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ELEZIONI USA, OGGI SI FA LA STORIA

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di Antonello Tomanelli
 
Chi la spunterà è difficile dirlo, lo sapremo probabilmente in giornata, anche se gli umori percepiti negli USA sembrerebbero far propendere per Donald Trump, sondaggi ballerini a parte.
Buona parte degli americani si è legata al dito le centinaia di miliardi di dollari sperperati per cercare di arginare un esercito russo che combatte con le pale. E mentre Trump fa chiaramente capire di non volerne più sapere dell’Ucraina, Kamala Harris vuole guidarne la riscossa, il che significa maggiori spese, ma soprattutto terza guerra mondiale, se si considera che in questo caso come controparte vi è un soggetto con cui è pericolosissimo scherzare.
Dalle loro patrizie dimore, edificate su spiagge paradisiache di isole private, lontane anni luce dalle unità immobiliari in cui ogni sera gli americani si addormentano sperando in un futuro migliore, le miliardarie star di Hollywood e i giganti della Silicon Valley annunciano il loro endorsement per Kamala Harris. Sembra di rivivere la campagna elettorale del 2016, quando Trump si impose in perfetta solitudine su una Hillary Clinton sponsorizzata persino dagli dei.
Del resto, agli americani quali garanzie potrebbe offrire una come Kamala Harris, oltre a porsi come procuratrice delle anime nere del capitalismo woke, dove le classi sociali sono destinate ad essere gradualmente rimpiazzate dalle classi di genere, e privilegiato chi nel curriculum indicherà il proprio essere non binario? Per quale motivo gli americani dovrebbero apprezzare l’inclusività di Kamala, che finirebbe per favorire soltanto gli otto mila migranti che ogni giorno passano clandestinamente il confine con il Messico?
Per non parlare di quegli atleti che sognando di vincere facile, eleggono il genere femminile surclassando le donne biologiche in ogni disciplina, anche a costo di fare loro del male.
Ma la grande incognita di queste elezioni è rappresentata dal voto per corrispondenza, ormai largamente maggioritario negli USA. Decine di milioni di schede depositate in quelle drop box disseminate lungo le strade, spesso vandalizzate, riempite da non si sa bene da chi e in spregio a quegli elementari principi di democrazia che esigono che il voto sia personale, libero e segreto.
Valori irrinunciabili, che possono essere garantiti soltanto all’interno di una cabina elettorale, dove ogni accesso è controllato dagli scrutatori, con la non trascurabile eccezione di quei 14 stati in cui all’elettore che si reca a votare non si chiede nemmeno un documento di identità.
Intanto la Guardia Nazionale è in stato di allerta, con lo spauracchio rappresentato dalle 400 milioni di armi custodite nelle case, pronte per essere usate qualora la sensazione di brogli diventi così netta da vanificare il sogno americano.
Oggi si fa la Storia.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Luca Bagatin

Garibaldi diceva “Qui di fa la Storia o si muore”. Nel caso specifico gli USA, chiunque sarà eletto, farà morire altri ?
 
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