
di Giovanni Bernardini
Ormai è chiarissimo: Cecilia Sala è un ostaggio in mano ai teocrati iraniani che per la sua liberazione chiedono che venga rilasciato Mohammad Abedini. Abedini è accusato di aver contribuito alla costruzione di un drone che ha ucciso due militari americani.
Non sono un giurista, non mi addentro quindi in discorsi giuridici, mi limito a fare alcune considerazioni usando il semplice buon senso.
Ora, in base al buon senso, i casi sono due.
1) Se l’Iran fosse in guerra con gli USA Mohammad Abedini sarebbe un prigioniero di guerra. Chiedere la liberazione di un prigioniero di guerra rapendo ostaggi del tutto estranei alle operazioni belliche è un crimine di guerra.
2) L’Iran non è in guerra con gli USA. Mohammad Abedini contribuendo alla costruzione di un drone che ha ucciso due militari americani sì è quindi comportato da perfetto terrorista, meglio ancora: se colpevole E’ un perfetto terrorista. In questo caso il rapimento da parte iraniana di una giornalista per ottenere la liberazione di un terrorista è un atto doppiamente criminoso.
Comunque la si voglia mettere l’atto compiuto dall’Iran è un crimine odioso che se fosse stato compiuto da qualsiasi governo occidentale avrebbe provocato reazioni isteriche da parte di tutti i media “progressisti”. Cosa succederebbe se un atto simile lo facesse il governo israeliano? Lascio immaginare…
Non si può incoraggiare la diplomazia degli ostaggi, non si può cedere ai ricatti di una tirannide teocratica, colpevole, è bene non dimenticarlo, di orrendi crimini nei confronti del suo stesso popolo.
Infine, detto per inciso, forse sarebbe bene evitare di recarsi in paesi in cui non vige rispetto alcuno per i diritti umani più elementari.





