotte di Suez e Panama sono quasi sature in termini di traffico marittimo e che dall’Asia si registra un costante incremento della domanda di materie prime e idrocarburi.

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La Cina, che detiene ancora il primato mondiale di export, si dimostra sempre più interessata a sfruttare le nuove vie di comunicazione per implementare (e diversificare) i propri traffici marittimi, da cui dipende più di un terzo del Pil nazionale.

Il governo cinese è pertanto assai interessato alla Rotta Transpolare.

“Ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori – fa notare Iari – è stato, soprattutto nell’ultimo decennio, il quadro di cooperazione bilaterale delineatosi tra Cina e Islanda, essendo quest’ultima un futuro attore-chiave della regione. Il corteggiamento cinese nei confronti della piccola nazione insulare del Nord ha avuto inizio ufficialmente nel 2012, con la conclusione di un Accordo di cooperazione in Artico e la stesura di un protocollo d’intesa scientifico-tecnologico. Ma l’amicizia fra i due paesi era già stata istituzionalizzata nel 2009, quando l’Islanda fu il primo Stato europeo ad aprire le negoziazioni sul libero scambio con Pechino, in segno di gratitudine per gli aiuti ricevuti dopo la crisi del 2008. L’asse Pechino-Reykyavik sembra destinato a perdurare e a rafforzarsi, visti gli interessi in gioco di entrambe le parti”.

L’Islanda, come la Groenlandia, occupa una posizione strategica per il controllo delle vie polari.

Va notato che l’Islanda è membro della Nato, come la Danimarca, sotto il cui regno è posta la Groenlandia.

Tra Cina e Danimarca sono in atto rapporti economici significativi, con accordi di cooperazione che includono il “China-Denmark Joint Work Programme” che copre periodi come il 2017-2020 e il 2021-2024, focalizzati su settori come il trasporto marittimo, le infrastrutture e lo sviluppo sostenibile.

La Danimarca è un fornitore importante per la Cina in termini di prodotti agricoli e alimentari, come i maiali, con esportazioni significative di parti anatomiche considerate di lusso in Cina.

Recentemente, c’è stata una riunione della 21a Commissione Congiunta sulla Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra i due paesi, che ha portato alla firma di un Memorandum d’Intesa per rafforzare la collaborazione in settori come la ricerca spaziale e la tecnologia quantistica. Tuttavia, la Danimarca ha mostrato cautela in alcune aree di collaborazione, specialmente in quelle sensibili come la difesa e la ricerca quantistica.

Da tutto quanto sin qui scritto, si evince, come fa notare Agenzia Nova, il rinnovato interesse del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, per “l’acquisto” della Groenlandia – un territorio semi-autonomo del Regno di Danimarca.

Acquisto che potrebbe alterare i calcoli strategici di Cina e Russia nell’Artide.

Come riferisce Agenzia Nova, in una dichiarazione al giornale giapponese “Nikkei”, l’esperta di geopolitica Elizabeth Buchanan, ricercatrice senior presso l’Australian Strategic Policy Institute, ha preso in esame le dichiarazioni di Trump, il quale ha detto che il popolo della Groenlandia trarrà beneficio “se, e quando” quel territorio diventerà parte degli Stati Uniti. “Proteggeremo e custodiremo (la Groenlandia) da un mondo esterno molto malvagio”, ha scritto il presidente eletto.

Le dichiarazioni di Trump sono giunte in concomitanza con una visita privata all’isola da parte di suo figlio, Donald Trump Jr.

Elizabeth Buchanan ha commentato che l’Artide si appresta a divenire il “cuore” del trasporto e della navigazione globali. “Un aumento della presenza o del controllo occidentale sulla Groenlandia – ha sottolineato Elizabeth Buchanan – potrebbe alterare lo scenario costi-benefici per Paesi come la Cina o la Russia, che cercano di capitalizzare le rotte marittime artiche”, ha spiegato l’esperta a “Nikkei”. Un esempio di tali dinamiche potrebbe essere l’aumento dei premi assicurativi per la navigazione, ha spiegato Buchanan, che potrebbero subire rincari “se l’industria percepisse che una sorta di corsa agli armamenti sul territorio groenlandese è imminente”.

