Home L'Articolo del Sabato IL VITRIOL PER COMPRENDERE L’ALCHIMIA

IL VITRIOL PER COMPRENDERE L’ALCHIMIA

0

Di Gaetano Barbella

Un pettirosso è morto in Italia dopo aver volato per 2 mila km

BARBELLA UNO

Illustrazione 1: Immagine di un pettirosso. Foto tratta dall’articolo di Valentina Alfarano in trattazione

Un pettirosso che vola per 2 mila chilometri dalla Finlandia muore in Italia: una tragica storia che mette in luce un grave problema ambientale

Pubblicato da Valentina Alfarano il 25 novembre 2024

Ogni anno migliaia di uccelli attraversano cieli infiniti, spinti da un istinto millenario che li guida verso terre più calde. Fra questi, un pettirosso partito dalla Finlandia ha compiuto un viaggio straordinario di oltre 2 mila chilometri, per poi vedere il suo tragitto tragicamente interrotto in Italia, nel cuore del Vicentino.

Il viaggio di 2 mila chilometri del pettirosso dalla Finlandia all’Italia

A Schiavon, piccolo comune in provincia di Vicenza, un pettirosso è stato trovato privo di vita nel giardino del sindaco Simone Dellai. L’uccello si era schiantato contro una finestra, lasciando il segno tangibile di una storia che avrebbe avuto ben altro epilogo. Dellai, accorgendosi di un anello identificativo legato alla zampa, ha permesso agli esperti di scoprire la provenienza del piccolo volatile.

Secondo i dati raccolti, il pettirosso era partito da Helsinki, in Finlandia, dove era stato marcato dagli ornitologi del museo nazionale di storia naturale. L’uccello, come molti della sua specie, stava seguendo una rotta migratoria verso Sud, puntando a un clima più mite per affrontare l’inverno. Tuttavia, il lungo tragitto è stato fatale: i vetri di un’abitazione si sono rivelati un ostacolo insormontabile.

Gli studiosi sottolineano come episodi simili siano purtroppo comuni. Ogni anno, secondo il ‘Wilson Journal of Ornithology’, tra 1,28 e 3,46 miliardi di uccelli muoiono impattando contro edifici. Grattacieli vetrati, illuminazione notturna e superfici riflettenti rappresentano un pericolo crescente per le specie migratorie.

Secondo un’indagine condotta su 18 esperimenti sul campo, sono stati registrati 1.356 impatti su superfici vetrate, di cui il 50% non ha lasciato alcuna traccia visibile, mentre il 14% ha provocato la morte immediata dell’animale. In molti casi, anche quando l’uccello non mostra segni visibili di danni, le probabilità di sopravvivenza sono ridotte.

L’accumularsi di questi incidenti, uniti ai dati allarmanti sulle mortalità annuali, mette in luce un fenomeno che riguarda non solo la fauna locale, ma anche l’equilibrio ecologico globale. La scienza ha ormai stabilito che la perdita di uccelli migratori ha implicazioni sul bilancio naturale del nostro pianeta, con effetti a lungo termine sulle diverse specie che dipendono da questi volatili per l’impollinazione e il controllo degli insetti.

Come evitare la morte di uccelli migratori contro le finestre

In Italia, secondo le stime della Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU), gli impatti fatali sono compresi tra i 15 e i 30 milioni ogni anno. Di questi, solo una percentuale ridotta, pari al 14%, provoca la morte immediata, ma il problema resta significativo.

All’estero, si stanno sperimentando soluzioni innovative per ridurre questi rischi. Strutture come la Aqua Tower di Chicago, progettate con pannelli oscurati e balconi che creano ombre irregolari, hanno dimostrato di essere efficaci nel salvaguardare gli uccelli migratori. In alternativa, l’applicazione di motivi grafici sulle superfici vetrate o l’uso di adesivi raffiguranti rapaci, come aquile o falchi, può dissuadere i volatili dall’avvicinarsi.

