Home Politica estera UCRAINA, IL GELO DI LAVROV MENTRE SI PENSA A TRUMP

UCRAINA, IL GELO DI LAVROV MENTRE SI PENSA A TRUMP

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La Russia gela le speranze di una tregua in Ucraina, ma prova a definire le condizioni per un vertice, non ancora fissato, fra Donald Trump e Vladimir Putin.

La questione di fondo, come ha fatto ben capire il ministro degli Esteri russo Lavrov, è l’affidabilità.

La Russia, in pratica, non ci sta a giochetti che servano, come Minsk uno e due o come la Serbia degli anni Novanta, a prendere tempo per permettere il riarmo di Kiev e la riorganizzazione del suo esercito.

La posizione della Russia è tanto più chiara, in quanto un cessate il fuoco bloccherebbe l’avanzata su più posizioni al fronte, con la conquista di ampie porzioni di territorio. Avanzata che è stata accelerata nelle ultime settimane, anche in funzione di una sempre maggiore debolezza degli ucraini.

Il quotidiano Izvestia cita esperti secondo cui le località più probabili sono in Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Paesi neutrali, impegnati da tempo in uno sforzo di mediazione fra Mosca e Kiev sulla facilitazione degli scambi di prigionieri di guerra e che non hanno aderito alla Corte penale internazionale.

Izvestia precisa che pur se la Svizzera ha confermato la sua disponibilità a ospitare un vertice Trump-Putin, non potrebbe andare bene perché per Mosca non è più un Paese neutrale. Scarse probabilità anche che la riunione si tenga in un Paese europeo. Ma non si esclude la Turchia.

Mentre si lanciano messaggi relativi ad un vertice Trump-Putin, la Russia gela le speranze di una tregua in Ucraina.

“Un cessate il fuoco è una strada che non porta da nessuna parte”, ha detto in una intervista a giornalisti russi e stranieri il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, secondo il quale “sono necessari degli accordi affidabili”.

“Sulla questione molto è stato detto. Ne ha parlato anche il Presidente russo. Non ci accontenteremo di chiacchiere. Finora abbiamo sentito parlare della necessità di arrivare a un cessate il fuoco, ma nessuno nasconde che l’obiettivo di una tregua è quello di guadagnare tempo per continuare a inondare l’Ucraina di armi e consentire alle forze ucraine di raggrupparsi, di mobilitare personale e così via”.

“Il cessate il fuoco è un vicolo cieco”, ha sottolineato Lavrov. “Abbiamo bisogno di accordi definitivi e giuridicamente vincolanti che documentino le condizioni per garantire la sicurezza della Russia e, naturalmente, gli interessi legittimi dei nostri vicini, ma in un modo basato sul diritto internazionale, che renderà impossibile la violazione di tali accordi”.

Lavrov ha estromesso dai giochi la Francia, rendendo noto che Parigi ha contattato la Russia molteplici volte attraverso canali riservati per offrire assistenza per aprire un dialogo sull’Ucraina, ma senza “senza coinvolgere Kiev”. 

Denunciando il comportamento “ambiguo” della Francia, Lavrov ha messo fuori gioco Parigi in relazione ai possibili negoziati.

Riguardo all’Unione Europea, silenzio tombale.

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  • Redazione

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