
di Carmine Paradiso
Il Tempo ha scandito le fasi artistiche della pittura di Pablo Picasso che, con l’elemento regolatore dei flussi vitali della vita, ha sempre avuto un rapporto stretto e amichevolmente conflittuale, da fargli affermare, in modo filosoficamente provocatorio: «Ci vuole molto tempo per diventare giovani», ossimoro che descrive il percorso dalla motivata freschezza della giovinezza sino alla costruttiva produzione dell’età matura.
L’eterna valenza attuale dei veri e grandi Artisti senza tempo, costituisce patrimonio dell’umanità a testimonianza di valori, sentimenti, significati, princìpi e ammonimenti immortali.
Pablo Picasso, oggi più attuale di sempre, spirito libero e svincolato da mal sopportati esterni condizionamenti, rimane al di sopra di meschini particolarismi di ogni parte e natura, veleggiando nella stratosfera dell’umano sentire.
Con la sua “Guernìca”, opera universale realizzata in sette versioni, rivolta alla comprensione e denunzia della sofferenza umana, ha additato e insegnato valori immortali, sferzando la meschinità e la ferocia umana, esprimendo, con l’originalità delle forme contorte e spezzate delle sue figure, il profondo dissenso e ribrezzo, a monito universale contro la forza cieca e ottusa delle guerra, di tutte le guerre.
Sosteneva: “Non posso nei miei dipinti rappresentare il bello, se quanto vedo nella realtà è brutto, cattivo e deforme”.
L’opera, realizzata nel 1937, nata per raffigurare il bombardamento della città basca di Guernìca, ha assunto nel tempo il significato di simbolo universale di denuncia contro gli orrori della guerra e le conseguenze che ogni genere di conflitto bellico produce all’intera umanità.
Per farsi avvolgere e coinvolgere nei profondi significati della sua Arte, è necessario trasportarsi, con un’immaginaria macchina del Tempo, al di fuori degli splendori dei Maestri Rinascimentali, per catapultarsi nella fucina incandescente del Secolo Breve con le sue devianze che anagraficamente le generazioni interessate hanno vissuto, rimanendo impresse nel loro DNA.
Non è agevole auto psicoanalizzarsi, mentre gli Artisti riescono ad illuminare sentieri di vita, tanto noti da risultare invisibili anche ai più attenti osservatori, facendo emergere i sentimenti nascosti nel profondo dell’animo.
Un secolo turbolento, qual’è stato il XX, ha creato nuovi rimescolamenti e mutazioni dell’umano sentire, come nuove erano le vicissitudini che coinvolgevano l’intera umanità.
L’Astrattismo si manifestava nella pittura e nelle Arti figurative in genere, rappresentando un incipit nuovo, mai esistito prima del 1900, periodo di tempo di variegata composizione rispetto ai secoli che lo avevano preceduto. Secolo pregno d’ogni impossibile, imprevedibile ed inimmaginabile sviluppo che la mente umana potesse partorire, coinvolgente l’intero orbe terraqueo, diversamente dalle tragedie precedenti sempre circoscritte in ambiti limitati.
L’aprirsi del XX secolo, come tutto quanto è atteso come novità, si annunziava ricco di smaglianti aspettative, con l’Esposizione Universale, la Belle Époque, la Tour Eiffel, l’industrializzazione generale… ma non aveva ancora disvelato la sua dissimulata indole di secolo nuovo e perverso.
Gli Artisti veri, sono una specie umana che andrebbe catalogata come entità a sé stante, dotati da Madre Natura di un “Quid”, qualcosa in più, originale e diverso, elargendo loro una particolare dote intuitiva, una sensibilità percettiva di quanto li circonda che concede loro la grazia di “vedere”, come antichi aruspici, il presente nella sua evoluzione verso il futuro.
Sintomi iniziali non avvertiti da tutti, ma da loro sì, una preveggenza di sapore mitologico, un avvertimento di non immediata comprensione, come non fu compreso e creduto il vaticinio di Andromaca, mentre la sacerdotessa troiana aveva ragione, bene avendo interpretato il futuro, la sua predizione avrebbe potuto salvare Troia, ma rimase inascoltata.