Nel contesto italiano, dove l’architettura non è dominata da grattacieli come in Nord America, sarebbe sufficiente adottare misure semplici e poco costose per mitigare il fenomeno un esempio virtuoso, in tal senso, è il ponte “bird friendly” di Genova. Forse, con interventi più diffusi, il pettirosso di Schiavon avrebbe potuto completare il suo viaggio verso il caldo Mediterraneo.

Vi sono due modi di concludere la vita di qualsiasi vivente, dettati dalla gioia o dal dolore, ma l’imprevisto è gastigante, tutto ciò che non vede, come per il pettirosso. Ma il suo caso è particolare perchè circoscrive il campo d’azione della morte, che riguarda – se si parla degli umani – tutti coloro che hanno profuso energie in modo speciale, e per tutta la loro vita. E ancora il pettirosso mostra un esempio con il suo lungo viaggio straordinario di oltre 2 mila chilometri,  dalla Finlandia per poi vedere il suo tragitto tragicamente interrotto in Italia, nel cuore del Vicentino. Tutto a causa di una vetrata non percepita dal pettirosso preso dal lungo viaggio.[1]

Il Vitriol alchemico attraverso la geometria del biliardo matematico

L’imprevisto della vetrata del pettirosso che gli ha causato la morte è l’argomento che ora tratterò.  

L’imprevisto è la vetrata che tanto ricorda il Vitriol dell’alchimia e che forse può aiutarci nella comprensione dell’uomo preso dalla ricerca interiore per conseguire la Pietra filosofale.

Col termine vitriol (dal latino medievale vitriòlum) nell’alchimia ermetica si fa riferimento a vari materiali di lucentezza vitrea, particolarmente forti e acidi come il vetriolo, l’acido solforico, o altro solfato metallico, utilizzato ad esempio come composto della polvere di simpatia.

Sul piano metaforico indica in realtà il procedimento alchemico della Grande Opera, che consiste nel dissolvimento degli aspetti più duri ed egoistici della persona, così come degli elementi fisici più grossolani, per ricomporli in forma nobile e giungere alla realizzazione della pietra filosofale.

L’espressione stava a indicare l’esigenza di scendere nelle viscere della terra, cioè negli anfratti oscuri dell’anima, per conseguire l’iniziazione, operando quella trasmutazione della materia nello spirito che avrebbe permesso di conseguire l’immortalità e riportare alla luce la sapienza, attraversando le diverse fasi dell’Opera alchemica, cioè nigredo, albedo, rubedo.

A tal fine occorreva appunto un acido come il vetriolo in grado di sciogliere anche la pietra più dura e provocare le trasformazioni più radicali. Spesso era simbolizzato da un leone verde intento a divorare il sole, capace cioè di disciogliere l’elemento più elevato e incorruttibile, conferendo un potere totale e illimitato.

Il colore verde era ciò che risultava dalla distillazione dell’acqua di vetriolo e dello zolfo, come testimonia un trattato arabo del XIII secolo:

«Si distilli il vetriolo verde in una cucurbita o in un alambicco, usando il fuoco come strumento; prendendo quanto ottenuto dal distillato lo si troverà chiaro con una sfumatura verdastra.»

(Epistola di Gàfar al-Ṣādiq sulla scienza dell’arte [alchemica][2]

Un leone di colore verde ingoia il sole. La scena è di quelle che racchiudono un enigma e un viaggio: colui che sarà in grado di proiettare all’esterno un problema interiore, sarà anche in grado di mettersi in cammino verso una propria trasformazione. Inghiottire l’astro di fuoco significa infatti riappropriarsi di quelle energie che inconsapevolmente abbiamo proiettato all’esterno, ricapitolare e vagliare le proprie esperienze. Il leone verde “rappresenta la capacità da parte dell’alchimista di utilizzare le facoltà che lo legano al mondo, rivolgendole verso il suo interno. Solo così esso potrà riconoscere, animare e liberare le tre sostanze di cui si dovrà servire: Zolfo (Anima), Mercurio (Spirito) e Sale (Corpo). Processo non facile, in quanto si tratta di mortificare il proprio Ego, e il sangue copioso che cola dalla bocca del leone ne è la rappresentazione più evidente”.

