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L’ITALICO STELLONE E GIORGIA MELONI

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Sono in molti, e non solo tra i neo pacifisti da salotto che, dopo aver deposto l’elmetto da salotto, accusano Giorgia Meloni (e, ovviamente il suo governo) di essere appiattita sull’atlantismo.

Che gli abbracci a Zalensky siano frutto di intima convinzione o di tattica, non ci è dato sapere.

Quel che ci è dato sapere è che la posizione italiana sull’Ucraina, al di là della facciata e della propaganda, pare tener bene conto di come tira il vento, ossia di come stiano le cose nella realtà.

Il tema riguarda il rapporto con gli Stati Uniti, ossia con chi stabilisce le regole di ingaggio di Zelensky.

Lucidamente impietoso, Lucio Caracciolo, sull’ultimo numero di Limes (5/2023), fresco di stampa, scrive che “Kiev sembra trascurare la traiettoria che Washington di norma esprime un questo genere di impegni [guerre per procura, ndr], dalla gran cassa iniziale («all in») alla fuga in elicottero («hands off»). Motivo per cui di queste guerre non ne ha vinta una”.

In buona sostanza si comincia a sentire aria di Kabul.

Gli americani non hanno alcuna intenzione di morire per Kiev e non metteranno piede sul suolo ucraino. Se un qualsiasi governo europeo osasse pensare di ingaggiare i suoi soldati sul terreno otterrebbe la rivolta popolare. Ergo, l’Ucraina è destinata a fare da sola.

A febbraio 2022 l’Ucraina aveva 43,2 milioni di abitanti. Oggi ne ha all’incirca 30 milioni, con 8,2 milioni di rifugiati all’estero e 5,4 milioni di sfollati.

I russi sono 143 milioni e già questo dice molto di come stanno i rapporti di forza.

L’Ucraina è un Paese che ormai dipende completamente dal sostegno economico estero e la sua ricostruzione, con tutta probabilità, oggi già valutata 411 miliardi di dollari, ricadrà in gran parte sull’Europa.

La guerra, che rimane di attrito e non di movimento, in pochi giorni ha visto morire più di 7 mila ucraini senza che ci siano state conquiste territoriali significative.

Guarda caso, come fa notare Lucio Caracciolo, “i recenti documenti del Pentagono fatti filtrare dal Washington Post mettono in questione la razionalità di Zelensky”.

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere, tramite la Nuland, non senza imbarazzo, che a Vilnius Zelensky deve scordarsi di poter avere il via libera all’ingresso dell’Ucraina nella Nato.

Non solo. Da Washington arrivano segnali chiari di una svolta per il congelamento del conflitto.

Su Foreign Affairs, come riporta Limes, già il 13 aprile scorso, Richard Haass e Charles Kupchan, che Caracciolo definisce “due pesi massimi della cabala che pensa la geopolitica a stelle e strisce”, hanno spiegato, in estrema sintesi, che l’Ucraina non deve autodistruggersi per raggiungere obiettivi al di fuori della sua portata, che può anche evitare di considerare necessario il controllo della Crimea e del Donbass “a breve termine” e propongono un congelamento del conflitto con una fascia smilitarizzata controllata da forze internazionali.

“Nelle ultime settimane – scrive Caracciolo – l’amministrazione [americana] ha comunicato la svolta a Zelensky”.

Gli Usa, dunque, pensano ormai ad una tregua che molto assomiglia alla soluzione coreana.

In questo si inserisce il ragionamento sullo stellone.

Caracciolo dice che ormai “l’affaticato maestro”, ossia gli States, ossia ormai incapaci di reggere la strategia di un’Ucraina che fa la guerra a Mosca per conto di Washington, “non vedrà ragione di interrogarci” sulla nostra lealtà di italiani alla Nato.

Pronti a prendere l’elicottero («hands off») gli Usa saranno felici che ci sia qualcuno che si addossa la responsabilità di usare la diplomazia per facilitare l’esfiltrazione.

E qui, probabilmente, il tatticismo del governo Meloni si dimostra capacità di intendere le reali intenzioni di oltre oceano e di porsi sul terreno di una possibile iniziativa diplomatica che ponga fine al massacro.

Se è così, come è possibile che sia, lo stellone sta guardando benevolmente la presidente del Consiglio italiano, che è anche leader del partito Ecr, il quale potrebbe, con il Ppe, essere chiamato a guidare l’unione Europea nel momento nel quale ci sarà da mettere mano alla ricostruzione dell’Ucraina.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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