
di Antonello Scarlatella
Ancora aumenti del tasso di sconto da parte della BCE. Chissà perché torna alla memoria la problematica della Grecia e i suoi esiti drammatici.
Ieri è stata pubblicata la previsione del debito pubblico, che arriverà a 3300 miliardi di euro entro il 2025. Nonostante che il debito pubblico sia leggermente in calo nel 2022, di oltre 4.7%. Questo non può certamente farci stare tranquilli, soprattutto a causa dei tassi attuali che non possono che incrementare il debito riguardante il 2023, che purtoppo aumenterà e non poco.
Il che è ovvio, anche a causa dalla correlata crescita degli interessi sul debito pubblico, che si attestano per il 2023/2022 al 4% del Pil, rispetto al 3,6 rilevato nel 2021, con un incremento del 17%.
Con valori destinati ad aumentare proprio per effetto del rialzo dei tassi deciso dalla BCE, da cui discende l’aumento della forbice tra BTP e Bund tedeschi, attualmente è tra i più elevati d’Europa e molto vicino a quello riferito ai titoli greci.
Sperando di sbagliare non può escludersi una criticità che potrebbe colpire il nostro Paese. Criticità dalla quale potrebbe discendere un vero e proprio aumento dell’austerita’, con il correlato increemnto dei soggetti che riducono le proprie capacità reddituali, al di sotto della soglia di povertàdella povertà.
Va assolutamente evitato che si creino le condizioni che hanno portato alla cennata crisi greca – che fino all’ultimo momento veniva smentita dalle autorità – a cominciare da una azione del governo attenta e rigorosa.
Il sistema bancario europeo potrebbe trovarsi si fronte ad una accresciuta rischiosità, che certamente l’aumento dei tassi “aiuta”, che potrebbe far attivare il programma ELA (Emergency Liquidity Assistance), operazioni straordinarie di Liquidità.
La cosa più importante è la difesa degli asset del nostro Paese.