Infatti si ha modo di concepire il Vitriol col biliardo matematico applicato alla foto del pettirosso per trarvi la rete del Vitriol che imprigiona il Leone. La bilia immaginaria deve passare per le estremità delle ali dell’uccello che costituiscono le traccie della forza del volatile e, quindi, del leone in lui.  È un modo simbolico per risolvere il problema del Vitriol che imprigiona il Leone alchemico. Infatti si ha modo di concepire il Vitriol col biliardo matematico applicato alla foto del pettirosso per trarvi la rete del Vitriol che imprigiona il Leone. La bilia immaginaria deve passare per le estremità della ali dell’uccello che costituiscono le traccie della forza del volatile e, quindi, del leone in lui.

La storia del pettirosso che muore per essersi infranto su una vetrata dopo aver fatto un lunghissimo viaggio di 2000 km, si rispecchia nella prova alchemica del Leone Rosso, un vecchio Re che combatte le ostilità della vecchia Regina, e alfine stremato cede tutta la sua potenza e, naturalmente anche la Regina è stremata per la sua azione contraria, non può che finire anch’essa sfinita. Ed è come se ci fosse la simbolica “vetrata”, gli alchimisti la concepiscono come la rete di un pescatore, per finire entrambi contro di essa la loro storia al contrario di come è iniziata.

Barbella 2

Illustrazione 2: Sviluppo del biliardo matematico sulla foto dell’illustr. 1. La traccia nera della traiettoria scelta per la bilia immaginaria, che lega le due ali (simbolo del Leone rosso alchemico), una volta svolto il biliardo matematico, non hanno modo di giungere in “buca”, cioè in due angoli del rettangolo della foto. È tutta la forza che si esaurisce per traformarsi in amore, e in alchimia è la nascita del Mercurio Ermafrodito, il Sigillo di Hermes.

La conclusione del biliardo matematico dimostra che la forza del Leone alchemico è prigioniera della rete del Leone del Vitriol. La traccia del biliardo matematico è chiamata in alchimia il Sigillo di Hermes.

La storia del pettirosso che muore per essersi infranto su una vetrata dopo aver fatto un lunghissimo viaggio di 2000 km, si rispecchia nella prova alchemica del Leone Rosso, un vecchio Re che combatte le ostilità della vecchia Regina, e alfine stremato cede tutta la sua potenza e, naturalmente anche la Regina è stremata per la sua azione contraria, non può che finire anch’essa sfinita. Ed è come se ci fosse la simbolica “vetrata”, gli alchimisti la concepiscono come la rete di un pescatore, per finire entrambi contro di essa la loro storia al contrario di come è iniziata.

La «coniuctio oppositorum» alchemica di Cipriano Piccolpasso

Questa fase alchemica, vissuta dall’alchimista nella prima prova della Nigredo, detta della «coniuctio oppositorum» alchemica, è raccontata da Cipriano Piccolpasso con “Li tre libri dell’arte del vasaio“, opera del 1500. 

Egli è stato anche architetto, storico, ceramista, e pittore di maioliche, italiano. Nel libro citato compare un’illustrazione in cui è rappresentata una colomba sormontata da una croce.

Le sue zampe sono saldamente legate ad una grossa pietra e il tutto rappresenta il simbolo dell’unità della materia, la cui difficoltà del processo alchemico per ottenerla, trapela dal filatterio in cui vi è iscritta la parola IMPORTUNUM (fig. 3).

