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ASESINOS E CONEJO

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Asesinos e conejo, assassini, coniglio, sono le due parole che descrivono il clima che sta vivendo la Spagna, così come esce dai teleschermi delle televisioni locali che affrontano la tragedia di Valencia.

Dalle immagini, che parlano più dei commenti, il re Felipe e la regina Letizia escono come giganti in confronto al “conejo” (queste le invettiva lanciate nei suoi confronti), il socialista Pedro Sanchez, il quale ha aspettato più di tre giorni a inviare l’esercito, perché il presidente della regione non lo ha chiesto.

Le immagino sono crude. Il re e la regina, con Pedro Sanchez, arrivano nei pressi di Valencia per una visita di solidarietà alla gente che sta vivendo una tragedia immane.

Le immagini del disastro sono impressionanti, soprattutto nel loro continuo essere riproposte dalle televisioni come un mantra, al quale da ieri si è sostituito l’altro mantra: le grida contro il re e Sanchez, i sassi e le uova lanciate contro il sovrano, il fango che viene lanciato come insulto all’incapacità di uno Stato preda di ideologie folli e di incapacità accertate.

C’è però una differenza essenziale, fondamentale, dirimente: Felipe e Letizia, il re e la regina, affrontano la folla, dialogano, abbracciano, si immergono in una realtà dolente, non hanno paura degli insulti. El rey pide calma. Il re chiede calma. El rey escucha el pueblo. Il re ascolta il popolo. El erey pide perdon. Il re chiede perdono.

Dove sta nel frattempo il socialista Pedro Sanchez, mandato a quel paese da una folla inferocita che gli affibbia l’epiteto di conejo e si scaraventa sull’auto di servizio che lo porta via di corsa?

Pedro si è sfilato. Se ne è andato coperto dalla scorta, lasciano il rey e la consorte a fare i conti con la folla, ad abbracciare, a piangere insieme, come ha fatto la regina Letizia, anche a sopportare il lancio del fango e degli insulti.

C’è chi ha la schiena dritta e chi è un mollusco. La differenza si vede nelle tragedie.

Se il socialista Pedro Sanchez, che ha aspettato più di tre giorni a mandare l’esercito, avesse un minimo di dignità, si dimetterebbe.

Asesinos, conejo, non sono epiteti che si digeriscono facilmente, a meno che non si abbia lo stomaco del potere.

E forse qui, sta la questione di fondo di un mondo socialista che, dopo aver perso il contatto con le sue radici e con la realtà, ha perso anche la dignità.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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