
di Alessandro Roazzi
Come al solito la manovra del Governo arriva agli ultimi spiccioli dell’anno per essere approvata.
Ed una delle due Camere diventa per l’occasione un notaio frettoloso. È già’ accaduto ed accadrà’ ancora in assenza della apertura di un serio confronto sullo stato della nostra democrazia.
Ad esempio partendo dal ruolo della partecipazione che non inizia a Montecitorio o a Palazzo Madama ma fra i cittadini. Non a caso i cives Romani usavano il comitium per decidere le scelte importanti tutto insieme e qualche volta esageravano, lo ammetto.
Del resto quanto contano oggi i pareri delle forze sociali, quanto il dissenso che matura su certe decisioni come ad esempio la elemosina alle pensioni minime che traccia un identikit dell’anziano assai inquietante?
Quanto queste misure incideranno non sulla navigazione del governo bensì sulle opportunità di crescita reale?
La maggioranza dimostra quello che è chiaro da tempo: fa pochissimo e non emerge vera classe dirigente. L’opposizione fa il pieno dei no spesso privi di proposte alternative per stare a galla.
E come si pensa di dare qualità alle nostre Istituzioni con tale “miseria”?