La colomba, segno di sublimazione alchemica, rappresenta l’azione dello spirito sulla materia, un ruolo importante della seconda opera del Magistero Alchemico. Tuttavia il solido legame che la unisce alla pietra, lascia intendere che questa, nel trattenerla, incide nel processo con la sua azione specifica, la forza di gravità, propria della materia. È ben chiaro così che venendo meno questa forza, il prodotto della sublimazione s’invola, vanificando così il lavoro dell’alchimista, e questo non ha senso che avvenga.

Brbella3

Illustrazione 3: La colomba di Cipriano Piccolopasso

Ecco lo scopo del legame che unisce i due per l’argomentata coniunctio oppositorum che è l’unione fra i due.

La croce, posta in alto dell’immagine indica l’atanor, ossia il crogiuolo (sinonimo di croce appunto), strumento dell’Arte del Fuoco, ovvero la Via Secca.

Più da vicino la pietra e la colomba rappresentano lo solfo e mercurio alchemico (la Salamandra e la Remora) che si azzuffavano dilaniandosi.

Questi due principi “abitano” il vaso alchemico e la lebbra che affligge la Materia Prima, più che identificarsi con il fisso o con il volatile, col corpo o con lo Spirito, risiede nella loro mancata integrazione, nella loro separazione. L’alchimista, quindi, non potendo rinunciare né all’uno né all’altro, deve riuscire ad amalgamare e fondere insieme Spirito e Corpo, realizzando la coniunctio oppositorum. Gli opposti devono prima lottare divorarsi ed uccidersi a vicenda perché la loro unione possa realizzarsi. Questa operazione ha due aspetti, quello del costringere la terra corporea e pesante ad elevarsi verso le regioni dello Spirito e quello consistente nell’obbligare lo Spirito ad abbandonare i “cieli filosofici”, ove può spaziare liberamente, costringendolo a discendere nelle regioni più pesanti e condizionate dai vincoli terrestri perché possa vivificare rivitalizzare e “rendere consapevole” il corpo.

Ed ecco spiegata la forza di gravità nel legame della colomba con la pietra della fig. 2, che è artefice dell’unione forzata della terra col cielo, ovvero dell’uomo della materia che riceve in sé la luce spirituale che altrimenti mai l’avrebbe.

La geometria del Sigillo di Hermes

Alle pagg. 150-156 del libro “Il Mistero delle Cattedrali” di Fulcanelli, Edizioni Mediterranee, è posta in evidenza tutta una tematica ermetica incentrata su una cintura tessita secondo linee incrociate, nell’intento di rappresentare la superficie del solvente mercuriale quando è stato preparato canonicamente. L’illustr. 4 (nel libro è la tav. XLII) mostra questa cintura indossata da San Cristoforo che porta sulle spalle il Bambino-Re secondo la nota leggenda della quale riporto la parte saliente che riguarda il segreto riposto nella suddetta cintura.

«La cintura di Offerus, il nome pagano di san Cristoforo ancor prima di essere santo, secondo la leggenda, «è trapunta secondo linee incrociate, simili a quelle che si vedono sulla superficie del solvente quando è stato preparato canonicamente. Questo è il segno, che tutti i Filosofi riconoscono per indicare, esteriormente, la virtù, la perfezione e l’estrema purezza intrinseche della loro sostanza mercuriale. […] Questo segno, gli autori l’hanno chiamato Sigillo di Hermes, Sale dei Saggi, ‒ cosa questa che getta la confusione nello spirito dei ricercatori, ‒ segno e impronta dell’Onnipotente, ed anche sua firma, ed ancora Stella dei Magi, Stella polare, ecc.