Nel rapporto annuale del Servizio di intelligence della Difesa Danese, pubblicato a metà dicembre, come riferisce Agenzia Nova, si legge che la Cina godrà di un maggiore accesso all’Artide grazie all’influenza crescente di Pechino sulla Russia, e che probabilmente sfrutterà tale accesso per rafforzare il suo ruolo nella regione e perseguire l’obiettivo di stabilirvi una presenza militare.

Nel rapporto si legge che l’Artide “ha una notevole importanza strategica e militare come area di dispiegamento per sottomarini nucleari, che possono nascondersi sotto il ghiaccio e, in caso di conflitto, colpire la maggior parte del Nord America, dell’Europa e della Russia”.

La dipendenza della Russia dalla Cina a causa della guerra in Ucraina, secondo il rapporto danese, comporterà però per Mosca la necessità di conformarsi maggiormente agli interessi cinesi.

Se ci fosse un minimo di coerenza, si dovrebbe allora dire che prima si chiude la guerra in Ucraina, fatta da Putin, ma attizzata dai neocon e dai Dem Usa (Noland e Biden) in combutta con il finanziare George Soros e prima si potrà allentare il rapporto tra Russia e Cina, come è interesse primario dell’Occidente.

L’arrivo di Trump Jr., nella capitale della Groenlandia, Nuuk, per una “lunga visita turistica personale” ha attivato le precisazioni del primo ministro della Danimarca, Mette Frederiksen, il quale ha dichiarato martedì all’emittente televisiva danese “TV 2” che il futuro della Groenlandia dovrebbe essere deciso dai suoi abitanti e che la Groenlandia “non è in vendita”.

Non sono indovino e sicuramente non sono capace di penetrare il pensiero di Donald Trump medianicamente, ma a rigor di logica, quando il presidente degli Stati Uniti in pectore  dice di non escludere il ricorso alla forza, intende dire che i Paesi baltici devono ricordarsi di essere nella Nato, non perché obbligati, ma perché lo hanno più volte chiesto e che la Nato, dal punto di vista della deterrenza è tale solo se ci sono gli Stati Uniti, i quali non possono fare il gendarme mentre islandesi e danesi aprono alla Cina.

Buchanan, come riferisce Agenzia Nova, ha sottolineato che Trump non ha bisogno di “acquistare” fisicamente la Groenlandia. Potrebbe di fatto “assumerne il possesso” sostenendone l’indipendenza dalla Danimarca.

In Groenlandia è attivo un movimento indipendentista ben radicato, e la maggioranza dei cittadini è favorevole alla separazione da Copenaghen. La Groenlandia terrà elezioni parlamentari prima del 6 aprile, e le prese di posizione di alto profilo del presidente eletto Usa sembrano tener conto proprio di questo importante appuntamento elettorale. In un discorso di Capodanno tenuto la scorsa settimana, il primo ministro della Groenlandia, Mute Egede, ha dichiarato che “è giunto il momento per noi di fare un passo e plasmare il nostro futuro, anche per quanto riguarda la scelta dei nostri interlocutori e partner commerciali più stretti”.

Come riferisce Agenzia Nova, nell’intervista a “Nikkei” Buchanan ha affermato che Trump, il prossimo Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca e il candidato alla carica di segretario alla Difesa, Pete Hegseth, non dovrebbero concentrarsi solo sull’area europea dell’Artide, ma dovrebbero prestare la stessa attenzione anche al Pacifico settentrionale, e in particolare all’Alaska. Gli Stati Uniti non dispongono di porti in acque profonde in quell’area, e dovrebbero costruirne uno a Nome, una città dell’Alaska occidentale che si affaccia sullo Stretto di Bering, ha sostenuto l’esperta. Più a sud, le Isole Aleutine dell’Alaska ha aggiunto Buchanan “sono un’area strategica per le opportunità di difesa degli Stati Uniti, per dare veramente profondità a tutti i piani del teatro del Pacifico, e per rafforzare le possibilità offensive necessarie a contrastare le forze navali cinesi che stanno avanzando attraverso il Pacifico”. Trump potrebbe anche far leva su una disputa dormiente tra la Russia e gli Stati Uniti per la sovranità sull’isola di Wrangel nell’Oceano Artico, un territorio attualmente amministrato dalla Russia.

P.S.

Le posizioni di Trump sono anche l’ordine di stare a cuccia al tentativo di protagonismo inglese nell’area artica e baltica. Gli inglesi devono rendersi conto che l’impero è finito. Amen.

segue

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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