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2025, IL GRANDE GIOCO (1) – PREPARATIVI E MINACCE VIA ETERE

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Per il Grande Gioco che si aprirà il 20 gennaio, con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, sono in corso da tempo i preparativi, che comprendono fatti concreti e messaggi dal sapore di pesanti avvertimenti.

Un fatto concreto che ha il sapore di un pesante avvertimento è il bombardamento da parte di Israele dell’aeroporto dello Yemen mentre sulla pista c’era l’aereo del direttore generale dell’Oms, rimasto miracolosamente illeso. L’avvenimento ha preceduto di poco un’esternazione del segretario generale dell’Onu a difesa dell’idea di affidare all’Oms il piano pandemico che toglierebbe agli stati l’autonomia decisionale sulla salute dei propri cittadini.

L’Oms è ormai un ente nelle mani di Bill Gates e delle multinazionali del farmaco, tant’è che, tra i primi atti della sua presidenza, Donald Trump ha fatto saper che uscirà dall’Oms.

Il messaggio, inviato direttamente a Tedros Adhanom Ghebreyesus, è rivolto a nuora perché suocera intenda e la suocera ha un nome preciso: Dem Usa e un cognome altrettanto preciso: Neocons.

Neocons che sono gli estensori del documento “Rebuilding America’s Defenses – Strategy, Forces and Resources for a new century”.

Il documento è stato redatto redatto dal PNAC – Project for the New American Century, con la firma di Donald Kagan, Gary Schmitt e Thomas Donnelly (principale autore) e ha connotato di sé la politica neoconservatrice Usa degli ultimi trent’anni.

Fondato nella primavera del 1997, il Project for the New American Century (Progetto per il Nuovo Secolo Americano) è un’organizzazione didattica non-profit, il cui scopo ufficiale è promuovere l’egemonia americana.

Tra i fondatori troviamo William Kristoll (presidente), Donald Rumsfeld, Dick Cheney e Robert Kagan.

Dick Cheney è stato il vicepresidente di G.W.Bush dal 2001 al 2009 ed è stato il vero protagonista della guerra in Iraq.

Robert Kogan è il marito di Victoria Nuland, la quale è una diplomatica statunitense, Sottosegretario di Stato per gli affari politici dal 2021 al 2024 e vicesegretario di Stato ad interim dal luglio 2023 al febbraio 2024 nell’amministrazione Biden.

Victoria Nuland, con George Soros, è la diretta responsabile della rivolta di Maidan, un vero e proprio colpo di Stato perpetrato a Kiev mentre Joe Biden era, come vice presidente di Barack Obama, l’incaricato di tenere d’occhio l’Ucraina.

Nello stesso tempo Hunter Biden, entrato nel board di Burisma, finanziava i laboratori gain of function attivati in Ucraina e gestiti da un’azienda proiezione del Pentagono.

Molti obiettivi scritti nel documento redatto dal Project for the New American Century, alla luce dei fatti, sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione.

Ed è riguardo a questi che stanno arrivando i messaggi.

Messaggi pesanti, che arrivano direttamente in capo alle persone.

Sta in questa linea di preparazione al “Grande Gioco” anche il messaggio del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitrij Medvedev, il quale ha affermato che il denaro statunitense destinato all’Ucraina è stato saccheggiato.

Il messaggio arriva nel momento nel quale il presidente Joe Biden ha annunciato ieri 2,5 miliardi di dollari in ulteriori aiuti per la sicurezza dell’Ucraina, mentre sfrutta le sue ultime settimane di mandato per aumentare gli aiuti militari a Kiev prima che il presidente eletto Donald Trump prenda il potere.

“Sotto la mia direzione, gli Stati Uniti continueranno a lavorare senza sosta per rafforzare la posizione dell’Ucraina in questa guerra per tutto il periodo del mio mandato”, ha affermato Biden in una nota.

Medvedev ha ricordato “lo stanziamento di un prestito di centocinquanta miliardi di dollari all’Ucraina e poi il saccheggio di quel prestito da parte del regime di Kiev con il coinvolgimento di Hunter Biden (figlio del presidente in carica Joe, ndr). E cos’è accaduto? Il denaro è stato stanziato e saccheggiato con successo. Hunter Biden lo ha rubato tempo fa. Era in attesa di una nuova tranche di denaro, è stato colto da una frenesia di cleptomania da consumo di stupefacenti, ma è stato graziato dal suo premuroso e demente padre”.

Avvertimento pesantissimo, in quanto la vicenda ucraina, conclusasi con l’intervento della Russia che ha invaso i territori di Kiev, è stata preparata proprio sulla base di quelle linee di intervento predisposte dai Neocons e attuata da Victoria Nuland, moglie del co-firmatario del documento “Rebuilding America’s Defenses – Strategy, Forces and Resources for a new century” in compagnia di George Soros.

Il messaggio di Medvedev punta direttamente al cuore del sistema che ha retto le sorti degli Usa e dell’occidente negli ultimi trent’anni.

Mentre nell’etere e dall’etere arrivano messaggi, accadono anche preparativi assai concreti.

Uno di questi lo ha messo in atto Bibi Netanyahu, il quale, distruggendo il potenziale di Hezbollah ha consentito il repentino mutamento di regime della Siria che ora, a pochi giorni dai fatti, appare sempre più come il frutto di una manovra concordata che vede come vincitori gli Israeliani e la Turchia.

Erdogan, nella vicenda, appare sempre più come il vero protettore della nuova leadership che ha conquistato il potere senza resistenza.

E qui sta il segno che il “Grande Gioco” è già iniziato anche in Siria, dove tutti gli attori, ad esclusione dell’Iran, hanno predisposto il loro possibile pezzo di dominio.

Il fatto che i giochi in Siria non siano che all’inizio è dimostrato dall’annuncio che l’organizzazione delle elezioni potrebbe richiedere fino a quattro anni di tempo.

A dirlo all’emittente saudita “Al Arabiya”  è stato Ahmed al Sharaa (noto come Abu Muhammad al Jolani), capo del Comando generale della nuova amministrazione siriana e leader del gruppo salafita Hayat Tahrir al Sham (Hts). “Qualsiasi processo elettorale corretto richiede un censimento completo della popolazione, e anche per questo ci vorrà del tempo”, ha spiegato Al Jolani, aggiungendo che “la stesura di una nuova Costituzione potrebbe richiedere circa tre anni”.

Tanti saluti. Nel frattempo, questo il messaggio, comando io. Si, ma dove può e non ovunque.

Il leader dell’amministrazione post-Assad ha spiegato che a questo riguardo sarà organizzata una “Conferenza di dialogo nazionale” per riunire tutte le componenti della società siriana e formare commissioni tecniche specifiche. “Il precedente regime ha creato enormi divisioni sociali”, ha poi affermato, aggiungendo che ora le componenti siriane “possono coesistere senza preoccupazione”.

Rimane il fatto che parte della Siria è in mano alle milizie filo turche, un’altra parte è in mano ai Curdi finanziati dagli Usa, un’altra parte ancora è nelle mani dei drusi, che hanno in mano il territorio vicino alla Giordania (As-Suwayda).

Infine, e qui si vedrà preso il motivo per il quale Assad è a Mosca, c’è il territorio sulla costa dove ci sono le due basi russe il quale è alawita e gli alawiti (una branca dello sciismo) sono stretti alleati di Assad.

In una possibile composizione pacifica del puzzle i russi e gli alawiti avranno da dire la loro.

Per l’ottimista Al Jolani “la Siria non sarà fonte di problemi per nessuno”. “La liberazione dal regime di Bashar al Assad garantisce la sicurezza della regione per i prossimi cinquant’anni”, ha spiegato. “Non mi considero il liberatore della Siria. Tutti coloro che hanno fatto sacrifici hanno liberato il Paese. È stata prestata molta attenzione a evitare vittime o sfollamenti durante il processo di liberazione e abbiamo fatto del nostro meglio per rendere fluida la transizione del potere”, ha aggiunto Al Jolani. In merito all’Iran, ha affermato: “Spero che Teheran riconsideri la sua ingerenza nella regione”.

La realtà, tuttavia, è ben diversa da quella prefigurata di un pacifico comporsi del puzzle.

La nuova leadership della Siria “sta negoziando” con le Forze democratiche siriane (Fds), coalizione di milizie a maggioranza curda sostenute dagli Stati Uniti, per risolvere le tensioni nel nord-est del Paese, dove sono in corso intensi scontri con l’Esercito nazionale siriano, che comprende fazioni armate sostenute dalla Turchia, ha detto il capo del Comando generale della nuova amministrazione siriana e leader del gruppo salafita Hayat Tahrir al Sham.