Barbella 4

Illustr. 4: Bourges. Palazzo Lallemant. Leggenda di San Cristoforo. Immagine tratta dal libro “il mistero delle cattedrali” di Fulcanelli. Disegno dell’autore

Questa disposizione geometrica sussiste ed appare con maggiore definizione quando si è messo a sciogliere l’oro nel mercurio, per portarlo al suo stadio primitivo, quello di oro giovane o ringiovanito, in una parola di oro bambino. Per questa ragione, il mercurio, ‒ fedele servitore e Scel della terra, ‒ è chiamato Fontana di giovinezza. Quindi i Filosofi si esprimono chiaramente quando insegnano che il mercurio, una volta effettuata la soluzione, porta il bambino, il Figlio del Sole, il Piccolo Re (Reuccio), come una vera e propria madre, perché, in effetti, l’oro, nel suo seno, rinasce. «Il vento, – cioè il Mercurio alato e volatile, – lo ha portato nel proprio ventre », ci dice Ermes nella sua Tavola Smeraldina. […].».

Notare che nelle iconografie le culle sono le classiche ceste di vimini intrecciati dove è adagiato il bambino ermetico appena nato.

Altra iconografia d’arte in cui si rintraccia la tessitura del “Sigillo di Hermes” in questione è la famosa opera a bulino, Melencolia I, di Albrecht Dürer in cui si nota chiaramente la cintura tessita con linee incrociate che cinge la vita dell’angelo, come quella di San Cristoforo dell’illustr. 4 che io ho evidenziato colorandola.

 Barbella 5

 

Illustrazione 5:  Melencolia I di Albrecht Dürer. La cintura tessita con linee incrociate a losanghe.

 

 Ma con sorpresa si scopre che Albrecht Dürer supera le aspettative in materia della geometria preparatoria per allestire telai strutturali come quello dell’illustr. 5 su cui ci si può credere opera sua. Non si è limitato a disporre l’angelo con la cintura tessita con linee incrociate, ma ha predisposto un altro telaio geometrico per simulare la tessitura a losanghe e dar la prova che la sua opera è a norma del Sigillo di Hermes. Prova ne è l’illustr. 6 mostrata di seguito.

 barbella 6

Illustrazione 6:  Melencolia I di Albrecht Dürer al vaglio del biliardo matematico.  Nella mano destra: unita alla stella cometa fanno da credenziali.   

 Il telaio del biliardo matematico è la replica della cintura dell’Angelo che tiene il compasso nella mano destra. Partendo da 0, dopo 7 riflessioni sui lati della xerigrafia, la linea va nell’angolo di destra 8 della campana che si mette a suonare. La linea inversa, che parte da A del compasso, pervenendo in B, dopo diverse riflessioni sui lati perviene nell’angolo D di sinistra illuminato dalla stella cometa: è il segno dell’Albedo, l’inizio dell’Opera al bianco.

<< Ora Gerico era saldamente sbarrata dinanzi agli Israeliti; nessuno usciva e nessuno entrava. Disse il Signore a Giosuè: « Vedi, io ti metto in mano Gerico e il suo re. Voi tutti prodi guerrieri, tutti atti alla guerra, girerete intorno alla città, facendo il circuito della città una volta. Così farete per sei giorni. Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe. Quando si suonerà il corno dell’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno e il popolo entrerà, ciascuno diritto davanti a sé » >> (Giosuè 6, 1:5).

Infatti, nel caso di Melencolia I di Albrecht Dürer, dopo la settima riflessione, giungendo nell’angolo a destra (non è una riflessione), suona la campana e il buio della Nigredo (le mura di Gerico) si prepara la primavera dell’Albedo del segno dell’Ariete, il giorno del solstizio d’inverno.

La Forza Verde del Vitriol

Il futuro di molti personaggi celebri della scienza, grazie ad una misteriosa Forza Verde, è prevedibile per gli effetti che le loro scoperte lasciano, permettendo alla scienza di progredire, ma per Adolfo Rol (Torino, 20 giugno 1903 – Torino, 22 settembre 1994) non è la stessa cosa. Tuttavia la sua traccia indelebile, la sua fama di sensitivo, deve aver potuto fare l’analoga cosa, attraverso il suo spirito che gli ha permesso tanti prodigi. Quello spirito che gli fece dire:

« Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla! ». Ma continuò a scrivere.