Gli Artisti veri, da non confondere con ciarlatani di basso livello, sono un “Faro” da seguire per i naviganti, senza la cui luce i loro vascelli andrebbero a drammaticamente infrangersi contro le scogliere sotto la spinta dei marosi.
Accadde così per la corrente dell’Astrattismo, movimento artistico novecentesco, nato spontaneamente in diverse regioni d’Europa, della Germania in particolare, senza una scuola, senza intenti comuni, a dimostrazione della libertà non catalogabile e imprevedibile dei flussi di pensiero.
Andando a maturazione durante l’intero secolo, l’Astrattismo può, a buona ragione, definirsi uno dei movimenti artistici più incisivi e decisivi della storia dell’arte moderna e contemporanea mondiale.
Era la sovversione dei canoni artistici consolidati, anche degli impressionisti francesi, abbandonava la raffigurazione della “Realtà” così quale appare, pur sublimata dal genio del pittore o scultore, per assumere le forme dell’intuizione, delle sensazioni che la realtà ispira, cercando di coglierne l’intima essenza che può assumere aspetti più diversi e perversi dettati da quanto l’anima percepisca e trasferisca in immagini.
Pablo Picasso, andaluso malaguenõ, nato nel 1881, era legato alla classicità tanto da affermare: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, ma ho impiegato tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino“. La spontaneità, la naturalezza dei bambini, la loro innocente e disarmante visione del mondo circostante, erano caratteristiche del suo spirito, come dimostrato dalla sua vita personale vissuta tra instabilità e turbolenze affettive, insofferenza esistenziale che lo portò a cercare sempre luoghi e motivazioni diverse.
Raffaello rappresentava la Bellezza che nell’epoca di Picasso si era nascosta alla vista umana e Picasso visse interiormente questo dramma, dimostrato dalla confessione disarmante, evidente nelle sue opere, andando verso un’autocritica sintomatica del suo percorso d’artista innovativo, portatore, con i suoi involontari colleghi di strada, di fermenti nuovi che si sarebbero compiutamente manifestati nel corso dei successivi decenni.
Non può certo affermarsi che i corsi storici, prima e dopo le eccellenze rinascimentali, siano stati cosparsi di rose e fiori, ma i Tempi cambiano, sempre sotto nuove fogge, mutava sensibilità e consapevolezza delle persone che nell’attesa del nuovo secolo, stavano maturando prospettive e sentimenti prima sconosciuti. I due secoli precedenti, tra Illuminismo e rivoluzioni di fine ‘700 e durante tutto l’800, avevano lasciato le loro tracce ed i loro fermenti.
Infine, la Grande Guerra, la prima mondiale, aveva inciso le carni dei popoli svegliandoli dall’illusione di un’annunciata svolta positiva nella vita, fatta assaporare dalla Belle Époque. Siamo ormai abituati a ricordare le due grandi guerre del novecento come “mondiali”, tutto è abitudine, senza riflettere mai abbastanza che “mondiale” significa riguardante tutto il mondo, infatti, così fu. Era naturale che simili eventi dovessero incidere in profondità sugli animi degli esseri umani.
L’astrattismo nasce e si sviluppa in questo contesto epocale, dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della dura Realtà, per manifestare i propri sentimenti in nuove modalità, attraverso la ricerca della forma pura per il tramite di colori, linee e nuove geometrie.
Con il termine “Astrattismo” si definiscono tutte le forme di espressione artistica visiva non figurativa, dove non vi siano appigli che consentano di ricondurre l’immagine dipinta ad una qualsiasi rappresentazione del “Vero”, nemmeno mediata dalla sensibilità del pittore, come nel caso degli impressionisti.
Convenzionalmente, si attribuisce la nascita dell’astrattismo al russo Wassilj V. Kandinskij, che nel 1910 dipingendo il primo acquerello astratto, ora esposto al Centre Pompidou di Parigi, diffonde un obiettivo da perseguire: ARTE SENZA FIGURE.
