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IL TENENTE COLOMBO ERA COMUNISTA?

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di Eelio Truzzolillo
 
C’è gente che ha letto Marx e crede che il tempo si sia fermato. È rimasta con gli stessi consunti strumenti interpretativi dopo più di 150 anni. Nel frattempo le società sono cambiate un pochino, anche ammesso e non concesso che Marx abbia visto giusto in ogni riflessione che ha fatto (spoiler: non è così).
Ecco che il celebre personaggio Tenente Colombo viene presentato come una metafora della lotta di classe.
Colombo sarebbe un “poliziotto proletario”, “un eroe della lotta di classe” perché consegnerebbe alla giustizia i criminali delle classi agiate.
Ci vuole davvero una mente malata per piegare qualunque cosa allo stesso sistema interpretativo.
Vediamolo nel merito.
1. Il Tenente Colombo è una delle tante serie poliziesche che hanno dominato le produzioni per la tv, per il cinema e i libri gialli. Raramente i criminali sono dei morti di fame perché seguono uno schema semplice: criminale ricco o benestante vs eroe poliziotto. Un criminale nullatenente aprirebbe le porte a riflessioni sociologiche che questo genere di produzioni normalmente non affronta, almeno fino a qualche decennio fa. C’entra nulla la lotta di classe. Anche perché nel telefilm il reato preso in considerazione è sempre l’omicidio (uccidono sia i borghesi che i proletari per usare questa datata terminologia) non l’attentato alle libertà sindacali.
2. Il fatto che il Tenente Colombo appaia trasandato e disordinato non è dovuto a una sua supposta indigenza. Guadagnava 11.000 dollari l’anno (come dice in un episodio del 1972) in qualità di Tenente della polizia di Los Angeles, che al giorno d’oggi corrispondono a circa 85.000 dollari all’anno. Probabilmente all’epoca sarebbe stato identificato come un alleato ed esponente della borghesia (anche per il ruolo che aveva) non come un eroe del proletariato.
3. I suoi modi dismessi e goffi non identificano una classe sociale povera ed emarginata in cerca di riscatto. Sono solo delle caratteristiche ideate dagli autori che lo rendono più simpatico. Inoltre sono anche un trucco che usa per confrontarsi con i sospettati. Questi ultimi, infatti, tendono a sottovalutare il suo finissimo intelletto e la sua straordinaria acutezza proprio perché ingannati dalle apparenze.
4. La sociologia (disciplina che “odio” per motivi personali) ha fatto qualche passo avanti dai tempi di Marx. Vedere la società come un eterno scontro tra poveri proletari e ricchi borghesi datori di lavoro è una caricatura che fa tenerezza. Le società sono molto più complesse. Dove li mettiamo i piccolissimi esercenti, gli artigiani, gli ambulanti, i piccolissimi imprenditori agricoli, chi ha una microimpresa e i milioni di dipendenti pubblici che non lavoravano per i capitalisti ma per lo stato? Tra i ricchi borghesi o tra i proletari oppressi portatori di plusvalore? Le persone con reddito basso, guarda caso, non votano tutte lo stesso partito. Ci sono molti altri fattori che spiegano la dialettica sociale: per esempio l’età, il grado di istruzione, essere atei o religiosi, abitare in città o in una zona rurale, lavorare in un settore in crescita o in declino, vivere in centro o in periferia, avere una visione conservatrice o progressista, essere o non essere ambientalisti, essere un dipendente o non esserlo (e non è detto che tutti i dipendenti siano poveri e tutti quelli che lavorano in proprio siano ricchi), ecc. ecc.
Fate un favore all’umanità e a voi stessi: leggete pure Marx, che è tutta cultura, ma poi non usatelo per indagare il mondo.

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  • Redazione

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