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LIGURIA: UN ELETTORATO POLARIZZATO DOVE VINCE IL CARISMA

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di Adolfo Tasinato

Le elezioni regionali in Liguria hanno visto la vittoria del centrodestra, con Marco Bucci eletto Presidente della Regione, sostenuto da una coalizione solida e coesa. Tuttavia, i dati sui flussi di voto e le preferenze per fascia d’età rivelano un panorama politico complesso e polarizzato, che offre spunti interessanti su come l’elettorato ligure abbia percepito i candidati e su come si sia diviso tra ideologie e preferenze personali.

Cominciamo col dire che a livello di notorietà tra i potenziali elettori Marco Bucci era in vantaggio abbastanza netto su Andrea Orlando, che pur avendo ricoperto più volte la carica di Ministro era meno conosciuto del Sindaco di Genova. Essere conosciuti ovviamente non significa automaticamente essere scelti ma se non si è conosciuti di sicuro il voto non lo si ottiene.

Una delle questioni centrali che ha animato il dibattito è la percezione del cosiddetto “caso Toti”. Gli elettori di Andrea Orlando, esponente de centrosinistra, mostrano una forte severità verso questo tema: il 75% considera il fatto grave, riflettendo una maggiore attenzione verso giustizia e trasparenza. Al contrario, tra gli elettori di Bucci emerge uno scetticismo marcato, con un terzo che interpreta la vicenda come una azione esagerata della magistratura e un altro 36% convinto che si tratti di un vero e proprio attacco politico al centrodestra. Questo scontro ideologico evidenzia una polarizzazione: da una parte la sinistra più rigorosa sul piano etico, dall’altra un centrodestra che tende a difendere Bucci e la sua coalizione.

Il supporto verso Bucci e Orlando rivela un altro aspetto significativo della politica regionale: Bucci sembra attrarre consensi non solo per l’appartenenza politica, ma anche per la sua leadership e personalità. Il suo consenso va oltre i confini ideologici del centrodestra e conquista anche il centro moderato, con il 59% di sostegno tra gli elettori non schierati su scelte partitiche rigide. Orlando, invece, rappresenta un punto di riferimento più tipicamente progressista, raccogliendo la maggior parte dei consensi dal PD, ma faticando a unificare completamente il campo a sinistra, specialmente tra gli elettori del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra.

Un dato cruciale emerso è l’alto tasso di astensione, specialmente tra coloro che si sentono poco rappresentati da entrambi i candidati principali. Tra gli elettori del M5S e dei partiti minori, l’astensione è molto marcata, segno di una disillusione politica che evidenzia una distanza crescente tra parte dell’elettorato e le principali forze in campo. Questo fenomeno è accentuato tra i giovani e gli over 64, dove l’astensione raggiunge livelli elevati suggerendo una disaffezione intergenerazionale che taglia trasversalmente l’elettorato.

L’analisi per età mostra un quadro variegato: Bucci domina nelle fasce centrali, dai 25 ai 54 anni, conquistando il 52% nella fascia 25-34 e il 53% tra i 45-54enni. Orlando ottiene invece maggiori consensi tra i giovani (18-24 anni, con il 51%) e tra la fascia 35-44 anni (59%). Tuttavia, il peso del voto giovanile risulta limitato dall’elevata astensione, soprattutto tra i 18 e i 24 anni. Questo lascia intuire che, mentre Orlando è popolare tra i giovani, Bucci raccoglie il supporto elettorale più stabile e partecipativo delle fasce d’età centrali e più anziane.

Le elezioni in Liguria confermano una polarizzazione netta tra i sostenitori dei due candidati principali, con Bucci che riesce a imporsi non solo per il consenso del blocco di centrodestra, ma anche per la capacità di attrarre voti dai moderati. Dall’altro lato, Orlando si caratterizza come il candidato di una sinistra etica e critica, che però fatica a rompere il muro di una partecipazione elettorale fiacca e una frammentazione interna.

La crescente astensione, specialmente nelle fasce estreme d’età e tra i non schierati, rappresenta una sfida per il futuro della politica ligure e italiana in generale: i cittadini più distanti rischiano di non sentirsi rappresentati, mentre le due coalizioni continuano a contendersi una base elettorale sempre più polarizzata. Questo dovrebbe essere un tema importante per i partiti politici italiani che vogliono rafforzare la propria capacità di azione anche per evitare nuove avventure basate sull’antipolitica di facciata.

C’è infine da dire che l’atteggiamento della coalizione uscita perdente dalla tornata elettorale ligure non lascia ben sperare i suoi sostenitori, invece di ammettere certe colpe si sono giustificati dicendo che in realtà ha visto l’astensionismo. Voglio ricordare a tali strateghi che alle elezioni del 2014 in Emilia Romagna, quando vinse Bonaccini del centrosinistra, a votare andarono ancora meno persone che in Liguria, il 37,7% degli elettori. A quei tempi parlarono di grande vittoria, oggi che hanno perso, è invece emergenza democratica!

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  • Redazione

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