Home Opinioni I FERROVIERI IN SCIOPERO, DICIAMO BENE PERCHE’

I FERROVIERI IN SCIOPERO, DICIAMO BENE PERCHE’

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di Max Del Papa^

Ma che bellafurbata lo sciopero sindacale dei ferrovieri dopo l’accoltellamento di un controllore: sciopero contro chi, esattamente? “Basta, non si può andare avanti così”. Così come? “Chiediamo maggiore sicurezza”. Da chi? Ma siccome sono sindacati, sono di sinistra, non possono mettersi contro il partito, non possono dire le cose come stanno: ad accoltellare un povero cristo di controllore è stato un egiziano sostenuto da una amica italiana ma della stessa origine.

I sacri migranti, i “nuova generazione” che meno si integrano e più ce ne vogliono. I sindacati non possono dire che, mentre un giudice blocca i rimpatri in Egitto, un egiziano quasi ammazza uno che gli ha chiesto il biglietto e se ne omette, fin che si può, l’origine così come il fatto, paradossale, per cui l’Egitto non è un Paese sicuro per noialtri che ci teniamo i suoi fuorusciti i quali ci sbudellano.

Che capolavoro! I sindacati fanno pagare al cittadino la loro impotenza o connivenza, non possono mettersi contro il partito, che di balordi d’importazione ne pretende sempre di più e non specifica se come clienti, come schiavi o come prossimi iscritti, e non possono mettersi contro il presidente che predica la bellezza dell’accoglienza irragionevole e poi, quando una di queste mine vaganti infierisce, fa finta di niente. Far finta di niente, ecco la nuova religione.

Su tutto si fa finta di niente, tutti fanno finta di niente, poi, al fatto compiuto, si dice: va beh, è andata così, datevi pace. E che lo faccia l’esperto da bar, passi, che lo faccia il politico fellone passi, ma se lo fanno i livelli più alti la faccenda cambia, diventa grottesca. Contro chi scioperano i sindacati, il personale dei treni, magari l’azienda stessa?

Contro un sistema saltato, non più in grado di funzionare e men che meno di tutelarsi. Ma non si può dire. Mi sono provato a raccontare come si viaggia sui treni italiani, il pericolo che riguarda anche chi ci lavora e ho ricevuto rappresaglie, l’azienda pretendeva di riscrivere i miei pezzi, chiedeva la mia testa. Ma quello che raccontavo era la verità, era la realtà vista con gli occhi.

Bande di mocciosi di ogni colore che fanno letteralmente quello che vogliono, devastano, taglieggiano, i piedi dappertutto, pericolosi e aggressivi. Una delle ultime volte c’era un nero, erculeo, palandrana e piedoni fuori dalle ciabatte, ha rotto i coglioni al telefono per tutto il viaggio, quando una passeggera disperata ha provato, timidamente, a chiedergli di abbassare almeno il tono, per poco quello non la pesta, l’ha aggredita urlando come un ossesso, facendo il furbo: “Tu mi tratta così perché io africano ma io faccio quello che vuole”. Poi è tornato a sedersi, si guardava intorno e rideva, al telefono raccontava la sua prodezza da impunito.

Sarà stato un caso ma di controllori non ho visto l’ombra durante un viaggio di 5 ore. Ma non mi sogno di farne una colpa a nessuno: io per primo non mi azzarderei, oltretutto se uno cerca di far rispettare la regola si sente accusare di razzismo e crudeltà. Sui treni, come ovunque, si tira a campare, sperando di campare, sperando tocchi a un altro. Ci sono stazioni, non solo Milano Centrale, Porta Genova o Garibaldi, non solo Roma Termini o Tiburtina, dove se ti avventuri non sai se ne esci: provate a Padova, a Cesena. E il problema è sempre lo stesso: l’immigrazione incontrollata, fuorilegge e fuori controllo che piace tanto a Bergoglio, Schlein, Bonelli e Fratoianni che se possono li candidano.

I sindacati dicono “non si può morire per aver fatto il proprio lavoro”, ma dovrebbero specificare a causa di chi. Solo che non possono, ci girano intorno come l’informazione che fin che può omette, distorce, pratica la rimozione forzata su tutto. Della dodicenne che ha accoltellato un coetaneo il tg1 ha detto che “è colpa dell’adolescenza che si affaccia”, diagnosi fra il poetico e il demenziale. E tutti si chiedono, come Lenin: che fare? “Dobbiamo cercare di capire” ripetono insegnanti, preti, esperti, di cosa non si capisce, e perfino i genitori, ma da capire cosa c’è?

Se mai cercare di non capire, di girarci intorno, perché da capire c’è una cosa semplicissima e chiarissima: occorre punire e punire duro, altrimenti uno che ammazza “per sapere che cosa si prova”, “perché voglio fare il rapper”, “perché non lo so perché” continuerà a credere di vivere nel Paese dei Balocchi. Io capisco il personale dei treni che è terrorizzato e inerme, capisco i sindacati che si costringono all’omertà politica, però una cosa è certa ed è proprio quella che predicano loro nel trionfo della retorica esorcistica: così non si può andare avanti.

O si dice, si ammette che l’immigrazione è fuori controllo e come tale sostenuta da giudici, politici, istituzioni somme, tollerata dalla plebe, ignorata dai ricchi; o si prende atto, senza più nascondersi, senza falso sconcerto, che questa immigrazione fuori controllo ha preso il controllo e che non è più tempo di domande sterili ma di risposte serie, all’occorrenza drastiche, o tutti gli scioperi del mondo non salveranno uno solo dei poveri cristi costretti a rischiare la vita ogni volta che salgono su un treno. Personale o viaggiatori che siano.

* https://ilfarodimaxdelpapa.altervista.org/lo-sciopero-sbiancato-dei-ferrovieri/

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