Si produsse l’effetto di un’esplosione termonucleare.
La “nouvelle peinture” teorizzava l’uso del colore come rappresentazione di suoni, svincolata dal soggetto, la concezione di astrattismo si svelava nelle figure rigidamente geometriche dei dipinti, legando l’arte alla musica: “impressioni”, “improvvisazioni” e “composizioni”.
Colore e forma intimamente uniti che non potevano esistere separatamente l’uno dall’altro, il loro accostamento produceva effetti ed emozioni potenziati che, presi singolarmente, non sarebbero mai esistiti.
Un’opera, prima di raffigurare un cavallo, un paesaggio, una scena di battaglia, una donna nuda, è la superficie di una tela coperta di colori disposti in un determinato ordine.
Esiste cioè un “ordine” interno alla forma, indipendente da quanto la forma stessa rappresenti.
Kandinskij iniziò la sua evoluzione verso l’astrattismo partendo da una pittura espressionistica con l’accentuazione dei colori, per transitare ad una pittura completamente astratta, priva di figure riconoscibili, ciò che contava era il modo in cui veniva dipinto il soggetto e l’effetto che produceva sull’osservatore.
In quest’atmosfera d’inizio secolo, sulla scia dei grandi impressionisti, in particolare di Cézanne, Pablo Picasso, da lui traendo ispirazione, studiandone ed approfondendone il rapporto tra forme e spazio, scomponendo i volumi, iniziò a dare un nuovo senso espressivo alle sue opere. La sensibilità del pittore fu scossa nel profondo da quanto egli vedeva e percepiva dal contesto a lui esterno, privo della Bellezza che si era nascosta alla vista umana.
Correva la prima decade del nuovo secolo, la svolta artistica del Maestro si manifestava nel 1907 con “Les demoiselles d’Avignon”, opera destinata a cambiare il futuro della storia dell’arte, tracciando un nuovo percorso figurativo.
Con questo grande, innovativo dipinto, Picasso apriva la sua stagione cubista, rimanendo sempre profondamente legato alle opere di Paul Cézanne.
Il soggetto rappresenta una casa d’appuntamenti in Barcellona, con cinque donne nude, porte allo spettatore con linguaggio originale ed innovativo rispetto al passato. Forme e volumi della figura pittorica sono disarmonicamente scomposti, le fanciulle si offrono in visione simultanea da più lati, violando le leggi prospettiche ed anatomiche. Era il superamento di ogni forma tradizionale di rappresentazione del mondo sino ad allora ritratto rispettando le dinamiche della visione ottica umana.
Picasso manifestava il bisogno interiore di dare vita ad un nuovo tipo di espressione che contenesse in sé i cambiamenti fondamentali che stavano avvenendo nella tecnologia, nelle scienze e nella filosofia. Le fonti da cui gli artisti traevano i loro argomenti teorici e, quindi, visivi, erano varie, riflettevano ansie sociali e intellettuali, insite in tutte le culture occidentali del tempo.
Le raffigurazioni in immagini dell’ASTRATTISMO andavano oltre il mondo visibile, secondo l’incipit di Vasilij V. Kandinskij nel suo acquerello, composto di segni e macchie che non assomigliavano a nulla di riconoscibile.
Sino a quel momento, le opere d’arte in Occidente, avevano riprodotto figure umane, paesaggi, scene storiche. La rivoluzione disordinava l’ordine costituito interno alla forma che diventava ora indipendente dalla rappresentazione della forma stessa.
Perché avviene questo grande cambiamento?
Che cosa rappresenta l’arte astratta?
Qual è il suo valore?
L’astrattismo nasceva dalla scelta degli artisti di negare l’orripilante realtà per esaltare i propri sentimenti negativi, intervenendo su forme, linee e colori.
