di Raffaele Romano
Ormai siamo al tifo più becero ma, soprattutto, più inconsistente ed inutile con urla del tipo: W Meloni! No W Schlein!
A questo è arrivato il livello fra i sedicenti addetti ai lavori: stampa, tv, radio e social dove in moltissimi casi si accapigliano sulle presunte doti politiche dell’una o dell’altra.
La cosa non promette niente di buono in quanto entrambe non sono per niente dotate di capacità politiche significative e rilevanti. L’unica dote degli schieramenti che le supportano è: usare sempre più la spesa pubblica per blandire ora questo ora quell’altro gruppo.
Siamo arrivati a toccare la cifra record di votanti pari ad appena il 46% degli aventi diritto.
Il che vuol dire che alle ultime regionali in Liguria la Meloni con Fratelli d’Italia ha ottenuto il 15,1% e la Schlein col Pd il 28,5%. Gli aventi diritto al voto erano 1.340.000 ma a votare ci sono andati solamente in 616.000. Per cui la Schlein ha preso il 28,5% del 46% che la porta ad avere incassato solo 160.148 voti di lista pari a poco più di un misero 8% dei votanti.
Peggio la Meloni che col proprio partito ha totalizzato solo 84.836 voti di lista pari a poco più del 4,5% di votanti.
Così alla fine Marco Bucci ha vinto con soli 8.400 voti in più di Andrea Orlando.
È molto verosimile che, fra poco, dal 46% si screnderà ancor di più sotto la soglia del 40%.
Invece di chiedersi drammaticamente perché e cosa porre in essere per fermare questa deriva per cui fra poco si voteranno da soli i rispettivi “tifosi”, dell’una e dell’altra parte, le incensano continuamente con doti quasi miracolistiche e non comprensibili come attribuire loro doti di centralità politica e credibilità internazionale.
Entrambe straparlano di rilancio dell’economia di cui sanno poco o nulla in quanto si preoccupano solo di aumentare la spesa pubblica come fosse un pozzo senza fine. L’attuale esecutivo fa pochissimo e l’opposizione fa il pieno dei no quasi sempre priva di proposte alternative solo per stare a galla.
Entrambe si dichiarano e si presentano al ridottissimo pubblico di ascoltatori come “paladine di riforme” ignorandone completamente il senso e producendo solo vari aggiustamenti che non aggiusteranno mai nulla in modo serio e definitivo.
Per contrastare la fuga dal voto degli italiani dovrebbero, prima di tutto, far ritornare a votare gli italiani facendo loro scegliere, con la preferenza o col collegio unico, i propri eletti al Parlamento che, dal 1994, non sono più scelti da loro ma imposti dai vari capi di movimenti che nulla hanno a che fare coi veri partiti.
Il secondo aspetto, ormai irrinunciabile, è il rispristino della politica alla guida del Paese che è, ormai, diventato il Paese delle Procure da 30 anni in qua. Per farlo, però, dovrebbero entrambe spogliarsi del giustizialismo che le attraversa totalmente e che, per loro limitata cultura liberale, è quasi impossibile liberarsene anche perchè sono nate e si sono sviluppate sulla “ghigliottina giudiziaria” altrimenti non sarebbero mai esistite.