Barbella 7

Illustrazione 7:  Gustavo Adolfo Rol nei primi anni settanta.

Ma la scienza ermetica ci permette di capire la natura di questo spirito per vederlo operare in tanti processi alchemici attraverso una vastissima letteratura. Ed è proprio il disegno del compasso dell’angelo della cartografia dell’illustr. 7 a suggerire il segno caratteriale della lettera L, che rimanda all’origine Fenicio di Lamed fig. 8.

Il Pungolo

L’ideogramma più antico è il pungolo come un punto interrogativo, da cui proviene il grafema fenicio simile alla nostra L maiuscola in corsivo, al contrario, è la lettera Lamed dell’ebraico quadrato.

Barbella 8

Illustr. 8:  Lamed ebraica. Opera dell’autore.

Con il pungolo, il conduttore di buoi toccava l’animale per spronarlo a camminare. Si tratta del potere di controllare gli istinti, frenandoli o spronandoli, stimolandone la forza per utilizzarla ai propri fini. Questi istinti, possono essere intesi come forze primordiali, energia non ancora canalizzata.

È uno strumento che si collega al pastorale del vescovo, così allo scettro del re. In pratica è il bastone di Comando, ed è prerogativa di tutti coloro che guidano verso l’avvenire (maestri). È la bacchetta magica che simboleggia la volontà magista.

Il termine maestro, in ebraico di dice Alluf, parola formata dalle lettere Alef-lamed-Qof. Alef e Lamed sono il bue e il pungolo: da sole formano la parola divine El, ma “el” è anche preposizione che indica la direzione “verso”. Lette al contrario, Lamed e Alef, formano la parola “Io” che significa “no, non” e possiamo interpretarlo come il voltare le spalle al divenire. Oppure il movimento verso Alef, verso l’origine, il nulla, il non essere. E in effetti nel linguaggio biblico “aol” è spesso anche negazione.

In sintesi, possiamo affermare l’equazione secondo cui El sta a Lo come l’essere sta al Non essere (El : Lo = Non essere)[3].

La Torre

La lamed è la più alta delle lettere dell’alfabeto ebraico, e nello Zohar è chiamata “Torre che vola in aria”. essa è l’origine di ogni aspirazione a liberarsi dalla grossonalità e dalla pesantezza per innalzarsi nelle sfere celesti.

Al negativo ciò può limitarsi ad un idealismo romantico. Viziato da false pretese emotive; al positivo invece diventa un’ascesi spirituale, compiuta non in modo privato e segreto, ma tramite un mutato atteggiamento nel campo dei rapporti interpersonali.

La Lamed è all’origine di ogni forza ascensionale che ci porta a superare le leggi di gravità e a scoprire la vastità della libertà dello spirito.

Lamed è tutto il contrario di ciò che trattiene, prende, attacca, possiede: è l’opposto della sete e del desiderio di possesso che possono rendere l’individuo egoista e aggressivo.

Rappresenta, invece, l’espansione, che è l’immagine simbolica del braccio teso che abbraccia e espanade il proprio campo d’azione e il proprio orizzonte, o meglio ancora dell’ala dell’uccello che si dispiega per prendere il volo, partire, evadere, elevarsi in cielo.

Ancora, lamed prende sotto la propria protettiva, distende, allarga, collega, riunisce, protegge. Come agente di collegamento permette a tutti gli elementi di organizzarsi, di mettersi in movimento e quindi di espandersi[4].

La Scala di Giacobbe

La forma della Lamed è stata paragonata alla Scala di giacobbe (Sullam), la cui base tocca la terra e la cui cima arriva al cielo, e lungo la quale gli angeli salgono e scendono.

Tutto ciò è un bellissimo simbolo di unificazione degli opposti, dell’Alto e del Basso.

Non a caso, la forma della Lamed ingloba un semicerchio e una retta, il moto rettilineo e quello circolare. Il modo più esatto di rappresentarsela in tre dimensioni è dunque quello di una scala a chiocciola, ovvero di una spirale, che si innalza verso il cielo.