ARTE SENZA FIGURE, l’idea che si potesse dipingere senza figure riconoscibili per se stesse, senza essere fedeli al mondo esterno visibile, si fece strada in Europa già nell’ultimo scorcio di Ottocento. L’invenzione della fotografia e la sua diffusione, provocarono una crisi negli artisti figurativi, che sentirono di non poter competere con la perfezione della fotografia nella rappresentazione precisa del mondo.
Anche per questo motivo, si cercarono nuovi campi di esplorazione, soprattutto si diffondeva un atteggiamento pittorico innovativo, in totale discordanza con i canoni classici: la tela diveniva una superficie sulla quale i colori venivano disposti in un ordine raffigurativo interiore all’ispirazione dell’artista, indipendente dalla forma che appariva rappresentata.
Non è concetto d’immediata comprensione, ma costituisce l’idea fondante dell’astrattismo e del suo significato innovatore del grande cambiamento in atto nell’arte moderna e della metamorfosi del compito del pittore che mutava modalità, essenza e natura, superando la riproduzione visiva dell’esistente a copia e imitazione della natura, verso un uso sempre più libero del proprio linguaggio usando colori, linee, materie.
Il dubbio s’impossessava dell’animo artistico: come sostituire la realtà?
Le risposte assumevano sfaccettature diverse: concentrarsi sul puro colore per esprimere uno stato d’animo; rendere visibili le suggestioni della musica; rappresentare le strutture invisibili della natura, consentendo ad ogni elemento, filtrato attraverso la personale sensibilità, di produrre effetti imprevedibili, in discontinuità con il visibile elaborato alla luce della propria individuale sensibilità.
Nell’Astrattismo “non figurativo”, veniva cancellato dal pennello il modus rappresentativo della Realtà attraverso le espressioni dei personaggi, dei loro indumenti e del contesto ambientale, offrendo ruolo di protagonista all’effetto che il dipinto produceva su chi lo guardava, le sensazioni che suscitava.
Emerge chiaro il significato del termine “Astrattismo” sostantivo maschile diretta derivazione della matrice femminile “Astrazione”, rifiuto della Realtà.
Non va dimenticato il motivo primario della nuova corrente pittorica che voleva astrarsi dalla materialità contemporanea, rappresentandone visivamente il distacco da essa.
Il compito del pittore mutava per sempre, non avrà più il fine di riprodurre l’esistente e visibile a copia e imitazione della natura, divenuto appannaggio della Fotografia, bensì l’uso, anarchicamente svincolato da qualsiasi rigido canone, del personale linguaggio trasferito su tela o diverso supporto, in colori, linee, forme da interpretare secondo la propria sensibilità.
Certo, la sua comprensione richiedeva un’assuefazione alla nuova modalità espressiva anche se, al contempo, poteva risultare di più immediato impatto con la trasmissione di sensazioni subitanee a livello subliminale, entrando in comunicazione diretta con la psiche profonda che, ricevuto il messaggio, lo incamera, introitandolo, permettendole di lavorare su idee e comportamenti personali.
Picasso, evolvendo la propria sensibilità nei processi personali di maturazione ed immedesimazione nella realtà, attraversa i cosiddetti “Periodi”: Periodo blu, Periodo rosa, Cubismo.
Il colore è espressione di se stessi, del proprio animo e di come s’interpreta il mondo visibile e l’invisibile percepito. Mentre i piani geometrici sono forme distribuite nello spazio, seguendo una personale logica interpretativa della realtà visiva, perseguendone la semplificazione nello spazio secondo un ordine geometrico. Nasce la fase artistica del “cubismo analitico“.
Il colore Rosso, il Rosa, l’Arancio e l’Ocra contraddistinguono il cosiddetto Periodo Rosa, distintivo di serenità d’animo, come ispirato dalla Maternità, stato di grazia femminile che induce ad una visione rilassata di quanto è fuori di noi ed influenza il nostro spirito.
Se l’ottimismo in senso pieno è ancora lontano anche da questo periodo cromatico, Picasso aveva superato la fase drammatica del Periodo Blu, in cui figure e tratti delle forme inducevano alla meditazione introspettiva verso qualcosa di confuso e non compiutamente percepito.
