di Giovanni Bernardini
MAGISTRATURA
I magistrati sono pronti alla mobilitazione contro la riforma della giustizia, minacciano addirittura lo sciopero.
Da un lato i magistrati rivendicano per la magistratura la dignità di “potere dello stato”, dall’altro sono organizzati in un sindacato e minacciano scioperi come se fossero una qualsiasi categoria di lavoratori, un po’ come se scioperassero ministri e deputati.
E su cosa minacciano scioperi? Avanzano forse rivendicazioni economiche o normative? No, minacciano scioperi perché a loro non piace una certa riforma della giustizia, come se fosse la magistratura, non il parlamento, l’organo deputato a legiferare, come se l’organizzazione della giustizia fosse qualcosa che riguarda non tutti i cittadini ma solo una determinata categoria degli stessi.
E nel concreto cosa non piace ai magistrati della riforma della giustizia? Soprattutto la divisione delle carriere, cioè, in soldoni, il fatto che che il giudice non sia un collega del pubblico ministero, che accusa e difesa siano davvero sullo stesso piano nel corso dei dibattimenti. Qualcosa che, in maniere diverse, esiste in tutti i paesi occidentali, tranne che in Italia.
Spero che il governo non si faccia intimidire e porti avanti con determinazione il progetto di riforma. Del resto sono ormai lontani i tempi in cui gran parte della pubblica opinione considerava i magistrati una sorta di angeli della giustizia, sono in moltissimi ormai a vedere bene quanto una parte della magistratura sia politicamente schierata. Per la prima volta da moltissimo tempo una riforma vera della giustizia è oggi possibile.
Se passerà sarà un bene, un grandissimo bene per il paese e per tutti i magistrati degni di questo nome.




