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MASSONERIA, AVEVA RAGIONE BENEDETTO CROCE?

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“Coenobium bononiensis”

Come dar torto al filosofo abruzzese vista la continua litigiosità che la Massoneria ha mostrato sin dal suo nascere? Ne è testimone Théodore Henri de Tschoudy nel suo “Etoile flamboyante” che risale al 1753, appena trentanni dopo le Costituzioni della Gran Loggia, edite da Anderson.

Ma vedamo quanto è accaduto al riguardo nell’Italia massonica e la sua certo non brillante situazione attuale.

In 219  anni dalla  creazione della prima associazione massonica le divisioni si sono susseguite in un perenne dibattito sulle origini e sulle discendenze, ma la prima dirompente scissione del 1908 fu l’inizio di una continua tendenza a separazioni ed ondivaghe transumanze di associati. Nel dopoguerra ci fu la frattura di Ghinazzi/ Ceccherini, che originò le varie Serenissime e la Gran Loggia d’Italia di Palazzo Vitelleschi, cui successe, fra altre ancora, quella di Bruni segnatamente riguardante il RSAA (rito scozzese), poi quella di Di Bernardo, poi ancora la frattura tra Binni ed il suo Supremo Consiglio, fino ad arrivare ad oggi, allorché potrebbe profilarsi una fuoriuscita dal Grande Oriente d’Italia.

Senza essere storici e ancor meno entrare nelle specifiche interminabili e talvolta arroganti diatribe su discendenze e titolarità, sarebbe meglio  studiare i rituali e le correlate implicazioni sociologiche, etiche, antropologiche e soprattutto  esoteriche, che derivano dalle indicazioni contenute nelle loro pagine, nei catechismi, nelle invocazioni e  nei giuramenti, ovviamente intesi nell’arcaico senso sacrale.

I rituali ci dicono che il Maestro Massone si erge orgogliosamente “libero dalle passioni ed in possesso dell’Arte”, le cronache ci parlano di cause civili, di “furbate” elettorali, di minacce, facendoci riflettere sul fatto che l’appartenenza alla massoneria riguarda ben altro, non certamente conflitti che non dovrebbere neppure essere concepibili.

Sentiamo le voci di massoni e massonologi univocamente elevate a reclamare una moderazione, che peraltro nei rituali sono espresse simbolicamente mediante i vari strumenti e simboli: c’è da chiedersi dove sono quei maestri “in possesso dell’Arte”?

E quale “Arte muratoria” spinge ad  azioni di arrogante, orgogliosa presunzione nel dividere Logge e Fratelli in partiti pregbi di faziosità?

Quale liquore miracolistico ha tolto dalla memoria dei capi il giuramento fatto al momento della loro iniziazione?  “se in questo luogo vi fosse una persona, a voi contraria per partito politico o altro motivo, siete disposto ad abbracciarla sapendo che  la stessa ha votato la vostra ammissione?” Come universalmente viene rammentato a ogni massone quando viene iniziato in qualsiasi loggia del mondo, qualunque sia la sua lingua, la sua nazionalità e il suo credo.

Perchè allora la massoneria è “buona per piccoli bottegai”? Forse il  Croce voleva indicare quella categoria piccolo borghese che spesso abbisogna di orpelli e titoli per sentirsi “diversa dall’ordinario”?

Leggendo gli statuti associativi di quasi tutte le associazioni massoniche si rilevano nell’oggetto sociale termini come “iniziatico”,“cavalleresco” con finalità di “miglioramento di se stessi e della società”, dove le varie gradualità iniziatiche sono soggette a speciali iter valutativi e relative contribuzioni per essere concesse.

Se queste diciture e l’iter sono esatti allora si tratta di prestazione d’opera contro retribuzione e quindi il termine “bottega” parrebbe congruo; in questo caso i…”maestri” a capo delle associazioni devono rispondere solo ai loro associati sulla qualità delle prestazioni:  perché ricorrere al magistrato ordinario?

Trecento e passa anni di vita sociale non hanno sminuito i valori contenuti nella tradizione e rimandatici dai rituali usati dalle massonerie nel mondo e non saranno certo le diatribe giuridiche a sminuirne i valori, visto che sono attualissimi e comprovati dalle miriadi di esperti  esoteristi e lettori di alte simbologie misteriose che cercano di rispondere al desiderio di conoscenze ancora vivo nella società civile.

Allora perché questa dicotomia tra dettato iniziatico, oggetto dell’attività Massonica e comportamenti assai poco virtuosi nella gestione degli affarigestionqli e  amministrativi della comunità?

Cosa impedisce ad illustri “illuminati” eletti al vertice di associazioni dichiaratamente “iniziatiche” di sedere intorno alla tavola di Artù, lasciando alla porta i tanto deprecati metalli e  dedicarsi alla cura dell’Istituzione che ciascuno di loro ha legittima facoltà di rappresentare secondo le leggi dello Stato?

 Se nelle singole Logge e nei piccoli gruppi legittimamente associati, chiusi nella consapevolezza di gestire uno scrigno di preziose indicazioni sulle verità del vivere per l’uomo, sono conservati e perpetuati i valori iniziatici perché nell’Associazione di Logge non se ne rafforza la valenza?

Se nelle singole Logge e nei piccoli gruppi legittimamente associati, chiusi nella consapevolezza di gestire uno scrigno di preziose indicazioni sulle verità del vivere per l’uomo, sono conservati e perpetuati i valori iniziatici perché nell’Associazione di Logge non se ne rafforza la valenza?

Avremo forse  un rifiorire di Logge Sovrane (dette di san Giovanni) col ritorno a quella sodale unione di “cittadini liberi e di buoni costumi” dediti al miglioramento reciproco della loro condizione umana attraverso la presa di coscienza di sé?

Se i quadri dirigenti delle Associazioni continueranno a vivere nelle loro bolle egoiche, circondati dai fedelissimi scudieri ed acclamati dal coretto dei “clientes” eludendo gli obblighi verso i Soci e le Logge di appartenenza, probabilmente sarà così.

 

 

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  • Redazione

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