Nel Periodo Blu, dal 1901 sino alla primavera del 1904, lo stile pittorico di Picasso aveva avuto tratti originali e nuove soluzioni artistiche, fase artistica scaturita dalla morte suicida dell’amico Carlos Casagemas, come confessato dallo stesso Maestro andaluso: «Quando mi resi conto che Casagemas era morto, incominciai a dipingere in blu».
I dipinti appartenenti al periodo blu sono dominati da toni freddi e spenti, affidati all’utilizzo monocromatico del colore blu, in tutte le sue possibili sfumature.
Picasso scelse il blu, colore bello e spietato per la sua forza espressiva, ma soprattutto per la sua valenza psicologica che gli consentiva di trascendere dalle descrizioni naturalistiche.
In questo modo, colorando le proprie opere di blu e riducendo al minimo gli elementi decorativi, denunciava la decadenza del mondo esterno intorno a sé, evidenziando temi quali miseria, malattia, vecchiaia, infermità, tristezza.
Le opere di questo periodo rivelano una malinconia sottile e poetica di personaggi senza speranza, poveri ed emarginati, esiliati, disperati, detenuti e mendicanti, figure che Picasso indaga impietosamente, caricandole di una matrice patetica e di un alone di mistero e di tristezza.
Nel Periodo Rosa, dalla tarda primavera del 1904 fino al 1906, Picasso abbandonava il colore blu, considerandolo ormai a lui non più consono ed impersonale, adottando una tavolozza composta da gradazioni calde e delicate laddove il colore, nelle sue sfumature più tenere e chiare, dava vita ad un’atmosfera ingenua, fanciullesca, dolcificata, enfatizzata dalla morbidezza e dall’eleganza del disegno.
Il passaggio nella scelta cromatica dal periodo blu al rosa, trovava la sua origine sempre nelle motivazioni profonde dell’artista. L’atmosfera decadente del periodo blu cedeva il posto ad un mondo rosato, più spensierato e frivolo, al mondo del circo popolato da agili acrobati, bambini, pagliacci, equilibristi e fragili ballerine in tutù, nasceva un’atmosfera idilliaca, sospesa tra realtà e fantasia, in una tensione onirica con cui il maestro andaluso esprimeva una visione ottimistica del mondo, libera della componente tragica del periodo blu, ma ancora carica di un senso d’infinita malinconia.
Il Cubismo nelle sue varianti di Cubismo, Cubismo analitico e Cubismo sintetico, è il superamento di ogni forma tradizionale di rappresentazione del mondo, sino ad allora ritratto rispettando le dinamiche della visione ottica umana.
Il sodalizio con Georges Braque ed i suoi paesaggi, evidenziava notevoli affinità con le opere picassiane che Matisse catalogò come «composte da piccoli cubi», le «bizzarrie cubiste». Nasceva il termine «Cubismo» ad indicare quella nuova corrente pittorica della quale Picasso sarà uno dei principali animatori.
Egli, meditando sulle ricerche artistiche di Cézanne, Gauguin, Van Gogh e Manet, che pure tentarono di abbandonare le norme accademiche, aveva ideato un nuovo modo di dipingere, cristallizzato nella definizione «cubismo».
Quello cubista è stato un periodo totalmente inedito e originale, Picasso e Braque dipingevano gli oggetti della quotidianità (chitarre, violini, boccali, frutta) frammentandoli in diverse schegge di realtà, viste tutte da diverse angolazioni, sovrapposte in un nuovo ordine, per rappresentare il fluire del tempo e le diverse sensazioni e percezioni che si hanno di fronte a uno stesso oggetto in momenti diversi.
In questo modo si giungeva ad una rappresentazione delle cose nella loro interezza, in profonda antitesi con la pittura tradizionale, che avrebbe dipinto lo stesso oggetto frontalmente, trattandolo in una sola dimensione.
Il cammino era ormai tracciato, nulla in pittura sarebbe stato più come prima, Picasso veniva consegnato nella Storia dell’Arte alla memoria degli Artisti Eterni.