L’auspicio, ha affermato, è quello di annettere le Fds alle forze armate governative. “I curdi sono parte integrante della società siriana e non ci sarà alcuna divisione nel Paese”, ha spiegato Al Jolani. In merito al futuro di Hts, che ha guidato l’offensiva contro il regime di Bashar al Assad, il comandante in capo siriano ha spiegato che il gruppo sarà sciolto, insieme alle altre fazioni armate.

Tuttavia, nonostante le proclamate buone intenzioni, ISW, l’Institute for the Study of War scrive che Hayat Tahrir al Sham (HTS) e i suoi alleati stanno affrontando cellule di combattenti organizzate localmente nella Siria occidentale. La risposta di HTS all’attuale violenza sta alimentando accuse di settarismo e attacchi arbitrari, che a loro volta potrebbero innescare ulteriore violenza. HTS ha lanciato una serie di raid contro ex membri del regime di Assad nella Siria nordoccidentale, ma ha incontrato resistenza nelle ex roccaforti di Assad. Combattenti dell’opposizione siriana non specificati continuano a prendere di mira la comunità alawita, alimentando sfiducia e accuse secondo cui gli arresti condotti dalle forze di sicurezza guidate da HTS sono motivati ​​dal settarismo e non dalla ricerca della giustizia per i crimini commessi sotto l’ex regime. CTP-ISW non può verificare la stragrande maggioranza di questi attacchi, ma l’effetto informativo generato dalle voci di attacchi motivati ​​da motivi etnici o settari potrebbe comunque innescare un ciclo di violenza tra le comunità minoritarie e la coalizione guidata da HTS, che è prevalentemente ma non esclusivamente araba sunnita. Il governo guidato da HTS ha tentato di placare le preoccupazioni e rassicurare la comunità alawita sulla sua intenzione di proteggere i diritti delle minoranze, ma ha adottato poche misure concrete per riuscirci.

Come era da immaginare, la resistenza alawita non ha aspettato molto a farsi sentire e qui possono giocare le loro carte i russi che non hanno fatto resistenza alla fine di Assad ma che non intendono certamente farsi sottrarre le basi strategiche siriane sul Mediterraneo.

I media siriani e statali siriani, secondo ISW, hanno riferito che le forze guidate da HTS si sono schierate a Baniyas, circa a metà strada tra la base aerea di Hmeimim controllata dai russi e il porto navale di Tartous e Sett Markho, circa 20 chilometri a nord della base aerea di Hmeimim.

Il ministro degli Esteri russo Lavrov, in un’intervista al quotidiano Izvestia, ha parlato di contatti in corso con le nuove autorità al potere in Siria dedicati alla sicurezza dei russi e dell’ambasciata a Damasco senza dire nulla della questione delle basi di Tartus e Kmeimim concesse in uso alle forze russe dal regime di Assad.

La Russia è “interessata e disponibile” al dialogo anche su altro, si è limitato a proporre Lavrov, sottolineando che Mosca condivide quanto detto di recente dal nuovo leader siriano Ahmed Sharaa, secondo cui le relazioni fra Mosca e Damasco sono strategiche.

“Non abbiamo ritirato i nostri diplomatici da Damasco, la nostra ambasciata continua a operare come molte altre. Stiamo mantenendo contatti con le nuove autorità siriane attraverso la nostra missione diplomatica. Stiamo discutendo di questioni pratiche relative alla sicurezza dei russi e al funzionamento sicuro dell’ambasciata”, ha spiegato, Lavrov, lasciando intendere che ci vorrà tempo perché altre questioni saranno sollevate.

Nel frattempo le Forze Democratiche Siriane (SDF) sostenute dagli Stati Uniti e controllate dai curdi avrebbero continuato ad avanzare nel territorio controllato dall’Esercito Nazionale Siriano (SNA) sostenuto dalla Turchia a est di Manbij, nella Siria settentrionale, il 28 dicembre.  

Le SDF avrebbero affermato di aver conquistato le città di Tal al Arsh e Halawla a ovest della diga di Tishreen. Le SDF hanno ingaggiato l’SNA a ovest della diga di Tishreen negli ultimi giorni e sembrano aver consolidato il controllo sulla diga.

Il 28 dicembre, l’SDF avrebbe dichiarato di aver conquistato tre città lungo il fiume Eufrate tra la diga di Tishreen e il ponte di Qara Qozak. 

La Siria entra nel “Grande Gioco”, ma a distribuire le carte siriane non sarà Al Jolani.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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