Home Opinioni LE VITE DEGLI ALTRI E I “PATACCARI”

LE VITE DEGLI ALTRI E I “PATACCARI”

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di Savino Di Scanno

Un film complesso, a tratti claustrofobico, “Le vite degli altri” di Florian Von Donlersmarck, uscito nel 2006 e premiato nel 2007 con l’ Oscar per il miglior film straniero, narra la storia del capitano della STASI (si ricorda ai cultori di Topolino e Paperino trattasi del potentissimo servizio segreto della DDR che ebbe come capo un certo Misha Wolf), Gerd Wiesler, nella Berlino dell’Est nel 1984 ed a seguire le vicende umane e personali dopo la Caduta del Muro.
La STASI controllava tutto e tutti, dagli asili ai cimiteri, passando da giornali, ministeri, e ogni luogo ed istituzione. Il fine era un fine politico repressivo di ogni forma di opposizione alla DDR, Repubblica Democratica Tedesca satellite dell’URSS, come la STASI lo era del KGB.
Breve parentesi. Chissà perché ma dove si trova la parola “democratico/a” qualcosa non funziona tipo da noi il rapporto PD e la ANM, negli USA il PD ed organi federali, ma saranno coincidenze.
Malgrado il riferimento letterario non vi può essere paragone con le “Spie al risotto alla milanese” riferendoci ad Equilize od alla “Cacio e Pepe” romana della Squadra Fiore.
Trattasi di personaggi, dalla lettura giornalistica, conosciutissimi. Via Pattari, a Milano, si trova alle spalle del Duomo, nell’area a più alta densità di forze dell’ordine della Lombardia. La Squadra Fiore aveva un ufficio a Roma in Piazza Bologna, con vista Comando Generale della Guardia di Finanza.
Ma da noi non trattasi di “controllo politico” come in Parlamento temono, ma solo di una questione di “vile denaro”. Si perché questi “vili” in dispregio dei giuramenti fatti alla Bandiera si sono venduti tutto il possibile con accessi a tutte le banche dati nazionali.
In questi giorni le cronache scrivono di “chi conosce chi” con smentite e conferme. Si legge che autorevoli Autorità, di quelle veramente importanti responsabili di tutte le politiche di reclutamento nelle amministrazioni dedicate, dedicate a tutti i raccomandati/e italiani/e, su quotidiani finanziari dichiarino che il “personale ” per essere motivato deve essere pagato di più.
Non si aggiunge altro. Si auspica che su questa vicenda, l’ ennesima da ascrivere ai capitoli dedicati “tra Caporetto e l’8 settembre”, cada il disprezzo della indifferenza, del silenzio, della vergogna immeritevole anche di uno sguardo.
Tanto come al solito non cambierà niente, in questo disgraziato Paese.

Autore

  • Redazione

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