La Lamed non esprime solo la Potenza dell’anima di ascendere, ma anche la capacità di discendere, intese come aspirazione ed ispirazione[5].

Il serpente

La lettera Lamed ricorda l’immagine del serpente che si solleva verso l’alto. La tradizione ebraica afferma, che prima del peccato dell’Adam, il serpente camminava eretto come gli esseri umani ed era il re degli animali. Solo dopo il peccato, il Creatore decretò al serpente che «tu camminerai, striscerai, sul tuo ventre».

Ciò implica che il serpente non striscaisse affatto, perciò nell’ebraismo si pensa che prima camminasse eretto e fosse, si dice il re degli animali.

Nella lettura numerica, vi è l’equivalenza numerica tra il termine Maschiàch (Messia) e nachàsh, (serpente), entrambi con valore ghematrico 358.

Questa equivalenza, dicono i rabbini, dimostra che la redenzione operata dal Messia rimetterà tutti in piedi, tutti risorgeranno[6].

Kaf + Vau + Yod

Guardando la lettera Lamed da vicino, si possono riconoscere in essa una Kaf in basso, e una Vau al centro e una Jod sopra. Si potrebbe semplicemente pensarla come un razzo a tre stadi: la parte circolare in basso è la prima spinta, che la porta in orbita intorno alla terra. Poi viene la Vau, il viaggio ascensionale verso gli spazi esterni. Infine anche questo vettore viene superato, e rimane solo la navicella trasportante la consapevolezza, la Yod, indirizzata alla scoperta dell’infinito. Dal punto di vista della Consapevolezza divina, le tre lettere componenti della Lamed rappresentano i tre livelle della realtà: Mondi, Anime e Divinità [7].

Insegnare e Imparare

Lamed vuol dire sia insegnare (lelamed) che imparare (lilmud); insegnare e imparare sono, praticamente la stessa identica cosa.

Con la lettera Lamed inizia la parola lev, cuore, che è sede della coscienza che guida i rapporti con tutte le realtà create.

Primariamente, lev presiede ai rapporti con gli esseri umani, cui vite, dicono i maestri rabbini, devono impararare a fondersi, poichè è proprio attraverso le relazioni, evolvendo il nostro relazionarci, che si raggiunge il nostro comportamento sapiente. Senza il perfezionamento delle relazioni, non si raggiunge la maturazione spirituale.

L’insegnamento che viene dal cuore arricchisce la saggezza del proprio cuore, così che ogni interazione, a sua volat, può accrescere tale saggezza.

I rapporti possono essere sintetizzati nelle azioni di parlare e ascoltare. Ascoltare è il comandamento per eccellenza di Israele: Scemà Israel, Ascolta Israele. Chi non è in grado di ascoltare, non potrà mai sapere. Ascoltare è accogliere totalmente l’altro se stesso.

Parlare invece significa consegnarci all’altro, è la consegna di sé per diventare l’altro, fuori da sé stesso.

Consegnarci e accogliere sono le due azioni che manifestano l’Amore., che è unione e totalità. Si dice dunque che l’amore genera amore perché il consegnarci implica essere accolti, e accettare l’altro in sé. In questo modo si diviene un tutt’uno.

Tale è anche l’Amore nella realtà nuziale, erotica, che diventa l’esperienza della reciprocità di un’azione. Da qui nasce l’idea dell’amore inteso come donazione reciproca, che nasce dall’accoglienza reciproca, che nasce dall’ascolto reciproco[8]

La “Matta” è uscita?

Barbella 9

Illustr. 9: La comparsa del jolly, così potrebbe essere imaginato il Vitriol.

 

C’è un evento inaspettato, non previsto dalle teorie, che ribalta tutte le nostre credenze: la comparsa della matta, il ‘jolly’.

Così puo essere immaginato il Vitriol in alchimia.

La matta è un imprevisto, una carta che può cambiare tutta la dinamica del gioco, ribaltare le sorti, e penso che in tanti si siano chiesti cosa possa essere questo evento così imprevedibile in Alchimia.

Molte storie ad un tratto vanno incontro a eventi a volte catastrofici causati da fatti imprevisti come questo annunciato a tinte fosche con un beffardo ‘yolly’, la “Matta“.

«Come fisico e teologo – dice il dott. Gian Piero Abbate – ho sempre sostenuto che non c’è differenza tra spirito e materia e che di conseguenza ogni cambiamento, personale o globale, debba trovare riscontro in eventi fisici, misurabili. D’altra parte questi coinvolgono tutte le componenti di ciò che esiste: materia, antimateria e materia oscura, anche se abbiamo studiato molto solo la prima e ben poco le altre.

Ora c’è un evento inaspettato, non previsto dalle teorie, che ribalta tutte le nostre credenze: la comparsa dell’antimateria, in modo massiccio e crescente, sulla Terra. Abbiamo speso ingenti capitali per produrre dell’antimateria in laboratorio, anche per dimostrare la sua esistenza. Ovviamente, ma non era così ovvio in principio, ogni volta che abbiamo prodotto una particella di antimateria, questa si è annichilita con la sua omologa, producendo quanto previsto. Ma la materia è composta di 12 particelle elementari, e ulteriori 12 antiparticelle costituiscono l’antimateria. Quindi l’antimateria che sta crescendo in totale convivenza con la materia non si annichilisce, perché questo evento avviene solo se le due combinazioni di 12 parti sono identiche, il che statisticamente può accadere, ma è molto raro e irrilevante. Quindi materia e antimateria convivono pacificamente.

Questa improvvisa comparsa e crescita dell’antimateria sulla Terra riguarda ogni corpo fisico esistente, e quindi anche il nostro corpo.

Un elemento importante da considerare, è che per l’antimateria il tempo scorre in direzione opposta al nostro. Questo concetto è certamente difficile da capire per la nostra mente, abituata a un tempo lineare che scorre solo in un verso. E io non ho parole adeguate per esprimere un concetto che è al di fuori della nostra esperienza, ma è come se l’antimateria venisse dal futuro e andasse verso il passato. […][9].

E qui si esaurisce il tema proposto con l’articolo del dott. Gian Piero Abbate potendo già iniziare a dare una risposta alla sua idea di poter intravedere la “Matta” in questione, e così giungere per esaustione a scongiurare le mosse eventualmente catastrofiche. Ma non senza e verso la fine, un imprevedebile evento in cui la “Matta” ha fatto capolino dandogli la lezione di vita, come già detto.

Ma Gian Piero Abbate, da rinomato scienziato, per quanto gli è sembrato di opporvisi, ha dato retta al 5% della sua mente ritenuta razionale. Anche se a tal uopo non ha mancato di esaminare la cosa in tal senso, infatti ha detto fra l’altro:

«Però potrebbe essere un frutto di quel 5% della nostra mente, che ci condiziona: se non elimineremo questo preconcetto, alla fine ci sarà la grande tribolazione, perché l’avremo creata noi, avendo trasformato questa idea in un pensiero fisso. Attiviamo il restante 95%, anzi, seguiamo quello che la materia bianca già ci rende disponibile ogni giorno. Accogliamo nel giusto modo l’antimateria e i regali che comporta, anche nel corpo fisico.».[10]

 

[1]  https://initalia.virgilio.it/storia-pettirosso-morto-italia-2000-km-97558

[2]  https://it.wikipedia.org/wiki/Vitriol

[3]  https://lunadinverno.it/cabala-lamed/

[4]  Ibidem 3

[5]  Ibidem 3

[6] Ibidem 3

[7] Ibidem 3

[8] Ibidem 3

[9]   https://www.fisicaquantistica.it/fisica-quantistica/la-matta-e-uscita

[10]  Ibidem 9

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui